giovedì 28 novembre 2013

"La vita in bicicletta è una gran bufala"

Quando lo rimedio, do un'occhiata al supplemento IL del Sole-24 ore, perché a volte contiene cose interessanti. La lettura di questo periodico mi risulta rilassante, perché non mi interessa quasi nulla, ma c'è un 1-2% che mi potrebbe interessare molto. Può essere un grafico, una foto, un pezzo di un articolo. Sfogliando l'ultimo numero (dicembre 2013) ho scoperto un articolo contro i ciclisti. Fallisce totalmente il suo obiettivo e rende meno serio il quotidiano della Confindustria che lo ha prodotto. Spiegherò perché in questo articolo (post).
L'invettiva contro i ciclisti non è un genere nuovo, da Lombroso in poi. Anche di recente ci si sono applicati diversi commentatori. Il Corriere della Sera ha imbastito qualche tempo fa un contraddittorio fra due suoi giornalisti (qua), sul tema della bici sui marciapiedi che, riassumendo, verteva sul morire rispettando le regole o salvarsi la vita infrangendole (sì, lo so, sono fazioso).
Su IL è la volta di Mario Fillioley, con l'articolo "La vita in bicicletta è una gran bufala", che mi fa sobbalzare sulla sedia. Si sa, ormai a un articolo sulla bicicletta non rinuncia nessuno. Ne escono a palate, a volte con imprecisioni, a volte con cose interessanti. Molti gli stereotipi. Ma in generale servono ad accontentare le aspettative dei lettori, in maggior parte persone sedentarie che forse la prossima primavera compreranno una bici per farci qualche giro. Ma qui siamo su un altro terreno: quello della demolizione sistematica del ciclista urbano, ma senza argomentazioni. Fiele puro. Vogliamo parlar male di noi ciclisti? Si potrebbe fare, ma mettendo in campo qualche argomentazione solida, un po' di ideologia. Eppure, nell'articolo di Fillioley di argomentato non c'è nulla. Perché stigmatizzare uno che si trascina la spesa in bici? Se a qualcun altro non va oppure non ce la fa, cosa dovrei fare, non fare più la spesa al supermercato con lo zaino per fargli piacere?

L'articolo (di cui non v'è traccia sul web) è corredato di coloratissime illustrazioni, tutto scorre con la stessa rapidità, fra connotati, stereotipi, impressioni non confermate, ecc. Comunque l'autore tiene a precisare che lui pedala e fa anche un po' di chilometri, ma "per sport".
Cito qualche perla di saggezza dal succitato articolo: "Ogni ciclismo è un egotismo. È proprio questo a rendere odiosa la sua promozione: la bici è un modo per infischiarsene. Nel mondo infuriano l'insensatezza e il caos, ma io, che sono smart, mi sposto un po' più in là, sulla mia bolla mobile, ecc." Embè? Quale sarebbe il problema?

Dovrei forse pensare: "Oddio, che cosa ho fatto negli ultimi nove anni? Non ho risolto i problemi del traffico di Roma".

Cito altre perle di saggezza presenti nell'articolo.
"Se hai una bici non puoi avere una famiglia".
"Se hai una bici non fai la spesa al supermercato, non compri 6 cassette di acqua da 2l per dare da bere agli assetati di casa tua". ecc.
"Naturalmente il mondo idilliaco appena descritto esiste: i Paesi scandinavi, o più in generale in Nord Europa". La solita solfa su Paesi che vivono metà dell'anno sottozero e al buio e in cui si pedala molto più che da noi (a causa, forse, della scorza vichinga o del magnetismo del Polo Nord).
"Prendere la bici nel mio mondo è un inferno. Quando esco per fare sport, sono costretto ad attraversare pochi chilometri di percorso urbano (oltretutto di una piccola città) prima di poter raggiungere strade meno frequentate su cui allenarmi. È la parte più pericolosa: sebbene le auto viaggino a velocità ridicole". ecc. A velocità ridicole? Ma dove vive? Stop, qui si scopre l'arcano. L'autore dell'articolo non è terrestre.


Poi si arriva alla frase a effetto, che covava già da un po': "La bici è un mezzo assolutamente non idoneo alla vita di tutti i giorni. Ammettendo che una rivoluzione politica, amministrativa, architettonica e urbanistica che riesca a farci somigliare a un Paese scandinavo sia possibile (e non lo è) e che i miei nipoti riusciranno a vederla attuata, resterebbe un fatto che sta a monte di tutto: la bicicletta è un mezzo primitivo e di utilità inferiore. Abbiamo inventato i veicoli a motore appositamente per non doverla più usare".

Faccio i miei complimenti al Sole-24 ore per aver ingaggiato cotanto talento, a cui consiglio (per svago, s'intende) la lettura di almeno un libro, il Trattato dell'argomentazione di Perelman e Olbrechts-Tyteca. Perché qui di argomentazioni non ce ne sono, il che infastidisce su un argomento tanto spinoso come l'arretratezza italiana in tema di mobilità ciclistica..

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