venerdì 25 gennaio 2013

Comunicato Greenpeace

ROMA, 22 gennaio 2012 - L’ipocrisia dei governi nazionali sui più grandi progetti energetici del pianeta alimenta il cambiamento climatico e i suoi effetti distruttivi. Questa la denuncia di Greenpeace con la pubblicazione del rapporto "Point of no return", con il quale l’associazione ambientalista illustra i pericoli causati dai maggiori progetti di sfruttamento delle fonti fossili a livello globale.
Dall’enorme espansione delle estrazioni di carbone in Australia, Cina, Stati Uniti e Indonesia alle nuove frontiere dell’estrazione petrolifera nell’Artico e in Brasile, allo sfruttamento delle tar sands in Canada, fino ai nuovi progetti di sfruttamento del gas nel Mar Caspio e negli Stati Uniti: 14 progetti che, se realizzati, equivarrebbero quasi certamente alla sconfitta nella lotta ai cambiamenti climatici.
"Questi ‘mega progetti di cambiamento climatico’ sono il risultato diretto dell’ipocrisia di alcuni governi. Sostengono di voler prevenire il cambiamento climatico ma continuano vergognosamente a promuovere progetti che porteranno inesorabilmente al caos climatico e a devastazioni su larga scala" afferma Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International.
Le analisi dell’istituto Ecofys condotte per Greenpeace mostrano come la realizzazione di questi 14 progetti porterebbe, nel 2020, a un aumento annuale di emissioni di CO2 di 6.34 miliardi di tonnellate.
Una quantità di gas serra superiore a quella emessa annualmente dagli Stati Uniti. Intanto la IEA (International Energy Agency) ricorda come il livello di emissioni di CO2 abbia già raggiunto il livello record di 31,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica emesse annualmente.
Anche il WEF (World Economic Forum), nel suo rapporto "Global Risks 2013" preparato per il meeting di Davos, avverte che si sta procedendo verso un aumento delle temperature medie del pianeta compreso tra i
3,6 e i 4 gradi centigradi, fino ad arrivare nella peggiore delle ipotesi a un incremento di 6 gradi. Ben oltre i limiti (2 gradi) definiti dalla comunità scientifica come soglia da non oltrepassare per scongiurare il caos climatico.
Il rapporto dell’Ecofys mostra come si potrebbero evitare gli impatti più severi del cambiamento climatico se i 14 progetti analizzati fossero cancellati e se le attuali emissioni di CO2 divenissero un picco, oltre il quale abbattere del 5 per cento annualmente le emissioni.
I grandi progetti energetici che minacciano il clima riguardano direttamente l’Italia.
Il nostro è il secondo Paese al mondo per importazioni energetiche:
importiamo più di 1 milione di barili di petrolio al giorno, per una spesa annua di oltre 41 miliardi di euro; 70 miliardi di metri cubi l’anno di gas e 19 milioni di tonnellate di carbone.
"Contribuiamo più che attivamente al cambiamento climatico e a risentirne sono anche le nostre finanze - ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. - Potremmo cambiare rotta, andando verso l’indipendenza energetica con le fonti rinnovabili e l’efficienza. Ma chi si candida oggi a governare il Paese ci ha già fatto capire che continueremo sulla strada della distruzione del clima e del deficit commerciale. 45 mila cittadini insieme a Greenpeace, attraverso la campagna iononvivoto.org, stanno dicendo ‘no’ a questa prospettiva".
Leggi il rapporto (in inglese) "Point of no return":

http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Come-distruggere-il-clima-in-14-mosse/

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