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domenica 2 giugno 2019
Richard Carapaz vince il Giro d'Italia 2019
Richard Carapaz, ecuadoriano, latinoamericano, el rey del Giro d'Italia 2019. La sua prima bicicletta fu trovata dal padre nella spazzatura. Da quel giorno ha pedalato, ha scalato, ha vinto. E ora è entrato nell'albo d'oro dei grandi, aggiudicandosi il Giro d'Italia 2019 a Verona. A proposito, lo so che è una battaglia persa: la parola 'ecuadoreño' non esiste in nessuna lingua di questo pianeta, tanto lo so che domani qualcuno lo metterà finanche nei titoli. Ciclisti latinoamericani, invadete il vecchio ciclismo europeo con la vostra tenacia! E Chad Haga, vincitore di tappa, quasi ammazzato da un'automobile. Martoriato, dato peer spacciato come agonista, è tornto a vincere. L'ombra del male sullo sport di questi atleti generosi, che lottano ogni giorno contro la fatica.
mercoledì 24 aprile 2019
Che mi metto stasera?
Cari sorelle e fratelli, siamo entrati in qualche modo nel periodo di quaresima Ciemmonica. Attraverso le festività del 25 aprile e del 1° maggio, le prime pedalate lunghe, abbronzature e forse persino i primi bagni al mare, questo periodo di preparazione e risveglio culmina nelle tre giornate di celebrazione della Ciemmona. Ciclisti paesani (i migliori), sportivi, urbani, ecc. si raccolgono in assemblee gremite per pedalare insieme. Periodo di allenamenti, certo, ma anche di feste e bisbocce.
Quando sei a casa da solo e afferri il telecomando per fare una telefonata, ossia ti osservi mentre compi un errore tecnologicamente marchiano, in cui prevale l'analogia sulla logica assiomatica, capisci che è giunto il momento di una bella pedalata notturna, nel silenzio misterioso, andando a caso o con precise tappe obbligate. In questo contesto di Liberazione, c'è una domanda fondamentale che devi farti. "Chemmemetto stasera?". Cioè, che me metto sotto al culo per farmi vedere, senza contare troppo su questo aspetto nei miei movimenti furtivi ma armoniosi, tra auto in sosta, incroci e buche nella notte romana e auto in movimento, ora che la gente guida guardando Facebook? La scelta nel mio lab è varia, anche per un paio di luci trovate in terra pedalando. Comunque, per la cronaca, preferisco le luci con batterie AAA o AA, ovviamente ricaricabili. Quindi, care sorelle e fratelli, mettete una luce rossa sotto la sella, un'altra davanti sul manubrio o sul casco. E pedalate accorti nelle notti romane, quando gli altri dormono, i semafori sono luci gialle intermittenti e persino le fontanelle fanno rumore.
giovedì 14 febbraio 2019
RIP Opportunity (2004-2019)
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| Una spettacolare immagine della sonda che proietta la sua ombra sulla superficie di Marte, di gran lunga il pianeta del sistema solare che più amiamo |
Dopo 15 anni di servizio su Marte e 5000 cicli di ricarica, la sonda Opportunity della Nasa ha terminato il suo ciclo vitale. Curiosity è ancora in azione, ma tutto fa pensare che nei prossimi anni il mondo delle sonde planetarie cambierà con l'arrivo di nuove macchine cinesi e indiane. Se mai mi trovassi a passare su Marte, qualche pezzo di Opportunity lo prenderei.
