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domenica 30 aprile 2017
"Un dato spesso trascurato è che le automobili rappresentano una fetta relativamente ristretta della crescita globale della domanda di petrolio, che nei prossimi decenni deriverà per la maggior parte da ambiti diversi, soprattutto il trasporto, escluse le automobili e il petrolchimico. Spedizioni, aviazione e trasporto pesante su gomma sono destinati a crescere notevolmente, per via dell’aumento del reddito nei mercati emergenti e di una loro maggiore integrazione nell’economia mondiale. Dal 2009, ad esempio, il numero di passeggeri aerei è cresciuto del 50 percento. Nel complesso, la produzione di beni di consumo moderni, a partire da televisori e frigoriferi ad auto elettriche, è diffusa in diversi continenti e in qualsiasi settore grazie a motori a combustione interna. L’altro grande propulsore della forte domanda di petrolio nei prossimi anni sarà quello che oggi è il simbolo più evidente della vita moderna: la plastica. Quarant’anni di sforzi sociali e politici per stimolare il riciclo degli imballaggi, ad esempio, non sono riusciti ad eliminare più di un anno dalla crescita media della domanda di plastica. La crescita della domanda di prodotti petrolchimici da sola è superiore alla riduzione che ci aspettiamo dall’aumento dei veicoli elettrici. Tutto sommato ciò spiega perché secondo le politiche attuali riteniamo che la crescita previsionale della domanda di petrolio sia destinata a rimanere robusta ancora per diversi anni".
Da Lazlo Varro, "Correre per rimanere fermi", rivista Oil. L'articolo completo è qui.
mercoledì 27 gennaio 2016
Il tram che non c'è, e altro ancora
"Nella periferia nord-est di Roma, dove una campagna senza più bellezza è stata mangiata pezzo dopo pezzo da un'architettura sciagurata, corre per milleottocento metri, a collegare Talenti e Fidene, una sorta di autostrada a due corsie in parte sopraelevate, separate da una terza che è da vent'anni dominio di sterpaglie e di squallore. Nella corsia centrale sarebbe dovuta passare una linea tramviaria, mai realizzata dal Comune un po’ per mancanza di fondi e un po’ perchè la nuova vocazione delle periferie a essere sede di ipermercati (per caricarsi la roba ci vuole la macchina) sembra oramai avervi sconsigliato, con buona pace degli abitanti, qualsiasi investimento nel trasporto pubblico. Quella strada è stata battezzata «Viadotto dei presidenti»..."
L'articolo completo si trova qui: Periferia di futura bellezza.
L'articolo completo si trova qui: Periferia di futura bellezza.
mercoledì 21 ottobre 2015
Usa, a lezione di bici: così la scuola insegna la salute (La Repubblica, 21 ottobre 2015, p. 23)
In 80 scuole primarie di Washington si insegna anche ciclismo.
martedì 20 ottobre 2015
Cittadini che riparano le buche da soli
A Torre Maura, a Roma, i cittadini comprano il catrame e tappano le buche. Vigili urbani e Ama danno una mano. L'articolo è qui.
martedì 13 ottobre 2015
Paola Gianotti
Si chiama Paola Gianotti e ha già fatto il giro del mondo. Da 12 a 14 ore al giorno per 144 giorni. Un totale di 30 mila chilometri in sella. 34 anni, una laurea in Economia, rimasta senza lavoro, ha deciso di non restare ferma. Pare che sia la prima italiana ad aver compiuto l'impresa. Ora esce il suo libro Sognando l'infinito, editrice Piemme. Ma lei continua a pedalare e dopo la Red Bull Trans Siberian Extreme da Mosca a Vladivostok, 9200 Km, si prepara a una nuova impresa.
venerdì 21 agosto 2015
In dieci anni i romani passati alla bici sono aumentati solo dello 0,5 per cento
articolo Corriere della sera.
sabato 1 agosto 2015
Scrivi un sms e poi ti schianti
Consiglio la lettura dell'interessante articolo Scrivi un sms e poi ti schianti, sulle nuove abitudini al volante. Il 21% degli incidenti avviene per uso "vocale" del cellulare, il 5% per interazioni video, ma i numeri sono destinati a crescere. L'articolo, di Roberto Casati, propone alcune soluzioni con cui si potrebbe ovviare facilmente a questo flagello, se lo si volesse.
mercoledì 27 maggio 2015
Leggete Morozov
Evgeny Morozov, Dall'utopia digitale al caos sociale.
