martedì 12 novembre 2013

Comunicato Fiab

Ad Arezzo apre i battenti Agri@tour e, all'interno di questo evento, Cicl@tur un Salone dedicato al Cicloturismo in collaborazione tra Arezzofiere e FIAB.

E' appurato che l'Italia e la Toscana in testa sono al primo posto tra i luoghi del desiderio dei turisti sia tradizionali che a mezzo bici. Non riusciamo però a sfruttare appieno questo fenomeno perché in Italia non si riesce a "fare sistema"  e a garantire infrastrutture adeguate e servizi come invece fanno i nostri competitor sul piano internazionale.
Con questo evento ci si propone quindi, con il supporto di enti pubblici e privati e associazioni varie, di creare una Rete per fornire il massimo di supporto e ospitalità a chi cerca di visitare il nostro Paese.

Molti gli eventi previsti, tra i quali venerdì 15 novembre, giorno di apertura, il seminario "Le reti ciclabili regionali e i servizi per il cicloturismo" con rappresentanti di Regione Toscana e FIAB.
Sabato 16 alcuni autori presenteranno i loro libri "in sella ad una bicicletta": Fabio Masotti, Walter Bernardi, Pier Angiolo Mazzei. Si parlerà anche di ferrovie dimenticate con Umberto Rovaldi.
Presenti inoltre stand ed iniziative delle due manifestazioni toscane d'epopea ciclistica più famose, l'Eroica e l'Intrepida.

(Per i soci FIAB ingresso scontato dietro  presentazione tessera)

MAGGIORI INFORMAZIONI E PROGRAMMA DETTAGLIATO NEL SITO FIAB:
http://www.fiab-onlus.it/bici/attivita/varie/item/760-cicloetur-cuore-filosofia.html

lunedì 11 novembre 2013

Comunicato Chiarelettere 

I PADRONI DEL MONDO
di Luca Ciarrocca



Chiarelettere, Collana Principio Attivo, euro 13,90, pp. 256

PRETESTI
“Perché mai, noi cittadini che lottiamo per sopravvivere, dobbiamo essere condizionati da debiti creati da una élite al potere che li ha contratti a nostre spese?”
Murray Newton Rothbard, economista, storico, filosofo dell’anarcocapitalismo

“Dei vari modi per organizzare il sistema bancario, il peggiore è quello che abbiamo oggi.”
Sir Mervyn Allister King, governatore della Banca d’Inghilterra dal 2003 al 2013.

“Chi guida i giochi nelle banche centrali e nei grandi istituti commerciali sono gli innominati che qui chiamiamo bankster, neologismo in Italia tabù – nato dalla fusione di banker e gangster.”

“I controllori sono tutt’uno con i controllati, la Federal Reserve e l’omologa Banca centrale europea hanno come azionisti le più potenti banche commerciali governate da azionisti privati.”

“I capitali in circolazione derivano dai profitti prelevati alla classe media; sono veramente i soldi della gente comune a generare il cash che poi arricchisce le caste.”

“Il cervello, o cuore, del capitalismo contemporaneo risiede in 1318 aziende, in tutto il mondo, che hanno assetti azionari incrociati.
Meno dell’1 per cento delle multinazionali guida il 40 per cento del totale.”
James B. Glattfelder, Politecnico federale di Zurigo.

“Il capitalismo finanziario non funziona perché i governi hanno ceduto la responsabilità della creazione di moneta alle banche.
E non a quelle centrali, ma agli istituti di credito privati, le grandi Tbtf.”