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| Opportunity su Marte in una ricostruzione artistica |
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| Tanta strada ha percorso la sonda sul pianeta rosso |
Theo Jansen a Milano
Sculture, leggerissime, mosse dal vento, spinte dall'uomo, in dialogo costante con le forze della Natura. Le opere dell'artista olandese Theo Jansen (1948) sono in mostra dal 20 febbraio a Milano, al Museo della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci", in un clima assolutamente leonardesco. Strandbeest - letteralmente 'animali da spiaggia' -, sculture mobili, zoomorfe o quasi, che vengono spostate dal vento. Certo, Leonardo usava il legno e Jansen, almeno negli anni Novanta, quando iniziò a produrli, il PVC. Perché, ovviamente, Jansen deve essersi studiato bene certe macchine del genio di Vinci, questo è evidente. Certo vedere la plastica su una spiaggia vicino al mare fa subito scattare associazioni non entusiastiche, specie in clima di riduzione dei consumi dell'usa e getta e potremmo anche vagheggiare una versione 2.0 dei Strandbeest. D'altra parte, è pur vero che la plastica è un materiale straordinario, che non va assolutamente gettato e, per lo scopo che si propone l'artista, è quasi insostituibile. Noi, ostinati a cercare assonanze col mondo della bici, abbiamo scovato anche qualche scultura dotata di ruote, ma altre sembrano avere delle strane zampe. Ruote, arti, articolazioni, pulegge, forcelle: tutto si mescola nella fantasia inesauribile degli artisti che lavorano con opere cinetiche. Non a caso la mostra si intitola "Dream Beasts". Coraggio, visitatori incalliti della locomozione artistica, continuate a sognare e a sperimentare! (LC)
domenica 5 agosto 2018
La biciclettina com'è adesso
In sintesi, corone più grandi di 32 denti toccavano, quindi ho pensato a collocare una seconda scatola del movimento centrale più in alto per poter avere spazio per una guarnitura più grande. Valerio ha saldato magistralmente la scatola e a quel punto il miracolo è divenuto realtà. Ho potuto montare così una guarnitura Campagnolo da 53 comprata a un prezzo stracciato su ebay (roba da pazzi, con brugola in pollici, sorvoliamo...). Poi, siccome la catena batteva ho usato l'attacco del fu carter della bici per bambino per mettere una puleggia, allungando un po' la catena, come potete vedere nella foto presa a 35 àC a Roma forse ieri.
mercoledì 1 agosto 2018
La biciclettina com'era prima
Notino lorsignori la coroncina, notino il già avvenuto cambio di sella, manubrio e il montaggio di ruote da 14" di buona marca.
domenica 29 luglio 2018
Nell'antro dei pignoni roventi: da Valerio
L'appuntamento è al Gianicolo, alle 8 di sabato mattina. Arrivo nel luogo concordato con la mia minibike con ruote da 14". La corona a 28 denti mi'ha ha obbligato a circa 750 mila giri di pedale per arrivare fin qui, ma forse sto sovrastimando. Comunque, un viaggio da criceto nella sua grande ruota. Questo pedalare a vuoto è anche una delle ragioni dell'appuntamento. La strada è deserta. Poi si materializza una bici. La persona in sella sembra non faticare minimamente, nonostante la velocità sostenuta. Si tratta di un tipo dalle fattezze orientali. La bici in realtà è un tandem. L'uomo mi si accosta: mi parla con uno spiccato accento russo. Carichiamo la mini bike sul portapacchi. Il tipo mi chiede di salire dietro, poi mi benda. Inizia un giro piuttosto tortuoso, il mio accompagnatore pedala forte e, ovviamente, devo adeguarmi al suo ritmo. Un paio di volte mi chiede se è tutto a posto, gli rispondo di sì. Il mio desiderio di visitare una delle batcaverne ciclistiche più interessanti di Roma sta probabilmente per esaudirsi, ovviamente insieme all'incontro con uno dei più tenaci pedalatori che io abbia mai visto. Oltre ad affrontare viaggi lunghi impervi, salite dei passi alpini con le sue bici a due piani, sempre in autonomia, con un bagaglio di tutto rispetto, Valerio è anche uno dei migliori saldatori che io conosca.
