Va in bicicletta, ma è cieca davvero: assolta dall'accusa di truffa
La sessantenne di Lugo era accusata di
aver ingannato la commissione medica per truffare l'Inpf. nel 2011 era
stata filmata dalla guardia di finanza e poi indagata
di Carlo Raggi
Un fotogrammi dai filmati realizzati dalla Guardia di Finanza: la parruchiera è ripresa in bici
Faenza, (Ravenna), 5 ottobre 2013 -LA
SESSANTENNE parrucchiera di Lugo
accusata di essere una falsa cieca e di aver così
truffato l’Inps, è stata
assolta ieri mattina in tribunale a Ravenna per non aver commesso il fatto. La sentenza è stata letta dal gip
Piervittorio Farinella dopo una brevissima camera di consiglio, a conclusione del processo con rito abbreviato. Il
pubblico ministero Isabella Cavallari aveva invece insistito per il riconoscimento della responsabilità e
aveva chiesto la condanna a un anno di reclusione.
Evidente la soddisfazione dei
difensori, gli avvocati
Michele Lombini ed Erica Appi: «Davanti a una perizia che ha accertato
nella nostra assistita l’assenza di sensibilità retinica,
l’esito del processo non poteva che essere assolutorio. Per questo non
possiamo che essere soddisfatti. Purtroppo la diretta interessata esce
socialmente massacrata da questa vicenda che peraltro si è protratta per
un tempo eccessivamente lungo. La perizia del
professor Pasquale Troiano, che si è dimostrata risolutiva, avrebbe dovuto essere svolta fin dall’inizio dell’indagine. Si sarebbe
evitata la sovraesposizione mediatica di
una vicenda fondata su presupposti non verificati scientificamente. Ci
preme anche rivolgere un profondo ringraziamento al nostro consulente,
il professor Sergio Zaccaria Scalinici, del Dipartimento di Scienze
mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna».
Il professor Zaccaria Scalinici,
specialista per le malattie dell’apparato visivo, fin dall’inizio
interpellato dai difensori della parrucchiera, ebbe modo di evidenziare
che la sensibilità retinica della signora era «pari a zero» così come
poi rilevato dal perito del gip, il professor Pasquale Troiano (il
perito che visitò Silvio Berlusconi quando nel marzo scorso al processo
d’appello per i diritti Mediaset presentò un certificato medico per una
asserito disturbo oculare).
AD AVVIARE
l’indagine, a metà del 2011, era stata
la Guardia di Finanza di Lugo che effettuò
riprese video da
cui si evidenziavano condotte della parrucchiera che apparivano in
contrasto con il suo stato di ipovedente affetta da «retinite pigmentosa
degenerativa con maculopatia»: la donna infatti era ripresa mentre
andava in bicicletta da casa al negozio o
al bar prendeva in mano il giornale. La signora, peraltro, ogni giorno si presentava nel proprio negozio per gestire l’attività.
LA
FINANZA presentò alla Procura i risultati della propria indagine
nell’autunno di due anni fa, indagando la parrucchiera per il
reato di truffa ai danni dell’Inps per aver indotto in errore la Commissione medica di prima istanza indicando appunto quelle patologie oculari, così da ottenere
la pensione di invalidità totale (281 euro al mese) e
l’assegno di accompagnamento (807
euro). Gli investigatori valutarono il danno all’Inps in 43mila euro e
la Procura chiese e ottenne dal gip il sequestro preventivo di pensione e
assegno di accompagnamento.
LA PROCURA non ritenne di
attivare l’unico strumento che in questi casi è dirimente, ovvero la
perizia tecnico-scientifica. Furono i difensori della parrucchiera, nel
gennaio del 2012, forti della consulenza del professor Zaccaria
Scalinici, a
chiedere al gip una perizia nella forma dell’incidente probatorio,
ma la richiesta venne inspiegabilmente respinta. Salvo essere accolta
nel gennaio del 2013 dal gip Piervittorio Farinella quando, all’avvio
dell’udienza preliminare, i difensori chiesero il processo con rito
abbreviato, condizionato appunto alla perizia. E il gip nominò perito il
professor Troiano che ha concluso per il pieno riconoscimento delle
patologie indicate nella documentazione in possesso alla parrucchiera da
anni, fin dal 1986.
Il perito ha anche ben chiarito che una persona affetta da questa patologia
ben può continuare a svolgere quelle attività ripetitive collaudate da
anni come andare in bicicletta o sul consueto posto di lavoro. «Ciò è
dovuto al progressivo adattamento al mondo esterno che un soggetto
affetto da questa malattia opera proporzionalmente al progressivo
indebolimento della vista». Ha sostenuto il perito che la parrucchiera
lughese ben potrebbe anche tagliare i capelli alle clienti.
IERI, nella requisitoria, il
pm non ha però tenuto in alcun conto le conclusioni della perizia e
ha chiesto la condanna dell’imputata. Il pm ha argomentato la richiesta
esclusivamente sulla base di considerazioni fattuali, ovvero
sostenendo, in sintesi, che ciò che mostrano in filmati realizzati dalla
Finanza testimoniano una realtà incontrovertibile e in contraddizione
con le conclusioni della perizia.
Una conclusione che il
giudice ha ritenuto di non accogliere verosimilmente in considerazione
del fatto che quando la scienza entra nel processo, alla
scienza e solo ad essa si deve riconoscere il primato nella gerarchia dei mezzi di conoscenza e di spiegazione.