“Non c’è speranza di vivere in uno scenario economico stabile e prospero finché l’offerta di moneta dipende interamente dalle attività di prestito delle banche.
I bankster sono quasi sempre a caccia di profitti a breve.”
SCHEDA
Un club esclusivo di poche migliaia di persone, non elette democraticamente, che decide i destini di intere popolazioni, in grado di manipolare i mercati finanziari e di imporsi sulla politica e sugli Stati. Chi sono, come agiscono e quali obiettivi hanno i banchieri - i famigerati bankster - che guidano i giochi delle banche centrali e vivono sulle spalle della classe media e dei ceti più poveri?
Il libro di Ciarrocca riesce a mappare il genoma della finanza mondiale attraverso la rete di società finanziarie e industriali che di fatto controllano l’economia mondiale, e ne denuncia la pericolosità.
Ecco come i grandi istituti commerciali azionisti delle banche centrali, innanzitutto la Federal Reserve e la Bce, riescono a veicolare le informazioni e a tirare le fila del capitalismo mondiale. Il prezzo di materie prime, azioni, obbligazioni, valute, non è frutto di una contrattazione libera, quella è solo una messa in scena. La realtà è ben diversa: sono i bankster a condurre il gregge dei piccoli risparmiatori e dei contribuenti, complici le agenzie specializzate come Moody’s e Standard & Poor’s e i governi loro alleati, pronti a scaricare sulla collettività il peso delle crisi e l’onere di generare nuovo cash.
Come uscirne? La proposta c’è, e l’autore ce la illustra. I cittadini sarebbero finalmente svincolati dai diktat della finanza, e i governi non dovrebbero più cedere il potere di creare moneta alle grandi banche commerciali, la cui influenza sarebbe ampiamente ridimensionata. Una rivoluzione dalla parte della gente che lavora e dell’economia reale.

Luca Ciarrocca, giornalista, ha vissuto e lavorato molti anni a New York, dove nel 1999 ha fondato Wall Street Italia, sito indipendente di economia, finanza, politica e news. Nel 1997 ha vinto il premio di giornalismo Premiolino. Ha pubblicato il libro INVESTIRE IN TEMPO DI GUERRA (Nutrimenti) in cui si racconta la mattina dell’11 settembre 2001, quando Wall Street Italia ha dato per primo al mondo la notizia dell’attacco dei terroristi di Al Qaeda ai grattacieli del World Trade Center.

venerdì 8 novembre 2013

We Will Ride Bicycles

Fonte e articolo completo: Moa magazine

Articolo di Federico Pesce

Si chiama “Girl Revolution” la coraggiosa campagna online promossa dalla 22enne egiziana Ghaader Ahmed, che potrebbe segnare una svolta nel riconoscimento dei diritti e dell’emancipazione delle donne musulmane. Grazie al boom dei social network nel paese nordafricano, i quali sono stati decisivi anche per promuovere la Primavera Araba, l’Ahmed è riuscita a rivolgersi ad un pubblico di circa 90mila persone e, assieme ad altre organizzatrici, ha deciso di lanciare ieri una nuova iniziativa legata al mondo del ciclismo denominata “We will ride bicyles”. [...]

Altre informazioni: FB Egyptian Streets


Hugbike, la bici che abbraccia

La bicicletta solidale Hugbike nasce dall'idea di trasportare persone a ridotta mobilità o non vedenti abbracciandole per dare maggiore sicurezza. Il guidatore è seduto dietro. La bici è stata realizzata da giovani autistici del villaggio Cohousing 4 Autism di Godega Sant'Urbano di Treviso e sviluppata dalla cooperativa sociale Opera della Marca. Testimonial dell'iniziativa il campione olimpionico Juri Chechi, che ha cichiarato: «La Hugbike è un progetto meraviglioso perché ora la bici è in grado di portare grandi emozioni anche alle persone disabili». 

 

Donald Sassoon, From Paris to London by bike

n.d.r.: Il professor Donald Sassoon, dietro mia richiesta, ha acconsentito alla pubblicazione integrale del suo articolo sul viaggio in bici compiuto da Parigi a Londra. Lo ringraziamo e gli auguriamo buone pedalate.