L'arrivo è preceduto da una ripida discesa, il rimbombo mi conferma che stiamo scendendo in un garage. Il russo orientale sparisce in un baleno con il suo tandem. Dopo, probabilmente, verrà a riprendermi per portarmi da qualche parte. Una semplice misura precauzionale per mantenere il giusto riserbo sulla collocazione di questo luogo. Lo spazio è molto grande, ben illuminato e pieno di bici, in particolare bici a due piani, in inglese tall bike. Le opere di Valerio denotano un notevole lavoro per rendere questi telai leggeri e robusti, superando la fase pionieristica del duepianismo italiano 1.0, in cui semplicemente due telai venivano saldati uno sopra all'altro. Non troppo belli dal punto di vista estetico, questi primi modelli avevano anche lo svantaggio di impennarsi facilmente.Forse il primo esempio di una nuova tendenza è stata una bici di Piero apparsa in una Ciemmona, con i foderi verticali che dalla ruota arrivavano alla sella, in quel caso erano barre quadre di ferro.Valerio è andato in quella direzione e ha proseguito, fino all'ultimo esemplare di bici da viaggio con ruote da 29", che è uno spettacolo.
Leggera, con i freni a disco, ma con i bolt sia per le ruote da 26 che da 28, con un manubrio da viaggio che sembra il ponte di comando di un'astronave, questa bici è davvero straordinaria e già battezzata e collaudata con parecchi chilometri, e anche parecchie salite molto impervie (a Valerio piacciono le salite alpine). La due piani è smontabile e può essere caricata facilmente sul treno. Ma queste cose le devi calcolare bene e le devi saper fare.
Sistemi semplici e ingegnosi permettono di stipare i pezzi, che forniscono il materiale di base alle lavorazioni.
Il banco di lavoro è fatto con palanche da cantiere. Rozzo, robustissimo e perfetto per il suo scopo. Sul tavolo parecchie cose. Osservo che bisognerebbe tenere in ordine, che tutti insistono con questa cosa dell'ordine, che serve a prevenire gli infortuni, a concentrarsi meglio, ecc. ma poi almeno per me il tavolo è come una lavagna sulla quale stanno segnate le cose da fare, pezzi smontati messi in un recipiente, punti interrogativi da risolvere. Almeno a me piace molto portarmi avanti due o tre cose alla volta, perché quando un lavoro va in crisi ed è necessaria una pausa di riflessione, mi butto su un'altra cosa, magari più facile. Quindi il disordine è inevitabile, o quasi. Valerio è molto alto e fatica a trovare un telaio normale della sua misura. Non so se è per questo che si è dedicato assiduamente alle due piani o comunque ha imparato a saldare bene e farsi le bici da solo.
L'ultima bici da viaggio realizzata è piena di attacchi per le borracce. Il suo autore pensa a viaggi lunghi e in luoghi con poca acqua. Comunque la versatilità del mezzo è notevole. Con il sedere a due metri da terra, non gli mancherà nulla.
Parliamo ininterrottamente, ma gli argomenti non finiscono mai. Il tempo sembra sospeso, mentre imparo un sacco di cose. Taglio qualche tubo, poi Valerio fa la sagomatura decisiva. Alla fine accende il saldatore. Il casco spaziale è pronto. Si salda. Vedete il mio progettino realizzato qui.Comunque gli ho chiesto se per favore mi saldava una seconda scatola per il movimento centrale sopra quella preesistente per permettermi di montare una corona più grossa.
L'arrivo è preceduto da una ripida discesa, il rimbombo mi conferma che stiamo scendendo in un garage. Il russo orientale sparisce in un baleno con il suo tandem. Dopo, probabilmente, verrà a riprendermi per portarmi da qualche parte. Una semplice misura precauzionale per mantenere il giusto riserbo sulla collocazione di questo luogo. Lo spazio è molto grande, ben illuminato e pieno di bici, in particolare bici a due piani, in inglese tall bike. Le opere di Valerio denotano un notevole lavoro per rendere questi telai leggeri e robusti, superando la fase pionieristica del duepianismo italiano 1.0, in cui semplicemente due telai venivano saldati uno sopra all'altro. Non troppo belli dal punto di vista estetico, questi primi modelli avevano anche lo svantaggio di impennarsi facilmente.Forse il primo esempio di una nuova tendenza è stata una bici di Piero apparsa in una Ciemmona, con i foderi verticali che dalla ruota arrivavano alla sella, in quel caso erano barre quadre di ferro.Valerio è andato in quella direzione e ha proseguito, fino all'ultimo esemplare di bici da viaggio con ruote da 29", che è uno spettacolo.