«La Silicon Valley riprende la retorica comunitaria della controcultura per presentare Uber e Airbnb come i pilastri della nuova «economia della condivisione», utopistico orizzonte, sognato dagli anarchici quanto dai libertariani, nel quale gli individui tratteranno direttamente gli uni con gli altri eliminando gli intermediari (7). Più prosaicamente, si tratta di sostituire intermediari analogici, come le compagnie di taxi, con intermediari digitali, come Uber, impresa finanziata dai noti anarchici di Goldman Sachs. Poiché il settore alberghiero quanto quello dei taxi è universalmente detestato, il dibattito pubblico è rapidamente sfociato nell’immagine di audaci precursori che spazzano via dei rentiers bolsi e privi di immaginazione.
I coraggiosi campioni dell’«economia della condivisione» si muovono in un universo mentale tipico del XIX secolo. Nel loro sistema il lavoratore, radicalmente individualizzato, gode di una protezione sociale solo simbolica; si assume rischi che in precedenza erano dei datori di lavoro; le sue possibilità di contrattazione collettiva sono ridotte a zero. I difensori di questo nuovo modello giustificano una simile precarietà con argomenti degni del teorico liberista Friedrich Hayek. I meccanismi autoregolatori (è il mercato a decretare la qualità dell’autista o dell’ospite) sono più efficaci delle leggi, dunque tanto vale sbarazzarsi di queste ultime».
«La digitalizzazione della vita quotidiana unita all’avidità prodotta dalla finanziarizzazione fa presagire la trasformazione di tutto – il genoma come la camera da letto – in bene produttivo».
«La Silicon Valley riprende la retorica comunitaria della controcultura per presentare Uber e Airbnb come i pilastri della nuova «economia della condivisione», utopistico orizzonte, sognato dagli anarchici quanto dai libertariani, nel quale gli individui tratteranno direttamente gli uni con gli altri eliminando gli intermediari (7). Più prosaicamente, si tratta di sostituire intermediari analogici, come le compagnie di taxi, con intermediari digitali, come Uber, impresa finanziata dai noti anarchici di Goldman Sachs. Poiché il settore alberghiero quanto quello dei taxi è universalmente detestato, il dibattito pubblico è rapidamente sfociato nell’immagine di audaci precursori che spazzano via dei rentiers bolsi e privi di immaginazione.
I coraggiosi campioni dell’«economia della condivisione» si muovono in un universo mentale tipico del XIX secolo. Nel loro sistema il lavoratore, radicalmente individualizzato, gode di una protezione sociale solo simbolica; si assume rischi che in precedenza erano dei datori di lavoro; le sue possibilità di contrattazione collettiva sono ridotte a zero. I difensori di questo nuovo modello giustificano una simile precarietà con argomenti degni del teorico liberista Friedrich Hayek. I meccanismi autoregolatori (è il mercato a decretare la qualità dell’autista o dell’ospite) sono più efficaci delle leggi, dunque tanto vale sbarazzarsi di queste ultime».
«La digitalizzazione della vita quotidiana unita all’avidità prodotta dalla finanziarizzazione fa presagire la trasformazione di tutto – il genoma come la camera da letto – in bene produttivo».
giovedì 14 maggio 2015
In bicicletta verso lo spaventoso mare di Roma
Consiglio la lettura del bell'articolo di Francesco Longo:
In bicicletta verso lo spaventoso mare di Roma
In bicicletta verso lo spaventoso mare di Roma
pubblicato su Internazionale
sabato 25 aprile 2015
Ritrovamenti (bozza di lavoro)
“Raccogli sempre l'immondizia?”, mi chiede nel pieno della Critical Mass Intergalattica 2014 la ciclomeccanica bretone, con il suo accento inconfondibile che, dopo anni di lavoro gomito a gomito alla ciclofficina popolare Ex Lavanderia, con la sua attitudine open minded, ha contribuito a mutare la mia idea di una Francia eccessivamente parigina e, quindi, asfittica e un po' supponente. Beh, ‘immondizia’ forse è una definizione forte, parlerei piuttosto – per restare in tema di lingua francese - di objets trouvés, anche se così si corre il rischio opposto, ovvero quello di un’eccessiva glorificazione a priori. Non so cosa rispondere. Dico “sì”, per sintetizzare, anche se avrei bisogno di più tempo. Invece la massa riparte e non c'è tempo di spiegare. Resta un sì, con molti ma.