The real problem was the bum, the posterior, the sacrum. What the Germans call the Kreuzbein, the cross bone and the Italians (but also the Dutch) call, more poetically, the sacred bone, l’osso sacro. Like most things, the term comes from the Greek: ieros osteon. Osteo is, of course, bone and ieros means strong but it can also mean sacred and so we ended up with a rather religious term for the bone upon which we sit. Of course, most of the time academics like me sit on it rather comfortably. Having spent most of my life sitting down I had assumed I would spend my retirement doing more of the same. Even when I was a revolutionary I was an ‘armchair’ revolutionary. To find it agonising to sit on my posterior, at least for a while is very perturbing, as if I had adopted a new calling.
 So what’s the problem? The problem is that I was enticed into an ‘adventure’. Nothing grand, on the epic scale of the aristocratic and upper class adventurers of the nineteenth century, or those brave souls who conquered the South Pole or Everest, which has since become commonplace. But more modestly cycling from Paris to London using the new Avenue Verte (almost, and almost is the crucial word, free from motorized traffic). When you cycle for six hours a day for five days the sacred bone, as well as the knees and the thighs suffer far more than one would have ever expected, and one’s mind, instead of admiring the beauty of the landscape, reflecting on the meaning of life or wondering how to resolve the Middle East problem, is concentrating far too much on one’s muscles, bones and bum.
The distance from Paris to Dieppe, using the shortest way, is 240 km, and fairly flat. Then one crosses the Channel (on a ferry, not swimming or paddling a canoe, we know our limits). And then there are a further 160 km of beautiful rolling English countryside. Rolling means that when you go up the hill you often have to push the bike, and when you go down you descend for thirty seconds before facing yet another climb.  OK, it is not the Col du Tourmalet, the most famous climb of the Tour de France, almost 20 km of grueling ascent. But nor are we professional cyclists, or even particularly athletic, and we did not benefit from drugs and blood transfusions à la Lance Armstrong.
I had taken the Eurostar from London, with my bike and, on the steps of Notre Dame, met, as agreed, my oldest friend and comrade, Ivo G., who had flown in from Milan, and hired a bike in Paris. We are not young, both born in 1946, both born in Egypt, and both went to school together in Milan (yes, we went to school together by bike, but we were young then and it only took 15 minutes). But he is fit and I am not. He is a biochemist who knows a bit of history and I am a historian who knows absolutely nothing of biochemistry, neither discipline being of much help in our enterprise, though Ivo gave me the scientific theory behind muscular cramps when I was briefly struck by them (not that I understood a word).
 So off we went.
Getting out of Paris was the most daunting part of the enterprise, because of the intimidating traffic, because it is so easy to get lost, and because we had to find the elusive beginning of the famous Avenue Verte. Once past Nanterre (a name which sends us back to the glorious days of 1968 and which shows our age) it gets very beautiful: first along the Seine and later along the Oise, along the l’île des Impressionnistes, where Auguste Renoir painted Les Canotiers à Chatou and Le Déjeuner des Canotiers depicting lazy people eating in restaurants or about to embark on a gentle boat ride. We, of course, have no time for such niceties. We are not tourists. We are not here to enjoy ourselves. We are adventurers determined to get to the next stage of our own epic journey - and to find a decent hotel.
This is not so simple. It may seem incredible but it is not that easy to find accommodation once one is off the main tourist routes. Nor is it true that every French village has a café usually with a wonderful  name such as Le Café des Amis. Eventually, of course, we did find places, but this added further kilometres at the end of an already tiring day. Once, after a very long slog, we find a wonderful chateau, but with only one room left (Le Chateau de la Rapée, near Gisors) with a double bed and a child’s bed in the corner. I would like to say that I generously offered the comfortable bed to my dear friend, but muscles, bones and bum overcame generosity. So I didn’t. But he was generous and slept like a baby while I was tormented by guilt.
In Forges des Eaux, a pretty little town less than 60 km from Dieppe, we came across  the charming Chambres du Lac run by the delightful Annie whose breakfasts are unforgettable. And, after crossing, the Channel, having embarked at 5 in the morning we arrived in Mayfield, in Sussex, and found the Rose and Crown, a pub with wonderful rooms and bathrooms, a real oasis when it was getting dark and we were exhausted, and the next place was ten miles of rolling countryside away.
The weather was wonderful. Miraculously it never rained. However, most of the time we could not appreciate the panorama. When you cycle you have your head down, eyes planted on the road immediately before you. The Avenue Verte, even when it is really verte and not shared with the hated cars, crosses beautiful parks and woods. In Sussex the Cuckoo Way is a great cycling road.  But this was not the object of our trip.
In fact, what was the object? That was not clear even to ourselves. It would be easy to say that we did it to prove that we could. But what would have happened if we had failed? Absolutely nothing. We would not have ‘lost face’, our friends would not have made fun of us. Our pride would not have been damaged in the slightest. My life has never been predicated on being successful at physical efforts. In fact, like many intellectuals, I have always reserved a little contempt for those obsessed with ‘proving’ anything physical, and though one admires the courage required to walk all the way to the North Pole or to cross the Atlantic in a rowing boat, it is difficult to avoid thinking that such efforts are an exercise in narcissism.
In days of old, proving one’s endurance was an aristocratic pastime, maybe in order to demonstrate one’s potential for heroism in war. To cross the Sahara desert to trade goods is simply a job, but to cross it in the spirit of adventure, just because it’s there, is the mark of the uncommon man, the explorer, the path-breaker. In our democratic age, anyone can pretend to be a nineteenth century aristocrat, and there are plenty of commercial firms ready to take you on an organized trip to the Amazon, or across the Sahara by camel, or sailing in the South China Sea. But you can also get on your bike and go from Paris to London, all on your own, and soon you will be able to do the same from Turin all the way to Venice.  One word of advice, though. Don’t forget to wear padded shorts. Although your heroism and spirit of adventure may be strong, you still have to consider the effect on your sacred bone. 