Leggera, con i freni a disco, ma con i bolt sia per le ruote da 26 che da 28, con un manubrio da viaggio che sembra il ponte di comando di un'astronave, questa bici è davvero straordinaria e già battezzata e collaudata con parecchi chilometri, e anche parecchie salite molto impervie (a Valerio piacciono le salite alpine). La due piani è smontabile e può essere caricata facilmente sul treno. Ma queste cose le devi calcolare bene e le devi saper fare.
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| La parte gialla si divide da quella arancione |
Sistemi semplici e ingegnosi permettono di stipare i pezzi, che forniscono il materiale di base alle lavorazioni.
Il banco di lavoro è fatto con palanche da cantiere. Rozzo, robustissimo e perfetto per il suo scopo. Sul tavolo parecchie cose. Osservo che bisognerebbe tenere in ordine, che tutti insistono con questa cosa dell'ordine, che serve a prevenire gli infortuni, a concentrarsi meglio, ecc. ma poi almeno per me il tavolo è come una lavagna sulla quale stanno segnate le cose da fare, pezzi smontati messi in un recipiente, punti interrogativi da risolvere. Almeno a me piace molto portarmi avanti due o tre cose alla volta, perché quando un lavoro va in crisi ed è necessaria una pausa di riflessione, mi butto su un'altra cosa, magari più facile. Quindi il disordine è inevitabile, o quasi. Valerio è molto alto e fatica a trovare un telaio normale della sua misura. Non so se è per questo che si è dedicato assiduamente alle due piani o comunque ha imparato a saldare bene e farsi le bici da solo.
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| Particolare dell'ultima creatura di Valerio |
Tra le bici realizzate da Valerio, ce n'è una che sembra il prototipo della bici paesana. Anche lui apprezza e coltiva il ciclismo paesano.Asimmetrica, sorta, arrugginita come un badile di campagna che ha preso troppa acqua. Potrei dire, esagerata e sconveniente nel dettaglio, ma magnifica nell'insieme.
Tra le altre cose, c'è anche un cargo davvero notevole. Provo a farci un giro, per me è un po' complicato sterzare.
Noto su Instagram come Pedalerio, facendo un giro sul web è facile capire che i viaggi di Valerio sono costellati di incontri e grazie all'ospitalità di tante persone spesso non è neanche necessario montare la tenda.
Le ore corrono. Dopo che il lavoro è finito e il ferro si raffredda, continuiamo a chiacchierare fittamente. Poi è il momento di salutarci. In un attimo, il tandem con l'orientale russo a bordo di materializza. Monto la bici sul portapacchi, davvero molto soddisfatto per la svolta decisiva del mio progettino. Bendato, comincio a pedalare. Dopo una quarantina di minuti, in pieno centro, scendo dal tandem, saluto e proseguo in mini bike.
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| Grazie al riuso, la saldatura permette di glorificare anche i telai più indigesti |
Noto su Instagram come Pedalerio, facendo un giro sul web è facile capire che i viaggi di Valerio sono costellati di incontri e grazie all'ospitalità di tante persone spesso non è neanche necessario montare la tenda.
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| Courtesy meteocalabria.net |
Le ore corrono. Dopo che il lavoro è finito e il ferro si raffredda, continuiamo a chiacchierare fittamente. Poi è il momento di salutarci. In un attimo, il tandem con l'orientale russo a bordo di materializza. Monto la bici sul portapacchi, davvero molto soddisfatto per la svolta decisiva del mio progettino. Bendato, comincio a pedalare. Dopo una quarantina di minuti, in pieno centro, scendo dal tandem, saluto e proseguo in mini bike.