Negli ultimi anni, il panorama della cosiddetta “immondizia” è profondamente cambiato. Un peggioramento globale, direi. Tanto per cominciare, ora è molto difficile trovare una bici di discreta qualità davanti a un cassonetto, almeno a Roma. Cinque anni fa era molto più facile. Eppure, ancora si riescono a trovare cose interessanti. Purché si tengano gli occhi aperti e si arrivi prima della "concorrenza".
Una settantina di euro (questi non al cassonetto, ma per terra, anche se per me rientra tutto nella categoria 'ritrovamenti'), alcune viti giganti, dadi, rondelle perdute forse da camion, vari attrezzi, una dozzina di lampade, tre oblò di lavatrice, interessanti giocattoli, una trentina di libri e vari manoscritti, una lavagna, quattordici fra sedie e sgabelli (un paio del valore di circa 200 euro su ebay), oggetti di design (mobiletti, sedie), quattro paia di sci, vari mobili, elettrodomestici (aspirapolvere, fornelli, ecc., tutti funzionanti), tre radio, un lettore cd (tutto funzionante). Ventuno fra telai nudi e biciclette. Cinque monopattini. Una tuta cerata, galosce nuove. Persino alcuni tubi di rame, con tutto quello che succede attualmente nel settore del rame oggi: qualcuno, quella volta, aveva buttato gli avanzi di lavorazione di un impianto termico. Vicino ai cassonetti si sono sciolti anche enigmi che mi martellavano, come quando trovai un libro sul comandante Agostino Straulino.
Per riassumere: il ritrovamento è solo questione di tempismo. Certo in epoca di spring cleaning questi discorsi possono suonare un poco stonati.
Non riesco a ricordare tutti i miei ritrovamenti, ma non posso dimenticare il più bello di tutti. Si tratta del terribile boss Frank di Greccio, detto “The Divine”, un gatto microscopico sotto choc e scacciato a soffi e graffi da una gang di felini in cui era stato abbandonato da qualche “amico degli animali”.
Frank, al mio arrivo, stava vagando su una strada statale e quindi veniva salvato da morte sicura da un soggetto allergico ai gatti che non aveva alcuna intenzione di dotarsi di un animale da compagnia e che, però, su quella strada del Reatino, che scorreva accanto al luogo in cui il primo ambientalista italiano inventò il presepe, alla fine aveva preso il microanimale, se lo era messo sulle ginocchia in macchina e lo aveva portato a Roma. Il simpatico barista kosovaro, che a Greccio mi aveva regalato del latte per Frank, aveva consigliato di mollarlo lì, di lasciar perdere e io avevo pensato che in effetti il mio primo giorno di vacanza, che puntava per i successivi su luoghi mitologici dell'Italia Centrale, sarebbe stato anche l'ultimo se mi fossi incollato il gatto fino a Roma con la panda a gpl-ambulanza, diretto verso veterinari-dracula desiderosi di spillarmi fino all'ultimo euro per propormi katiuscie di vaccini inutili, in quella giornata di agosto deserta, a parte i turisti francesi e tedeschi e la suora stronzissima che, anche lei, aveva detto, molto più spocchiosamente del reduce della guerra del Kosovo, di lasciare il gattino disidratato e caccoloso (e moribondo) dov'era: “C'è gente che se ne occupa”, mi suggerì, ipocritamente, la custode del sacro luogo, quando avevo detto che il gatto era abbandonato, ma quando chiesi una scatola tornò rapidamente con un cartone che forse aveva contenuto vangeli non apocrifi, santini di propaganda o cartoline francescane, “purché questo strano individuo si tolga dai tabernacoli”, avrà pensato. Ma la dottoressa dell'unica clinica veterinaria aperta - neanche male - a Roma era stata precisa e mi aveva fatto risparmiare diversi soldi, mirando al sodo e salvando la vita a Frank: che rimane, a tutt’oggi, il mio più prezioso ritrovamento.