© Donald Sassoon 2013. Pubblicato in traduzione italiana sul Sole-24 ore, 20 ottobre 2013, p. 30
 



Le polveri sottili sono cancerogene con assoluta certezza

Morire di polveri sottili

[...]La International Agency for Research on Cancer (con sede a Lione, è il ramo dell'Oms che ha la delega per i tumori), diretta dall'epidemiologo britannico Christopher Wild, il 17 ottobre 2013 ha classificato l'inquinamento atmosferico nel gruppo I dei cancerogeni: cioè tra quelli certi (vedi http://www.iarc.fr/en/media-centre/iarcnews/pdf/pr221_E.pdf). Gli inquinanti dell'aria sono sia sostanze gassose o volatili (ossido di carbonio, anidride solforosa, ossidi dell'azoto, idrocarburi policilici, altri composti organici), sia microparticelle solide, chiamate in genere polveri sottili (PM10 o PM2.5, a seconda che siano piccole o piccolissime): sono proprio queste che vengono incriminate come causa di tumori (perciò i ciclisti con le mascherine, che tanti guardano come se fossero marziani, fanno bene a sensibilizzare il pubblico al problema).
Il documento dell'Iarrc (che verrà pubblicato come Monograph n.109) riguarda su scala mondiale centinaia di migliaia di casi di tumori, specificamente del polmone e della vescica urinaria. Dal punto di vista quantitativo l'impatto dell'inquinamento atmosferico sull'insorgenza dei tumori è probabilmente simile a quello del fumo passivo; mentre il fumo attivo delle sigarette è causa di gran lunga più potente (almeno di 20 volte).

Fonte e articolo completo: Qui

giovedì 7 novembre 2013

Articolo di Donald Sassoon sul suo viaggio Parigi-Londra

Da Parigi si parte, in bici, verso Londra. Il pensiero non spicca il volo. Se ne sta lì, fisso, corrucciato, sull'idea del "sacro" (nel senso dell'osso)

di Donald Sassoon

Il vero problema era il sedere, il posteriore, il sacro. Quello che i tedeschi chiamano Kreuzbein, l'osso della croce, e gli italiani (ma anche gli olandesi) chiamano, più poeticamente, l'osso sacro. Come molte parole, deriva dal greco ieros osteon. Osteo naturalmente sta per osso, e ieros significa forte ma può anche significare sacro. È così che siamo approdati a un termine religioso per definire l'osso su cui sediamo. Si sa che gli accademici come me ci stanno seduti sopra gran parte del tempo con grande soddisfazione [...].
Non siamo dei turisti. Non siamo qui per divertirci. Siamo dei temerari decisi, decisi a raggiungere la tappa successiva del nostro epico viaggio - e trovare un albergo decente.


Dall'articolo "L'avventura, messa in croce", Il Sole-24 ore, Domenica, 20 ottobre 2013, p. 30 [non rintracciabile sul web].


Bellissimo resoconto dell'intellettuale britannico sul suo viaggio in bicicletta da Parigi a Londra. Abbiamo scritto al prof. Sassoon, che ci ha gentilmente inviato l'articolo in inglese, e che ringraziamo. Ne pubblichiamo sotto uno stralcio significativo.