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giovedì 12 luglio 2018
Single speed su telaio con forcellini verticali
L'ho fatto, si può fare. Non devi essere troppo schifiltoso con il numero di denti. Se puoi, prova varie corone e vari pignoni. Alla fine te la giochi tutta sui pochi millimetri gestibili sull'inclinazione della linea catena, cercando ovviamente di mantenere una linea catena accettabile. Non ho usato mezze maglie. Il discorso forse si fa criptico per i non adepti. Chi ha orecchie per intendere, intenda.
Fenomeni inspiegabili sulla graziella...
Mentre me ne vado in graziella si produce un accadimento inedito nella esperienza ciclistica: su equipaggiamento ben collaudato e rodato, la fuoriuscita simultanea di copertone e camera d'aria, attenzione, senza alcuna foratura. E le famose buche di Roma, meta di pellegrinaggi accorati da tutto il mondo, non c'entrano nulla. Si andava lisci lisci, sbarazzini, e paf, la ruota si blocca per urto sul freno posteriore. Sarà stato il calore o una dilatazione del copertone di gran marca?
martedì 12 dicembre 2017
Le ruote piroettanti
Le ruote en route, ovvero la ruota piroettante, in inglese caster, pivoting wheel - immortalata anche dal mitico Man Ray in uno dei suoi quadri, belli quanto le fotografie, ma forse meno noti - hanno tutto sommato un funzionamento semplice.
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| Man Ray, Shakespeare Equations |
A patto che non si intenda far fare loro cose strane: le ruote piroettanti girano liberamente e si orientano secondo la direzione del moto. Il segreto sta nell'inclinazione della forcella, più o meno accentuata, fonte di profonde riflessioni e mediazioni tra stabilità di direzione e agevolezza nel cambiarla..
Carrelli del supermercato, skate a due ruote (waveboard o caster board, dotate di ruote piroettanti tirate da molle), sedie da ufficio: la ruota piroettante ama le superfici lisce, essendo di piccolo diametro.
I cataloghi delle aziende sono pieni delle più disparate tipologie di ruota girevole, con attacchi di tutti i tipi, con presenza di blocchi che ne impediscono la rotazione. Ve ne sono anche di grandi e di gonfiabili per carrelli industriali.
Il nostro amico ha costruito un carrello con ruote piroettanti gonfiabili da 10", una bella iniziativa, certamente, anche se non so come farà a gonfiare le ruote. Scorrendo i cataloghi ho visto che si arriva a diametri di 12" e anche 14", più difficile trovarle ruote più grandi, ossia del diametro delle biciclette più usate, 16" e 20" sostanzialmente. Non credo sia un caso perché una ruota che cambia direzione facilmente in base alla forza impressa dall'utente, anche con carichi notevoli, richiede diametri piccoli, mentre una bici (tralasciando le buche e altre considerazioni) per risultare stabile deve essere dotata di ruote sufficientemente grandi. Quando grandi? Direi grandi almeno 16". È vero, esistono minibike con ruote da 10", da 12" ecc., ma lo scarto che si avverte a partire dal 16" è significativo in termini di comfort, agilità: parlo in base a esperienze personali, condotte su varie superfici. Vi rimando a un post (qua) che ho scritto sulle ruote piccole. Buone rotazioni a tutti!
mercoledì 12 ottobre 2016
Scrivere a mano fa bene alla mente
Comunicato Franco Angeli Editore
SCUOLA 1. SCRIVERE A MANO, IN CORSIVO FA BENE ALLA MENTE E AL LINGUAGGIO. I RISULTATI DI UN ESPERIMENTO
I BAMBINI E LA SCRITTURA L'esperimento Nulla dies sine linea di Benedetto Vertecchi, Franco Angeli Editore. I risultati di un esperimento ideato e coordinato dal pedagogista Benedetto Vertecchi che ha coinvolto circa 400 bambini di 3a, 4a e 5a elementare di due scuole romane. Per 4 mesi, un quarto d'ora al giorno, è stato chiesto ai bambini di scrivere con la penna, in corsivo, brevi testi e pensieri di quattro, cinque righe. Il risultato è una mole di 28.000 documenti manoscritti che dimostrano come alla diminuzione della capacità di scrittura manuale corrisponda una minore coordinazione tra pensiero e azione. Ma anche un peggioramento nell'organizzazione del discorso, un impoverimento del linguaggio e della memoria. Al contrario, man mano che i bambini si abituano ad usare la penna, sono visibili progressivi migliora menti: nell'accuratezza e ricchezza del linguaggio, nella struttura della frase, addirittura nell'ortografia. Segno che nella scrittura corsiva il pensiero corre fluido dalla testa alla mano. Una continuità virtuosa, quella tra attività mentale e motoria, tra percezione e manualità, che rischia di perdersi con i dispositivi utilizzati per la scrittura digitale.