Ci sono vari problemi da affrontare, se si sceglie un approccio sereno alla "raccolta". Prima di tutto è opportuno accertare se si tratta di una patologia, denominata disposofobia (in inglese 'compulsive hoarding'), che porta ad accumuli indiscriminati di oggetti. Sono emblematici diversi casi, come quello dei fratelli Collyer negli Stati Uniti, che diedero inizio a un interesse scientifico per questo tipo di patologia. Il secondo e il terzo sono lo spazio e il tempo a nostra disposizione. Giova, quindi, interrogarci sul perché raccogliere. Se non si riesce a dare una risposta convincente, questa occupazione è inutile e controproducente. Se, invece, i materiali che raccogliamo servono a qualche progetto per esempio artistico, artigianale, per riparazioni, in una logica di riuso, risparmio, di perseguimento di un'estetica dell'oggetto consunto, rielaborato a sorpresa, oggetto trovato, ecc. allora questo genere di attività può essere interessante, Inevitabilmente, si devono porre dei limiti per quanto riguarda i materiali, le dimensioni- Questo perché lo spazio che avremo a disposizione sarà sempre, spietatamente, poco. E poco sarà anche il tempo sia per raccogliere che per analizzare, smontare, rielaborare, ciò che abbiamo trovato.
Discorso da sviluppare. Spazi di lavoro, magazzino, finalità della raccolta.
Artisti
generi di oggetti
per studio. Il banchetto di legno portato in bici dalla Camilluccia 2 foto.
Negli ultimi anni, il panorama della cosiddetta “immondizia” è profondamente cambiato. Un peggioramento globale, direi. Tanto per cominciare, ora è molto difficile trovare una bici di discreta qualità davanti a un cassonetto, almeno a Roma. Cinque anni fa era molto più facile. Eppure, ancora si riescono a trovare cose interessanti. Purché si tengano gli occhi aperti e si arrivi prima della "concorrenza".
Una settantina di euro (questi non al cassonetto, ma per terra, anche se per me rientra tutto nella categoria 'ritrovamenti'), alcune viti giganti, dadi, rondelle perdute forse da camion, vari attrezzi, una dozzina di lampade, tre oblò di lavatrice, interessanti giocattoli, una trentina di libri e vari manoscritti, una lavagna, quattordici fra sedie e sgabelli (un paio del valore di circa 200 euro su ebay), oggetti di design (mobiletti, sedie), quattro paia di sci, vari mobili, elettrodomestici (aspirapolvere, fornelli, ecc., tutti funzionanti), tre radio, un lettore cd (tutto funzionante). Ventuno fra telai nudi e biciclette. Cinque monopattini. Una tuta cerata, galosce nuove. Persino alcuni tubi di rame, con tutto quello che succede attualmente nel settore del rame oggi: qualcuno, quella volta, aveva buttato gli avanzi di lavorazione di un impianto termico. Vicino ai cassonetti si sono sciolti anche enigmi che mi martellavano, come quando trovai un libro sul comandante Agostino Straulino.
Per riassumere: il ritrovamento è solo questione di tempismo. Certo in epoca di spring cleaning questi discorsi possono suonare un poco stonati.
Non riesco a ricordare tutti i miei ritrovamenti, ma non posso dimenticare il più bello di tutti. Si tratta del terribile boss Frank di Greccio, detto “The Divine”, un gatto microscopico sotto choc e scacciato a soffi e graffi da una gang di felini in cui era stato abbandonato da qualche “amico degli animali”.
Frank, al mio arrivo, stava vagando su una strada statale e quindi veniva salvato da morte sicura da un soggetto allergico ai gatti che non aveva alcuna intenzione di dotarsi di un animale da compagnia e che, però, su quella strada del Reatino, che scorreva accanto al luogo in cui il primo ambientalista italiano inventò il presepe, alla fine aveva preso il microanimale, se lo era messo sulle ginocchia in macchina e lo aveva portato a Roma. Il simpatico barista kosovaro, che a Greccio mi aveva regalato del latte per Frank, aveva consigliato di mollarlo lì, di lasciar perdere e io avevo pensato che in effetti il mio primo giorno di vacanza, che puntava per i successivi su luoghi mitologici dell'Italia Centrale, sarebbe stato anche l'ultimo se mi fossi incollato il gatto fino a Roma con la panda a gpl-ambulanza, diretto verso veterinari-dracula desiderosi di spillarmi fino all'ultimo euro per propormi katiuscie di vaccini inutili, in quella giornata di agosto deserta, a parte i turisti francesi e tedeschi e la suora stronzissima che, anche lei, aveva detto, molto più spocchiosamente del reduce della guerra del Kosovo, di lasciare il gattino disidratato e caccoloso (e moribondo) dov'era: “C'è gente che se ne occupa”, mi suggerì, ipocritamente, la custode del sacro luogo, quando avevo detto che il gatto era abbandonato, ma quando chiesi una scatola tornò rapidamente con un cartone che forse aveva contenuto vangeli non apocrifi, santini di propaganda o cartoline francescane, “purché questo strano individuo si tolga dai tabernacoli”, avrà pensato. Ma la dottoressa dell'unica clinica veterinaria aperta - neanche male - a Roma era stata precisa e mi aveva fatto risparmiare diversi soldi, mirando al sodo e salvando la vita a Frank: che rimane, a tutt’oggi, il mio più prezioso ritrovamento.
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| Frank di Greccio "The Divine", oggi |
Discorso da sviluppare. Spazi di lavoro, magazzino, finalità della raccolta.
Artisti
generi di oggetti
per studio. Il banchetto di legno portato in bici dalla Camilluccia 2 foto.
martedì 17 marzo 2015
IQBAL E LA PICCOLA TESSITRICE
di Arianna Di Genova, Il manifesto, 14 marzo 2015
«Mi piacerebbe insegnare l’aquilone ai figli della padrona, si divertirebbero. Ma non so se riuscirebbero a volare: in questa città non c’è né spazio né vento né azzurro. Si impiglierebbe nelle antenne, temo, resterebbe lì a morire».
«Mi piacerebbe insegnare l’aquilone ai figli della padrona, si divertirebbero. Ma non so se riuscirebbero a volare: in questa città non c’è né spazio né vento né azzurro. Si impiglierebbe nelle antenne, temo, resterebbe lì a morire».
Chi parla è Fatima, la ragazzina pakistana che, invisibile tra gli invisibili, ha condiviso le giornate
lavorative con Iqbal. Piccola se n’è anche innamorata perché lui era gentile e la «vedeva», la lasciava «esistere». Ora pensa a quel suo amico, nel suo nuovo paese, l’Italia. Le capita soprattutto di notte, quando si sveglia per il freddo.
lavorative con Iqbal. Piccola se n’è anche innamorata perché lui era gentile e la «vedeva», la lasciava «esistere». Ora pensa a quel suo amico, nel suo nuovo paese, l’Italia. Le capita soprattutto di notte, quando si sveglia per il freddo.
È lei la custode della storia di Iqbal Masih, il bambino pakistano schiavo della tessitura dei tappeti che si ribella e diventa un sindacalista in erba per necessità, denunciando la crudeltà
dei suoi padroni. Sognava di studiare legge da grande, per poter difendere i diritti di tutti. Invece, il 16 aprile 1995 – domenica di Pasqua – alcuni proiettili spezzarono la sua vita. Iqbal si accasciò come un fuscello, mentre correva in bicicletta nella sua città, Muridke.
dei suoi padroni. Sognava di studiare legge da grande, per poter difendere i diritti di tutti. Invece, il 16 aprile 1995 – domenica di Pasqua – alcuni proiettili spezzarono la sua vita. Iqbal si accasciò come un fuscello, mentre correva in bicicletta nella sua città, Muridke.
Sono passati vent’anni da quel brutale assassinio e Francesco D’Adamo, in Storia di Iqbal, un’edizione speciale vent’anni dopo (EL, Einaudi Ragazzi, pp. 139, euro 11, con una introduzione di Gad Lerner), ripropone quella vicenda, trasformando una biografia drammatica in un romanzo di formazione. L’espediente letterario dell’autore anche di Oh, Freedom! (sulla schiavitù nelle piantagioni di cotone) è quello del racconto di una testimone, la bambina che all’epoca dei fatti era lì, dal tramonto all’alba al telaio, sfinita dagli orari di lavoro. A dissetare la sua voglia di libertà, solo i rami fioriti di un mandorlo inquadrati da una finestrella.
«Il riposo durava un’ora, la fame molto più a lungo», confessa Fatima. E se qualcuno dei lillipuziani lavoratori commetteva un errore, c’era la punizione della «Tomba»: una cisterna interrata nel cortile dove si finiva rinchiusi, boccheggiando per la mancanza d’aria e l’angoscia del buio. Naturalmente la Tomba
toccava soprattutto a Iqbal. Fatima ricorda bene quando arrivò quel ragazzino «sfrontato»: era un caldissimo
giorno d’estate.
toccava soprattutto a Iqbal. Fatima ricorda bene quando arrivò quel ragazzino «sfrontato»: era un caldissimo
giorno d’estate.