SCUOLA 1. SCRIVERE A MANO, IN CORSIVO FA BENE ALLA MENTE E AL LINGUAGGIO. I RISULTATI DI UN ESPERIMENTO
I BAMBINI E LA SCRITTURA L'esperimento Nulla dies sine linea di Benedetto Vertecchi, Franco Angeli Editore. I risultati di un esperimento ideato e coordinato dal pedagogista Benedetto Vertecchi che ha coinvolto circa 400 bambini di 3a, 4a e 5a elementare di due scuole romane. Per 4 mesi, un quarto d'ora al giorno, è stato chiesto ai bambini di scrivere con la penna, in corsivo, brevi testi e pensieri di quattro, cinque righe. Il risultato è una mole di 28.000 documenti manoscritti che dimostrano come alla diminuzione della capacità di scrittura manuale corrisponda una minore coordinazione tra pensiero e azione. Ma anche un peggioramento nell'organizzazione del discorso, un impoverimento del linguaggio e della memoria. Al contrario, man mano che i bambini si abituano ad usare la penna, sono visibili progressivi migliora menti: nell'accuratezza e ricchezza del linguaggio, nella struttura della frase, addirittura nell'ortografia. Segno che nella scrittura corsiva il pensiero corre fluido dalla testa alla mano. Una continuità virtuosa, quella tra attività mentale e motoria, tra percezione e manualità, che rischia di perdersi con i dispositivi utilizzati per la scrittura digitale.
sabato 1 ottobre 2016
Trofeo Sheldon Brown: campionati di ciclomeccanica a Bergamo
Domenica 2 ottobre, dalle 10:00 alle 20:00Campionati di Ciclomeccanica a Bergamo
Nati a Milano una decina di anni fa, trasferitisi a Torino lo scorso anno, sbarcano per il 2016 a Bergamo i "Campionati di Ciclomeccanica" ottava edizione del trofeo Sheldon Brown.
Squadre composte dai migliori e dai peggiori ciclomeccanici d'Italia si sfideranno in un grande contest di restauro di rottami nel piazzale di fronte alla Ciclostazione dei Colli di Ponteranica (in caso di pioggia nella ex bocciofila del BoPo), alla fine della giornata di quei rottami non ci sarà memoria in quanto trasformati in splendide e uniche biciclette.
Il programma della giornata è il seguente:
10:00 : Accoglienza e iscrizione squadre
11:00 : Inizio gara
16:30 : Fine gara
17:00 : Concerto Hillbilly Heroin
18:00 : Premiazioni
18:30 : Grande asta delle bici recuperate
I proventi dell'asta andranno a finanziare i progetti del World Bicycle Relief ( http://www.worldbicyclerelief. org/ )
L'iscrizione è gratuita e si può effettuare la mattina stessa dell'evento, tuttavia la pre-iscrizione è caldamente raccomandata via mail a pedalopolis AT gmail.com (per aiutarci a capire quanti sarete)
Squadre composte dai migliori e dai peggiori ciclomeccanici d'Italia si sfideranno in un grande contest di restauro di rottami nel piazzale di fronte alla Ciclostazione dei Colli di Ponteranica (in caso di pioggia nella ex bocciofila del BoPo), alla fine della giornata di quei rottami non ci sarà memoria in quanto trasformati in splendide e uniche biciclette.