Venduto per debiti dal padre, non pensava ad altro che a scappare e nei suoi sogni di fuga c’era sempre anche lei, la sua amica del cuore. Prima di morire, diventerà celebre, viaggerà in America e in Europa, farà discorsi davanti ai potenti e denuncerà il lavoro minorile. Poi, verrà inghiottito dalla terra, a 14 anni.
domenica 15 febbraio 2015
"Professor Branestawm saw his chance. He grabbed a bicycle belonging to Mr Hokkibats and set off for home as fast as he could, which wasn't very fast because the bicycle was a special one made for cycle racing in the drawing-room and no matter how hard you pedalled it barely moved".
Norman Hunter, Professor Branestawm Stories
lunedì 5 gennaio 2015
Crisis Tour, bozza della versione integrale
Ho pubblicato sul web una bozza del mio diario di viaggio Crisis Tour. Da Barcellona a Narbonne in bici. Sono una sessantina di pagine e svariate fotografie del piccolo tour in solitaria del 2012 (con pernottamenti inconsueti), di cui avevo pubblicato una versione ridotta a puntate su "rotazioni". Fra le altre cose, qui troverete il racconto della ricerca della casa in cui visse lo scrittore Roberto Bolaño La nuova versione è al link qui:
Buona lettura!
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Buona lettura!
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venerdì 28 novembre 2014
La nostra immaginazione è già naturalmente interattiva
"Ora, però, seguendo il pensiero di Dewey, ci si chiede se destinarsi a vivere in un mondo già pre-processato non muti l'essenza profonda dell'esperienza umana, ovvero se «un eccesso di delega tecnica nei confronti dei dispositivi nei quali si prolunga la sensibilità umana non comporti un'interruzione del carattere genuinamente interattivo della nostra relazione con l'ambiente".
articolo di Anna Li Vigni; fonte e articolo completo: Il Sole-24 ore
Recensione al libro di Pietro Montani, Tecnologie della sensibilità. Estetica e immaginazione interattiva, Raffaello Cortina, Milano, 2014.
"Ora, però, seguendo il pensiero di Dewey, ci si chiede se destinarsi a vivere in un mondo già pre-processato non muti l'essenza profonda dell'esperienza umana, ovvero se «un eccesso di delega tecnica nei confronti dei dispositivi nei quali si prolunga la sensibilità umana non comporti un'interruzione del carattere genuinamente interattivo della nostra relazione con l'ambiente".
articolo di Anna Li Vigni; fonte e articolo completo: Il Sole-24 ore
Recensione al libro di Pietro Montani, Tecnologie della sensibilità. Estetica e immaginazione interattiva, Raffaello Cortina, Milano, 2014.
Così il nuovo capitalismo crea (e sfrutta) i nuovi schiavi
Articolo di Luciano Canfora sulle origini e le nuove declinazioni dello schiavismo
Il traffico clandestino di schiavi verso i Paesi più ricchi è una delle maggiori fonti di profitto delle organizazioni criminali
Il nesso tra capitale e schiavitù non si è dunque mai del tutto spezzato. Ora un bel libro di Herbert S. Klein (Il commercio atlantico degli schiavi, Carocci, pp. 288, € 20) ricostruisce, con fredda e tanto più efficace documentazione, questa vicenda sulla scala dei secoli (soprattutto XV-XIX), non senza un breve ed efficace preambolo sulle origini antiche dell’ininterrotto fenomeno.
Fonte e articolo completo: Corriere della sera
Il traffico clandestino di schiavi verso i Paesi più ricchi è una delle maggiori fonti di profitto delle organizazioni criminali
Il nesso tra capitale e schiavitù non si è dunque mai del tutto spezzato. Ora un bel libro di Herbert S. Klein (Il commercio atlantico degli schiavi, Carocci, pp. 288, € 20) ricostruisce, con fredda e tanto più efficace documentazione, questa vicenda sulla scala dei secoli (soprattutto XV-XIX), non senza un breve ed efficace preambolo sulle origini antiche dell’ininterrotto fenomeno.
Fonte e articolo completo: Corriere della sera
domenica 23 novembre 2014
Scollegarsi è giusto
Scollegarsi è giusto
Roberto Casati 23 novembre 2014
(Fonte e articolo completo: Sole-24 ore)
venerdì 7 novembre 2014
Nel nuovo romanzo di Paolo Aresi, la "civiltà della bicicletta" - il periodo tra la fine della Prima guerra mondiale e l'inizio degli anni Cinquanta. In quegli anni è ambientato il romanzo «La vita a pedali», in uscita per Bolis Edizioni. Racconta l’infanzia e la giovinezza di Felice Gimondi ed è allo stesso tempo una raccolta di racconti, ciascuno ha come protagonista una diversa bicicletta.

(Noto che il periodo della "civiltà della bicicletta" potrebbe essere anche un po' più lungo, volendo, dai primi anni del Novecento all'avvio della motorizzazione di massa).
sabato 11 ottobre 2014
Libro del procuratore Scarpinato gratis
Comunicato Chiarelettere
In
seguito alle intimidazioni mafiose al procuratore generale Roberto Scarpinato,
Chiarelettere distribuisce gratis fino a domenica il suo ebook. Su tutti i
negozi online o in pdf qui --> http://bit.ly/Libro-Omaggio-Chiarelettere
Inoltrate
a tutti per favore! #unClickControLaMafia
Il ritorno del
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sabato 27 settembre 2014
Albano Marcarini ha scritto un nuovo libro. Le strade, i passi, le montagne hanno una storia, soprattutto se si le salie si eprcorrono in bicicletta. Nel libro tante immagini, foto, dettagliate cartine e qualche bell’acquerello, una tecnica in cui Albano eccelle. Insomma, un libro fatto con il giusto trasporto sentimentale. Altrimenti in salita non ci si va proprio.
ALTI PASSI, GRANDI SALITE
Le 26 più belle sfide in bicicletta sulle Prealpi e le Alpi di Lombardia, Canton Ticino e Grigioni.
Ediciclo editore (29 euro, 240 pagine di grande formato). È anche il primo libro della collana ‘I libri di Cycle!’
Il book trailer si trova qui.
E se proprio pensate che tutte le strade siano in salita… potete sempre regalarlo a un vostro amico a Natale.
venerdì 4 luglio 2014
Julio Cortázar (1914-1984), Vietato introdurre biciclette
Nelle banche e nei negozi di tutto il mondo a nessuno importa un fico secco che qualcuno entri con un cavolo sotto il braccio o con un tucano o che dalla sua bocca si snodino come un nastro le canzoni che insegnò la mamma, oppure che conduca per mano uno scimpanzé in maglietta a righe. Ma non appena una persona entra con una bicicletta tutti si agitano, e il veicolo è espulso violentemente in strada mentre il suo proprietario deve subire gl’indignati rimproveri degli impiegati.
Per una bicicletta, ente docile e dal comportamento modesto, costituisce una umiliazione e una beffa la presenza dei cartelli che le sbarrano il passo ad ogni bella porta di cristallo della città. E’ noto che le biciclette hanno cercato con tutti i mezzi di ovviare a questa loro triste condizione sociale. Però in tutti i paesi assolutamente della terra è proibito introdurre biciclette. Alcuni aggiungono «e cani», precisazione che raddoppia nelle biciclette e nei cani il complesso d’inferiorità. Un gatto, una lepre, una tartaruga possono legalmente entrare da Bunge & Born o negli studi degli avvocati di corso San Martín senza suscitare altro che sorpresa, somma delizia fra le telefoniste ansiose o al massimo un ordine al portiere di sbattere fuori i suddetti animali. Può accadere anche questo, ma non è cosa umiliante, innanzi tutto perché rappresenta una probabilità tra molte altre, e poi perché scaturisce come effetto di una causa e non da una fredda macchinazione preordinata, orribilmente impressa su targhe di bronzo o di smalto, tavole dell’inesorabile legge che umilia la semplice spontaneità delle biciclette, creature innocenti.
Ad ogni modo, attenti a quel che fate, direttori! Anche le rose sono ingenue e dolci, ma forse sapete che in una guerra di due rose perirono principi ch’erano un nero fulmine, accecati da petali di sangue. Non vi accada che le biciclette si destino un giorno irte di spine, che le manopole del loro manubrio si rizzino disponendosi per l’attacco, che corazzate di furore assaltino a legioni i cristalli delle compagnie di assicurazione, e che il ferale giorno si chiuda con un tracollo in borsa, con un lutto di ventiquattro ore, e biglietti listati di nero con cui la famiglia commossa ringrazia.
(da Storie di cronopios e di fama, Einaudi, Torino, 1971)
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