Il programma della giornata è il seguente:
10:00 : Accoglienza e iscrizione squadre
11:00 : Inizio gara
16:30 : Fine gara
17:00 : Concerto Hillbilly Heroin
18:00 : Premiazioni
18:30 : Grande asta delle bici recuperate
I proventi dell'asta andranno a finanziare i progetti del World Bicycle Relief ( http://www.worldbicyclerelief.
L'iscrizione è gratuita e si può effettuare la mattina stessa dell'evento, tuttavia la pre-iscrizione è caldamente raccomandata via mail a pedalopolis AT gmail.com (per aiutarci a capire quanti sarete)
mercoledì 28 settembre 2016
Nuovo record mondiale in bici: 144.156 Km/h
Giù in Nevada, qualche giorno fa, il canadese Todd Reichart ha pedalato alla velocità record di 89.59 mph = 144.156 km/h, battendo così il nuovo record mondiale di velocità su una bicicletta ovviamente un prototipo sui generis, anche se pur sempre del tipo a razzo con seduta reclinata. Il primato è stato stabilito nel corso dell'edizione 2016 del World Human-Powered Speed Challenge a Battle Mountain.
domenica 10 luglio 2016
Hickman Bike
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| Hickman bike |
Taglia unica, interamente regolabile, forse un po' pesante, non so quanto stabile (pensiamo alle curve). La Hickman bike si fa guardare. Il solo telaio te lo puoi comprare per 2000 sterline più le spese di spedizione.
giovedì 7 luglio 2016
Delrio, ministro delle infrastrutture e dei trasporti: "L'ottanta per cento degli incidenti stradali gravi derivano dall'uso del cellulare alla guida".
E quindi che cosa si potrebbe ragionevolmente fare per ridurre dell'80% gli incidenti alla guida, con tutto quel che ne consegue in morti, feriti e costi sociali ed economici? Basterebbe poco, se si volesse, visto che la Apple ha appena prodotto un software per bloccare le riprese video sotto i palchi, perché creano problemi di copyright...
martedì 14 giugno 2016
Salire le scale con la bici da corsa: Peter Sagan
Piuttosto singolare il numero del ciclista slovacco Peter Sagan, con la sua bici da corsa. Risale al 2013. Un passato di ciclocross e mountain bike, nella sua carriera, e doti di controllo insolitamente efficaci anche a ruote ferme. Come in questo caso. Il video è qui.
sabato 11 giugno 2016
Rube Goldberg Machine: trova la bici
Tutti conosciamo la cosiddetta macchina di Goldberg, ma forse pochi sanno che si chiama così. Sicuramente ne abbiamo riso guardando qualche cartoon, e sicuramente qualcuno ne ha approntato qualche versione, più o meno semplice. A codificarne le caratteristiche fu infatti Rube Goldberg (1883-1970). Nei cartoon spesso ricorre questo gioco di causa-effetto tra oggetti di ogni tipo, dallo stanco abbattimento dei pezzi del domino alle idee più incredibili e sorprendenti.
Un sistema con cui con una pallina da ping pong puoi spostare un'automobile. Un bellissimo video del gruppo degli Ok Go, la canzone si chiama This Too Shall Pass. è una unica macchina di Goldberg.
Vi invito a scoprire dov'è la bici. Il video è qui.
Un sistema con cui con una pallina da ping pong puoi spostare un'automobile. Un bellissimo video del gruppo degli Ok Go, la canzone si chiama This Too Shall Pass. è una unica macchina di Goldberg.
Vi invito a scoprire dov'è la bici. Il video è qui.
giovedì 9 giugno 2016
Serata mondana meccanica a Milano
Comunicato Turbolento
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mercoledì 4 maggio 2016
”Tutte le
macchine del XVI e XVII secolo, con le quali si è sviluppata la rivoluzione
scientifica, sono state concepite e realizzate a occhio e croce”.
Alexandre Koyré
Alexandre Koyré
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