So what’s the problem? The problem is that I was enticed into an ‘adventure’.
Nothing grand, on the epic scale of the aristocratic and upper class adventurers of the
nineteenth century, or those brave souls who conquered the South Pole or Everest, which has
since become commonplace. But more modestly cycling from Paris to London using the new
Avenue Verte (almost, and almost is the crucial word, free from motorized traffic). When you
cycle for six hours a day for five days the sacred bone, as well as the knees and the thighs
suffer far more than one would have ever expected, and one’s mind, instead of admiring the
beauty of the landscape, reflecting on the meaning of life or wondering how to resolve the
Middle East problem, is concentrating far too much on one’s muscles, bones and bum.

La strage annunciata: chi tace è complice

Comunicato Legambiente

DATI ACI-ISTAT SU VITTIME DELLA STRADA
#SALVAICICLISTI: QUELLA DEI CICLISTI E’ UNA STRAGE ANNUNCIATA
Subito i 30 km/h nel nuovo Codice della Strada

Roma, 6 novembre 2013 – Si è verificato ciò che prevedevamo. I dati sulla mortalità stradale, resi noti oggi dall'Aci e dall'Istat, mostrano impietosamente la cruda realtà: il +2,5% di ciclisti morti in strada, in presenza di una generale diminuzione dell'incidentalità e della mortalità che ne consegue, mostra l'effetto dell'inerzia delle istituzioni, nessuna esclusa, nella creazione di condizioni minime di sicurezza per tutti gli utenti della mobilità non motorizzata.
 Nel 2012 sono stati registrati 186.726 sinistri con lesioni a persone (-9,2% rispetto all'anno precedente), che hanno causato 3.653 morti (-5,4%) e 264.716 feriti (-9,3%). Ogni giorno durante il 2012, si sono verificati in media 512 incidenti stradali, che hanno comportato lesioni alle persone e in particolare, la morte di 10 individui e il ferimento di altri 725. Tra il 2001 e il 2012 -afferma  il rapporto- gli incidenti stradali con lesioni a persone sono passati, infatti, da 263.100 a 186.726, con un calo complessivo del 29%, i morti, invece - conclude il rapporto- sono passati da 7.096 a 3.653 (-48,5%) e i feriti da 373.286 a 264.716 (-29,1%).
 In presenza di questi macrodati, sicuramente positivi, colpisce l'aumento dei morti tra chi ha scelto la bicicletta. Secondo il rapporto “rispetto al 2011, aumentano del 2,5% i conducenti di biciclette vittime di incidenti stradali e del 2,7 % i feriti. Va rilevato - si legge nel rapporto - che la proporzione di donne decedute alla guida di una bicicletta, sul totale delle conducenti morte in incidenti stradali, è più elevata rispetto alla stessa percentuale calcolata per gli uomini (10,4% e 19,3 % rispettivamente per gli uomini e per le donne)”.
 L'aumento costante di ciclisti quotidiani, che oggi ammontano a circa 5 milioni, rende ancora più amaro il dato reso noto oggi. Dal 28 aprile 2012, in cui 50.000 ciclisti ai Fori Imperiali chiesero -in totale autonomia da associazioni o organizzazioni: una manifestazione organizzata dal basso- più sicurezza sulle strade italiane. Ebbene, da allora niente è cambiato e tutto è semmai peggiorato: all'attivismo quasi emergenziale dimostrato da una quota sempre crescente di cittadini, abbandonati da decenni da istituzioni e organizzazioni di settore, ha corrisposto la tradizionale inerzia istituzionale italiana.

Non siamo disposti a fare da vittime sacrificali sull'altare ormai obsoleto di una motorizzazione di massa che fu civiltà solo nel dopoguerra, e che dagli anni '70 a oggi è la principale responsabile di un disastro urbano e sociale che ormai è sotto gli occhi di tutti. Ripetiamo per l'ennesima volta che l'assenza di misure rapide per domare un traffico assassino significa esserne complice. Ogni tipo di istituzione deve attivarsi immediatamente per un rovesciamento della situazione. In questo senso stimoliamo il potere legislativo ad approvare immediatamente le proposte recentemente avanzate da Rete Mobilità Nuova con una proposta di legge e fatte proprie anche dall'Anci per una modifica radicale del codice della strada, a partire dal limite massimo in città di 30 km/h, che non deve essere disgiunto dalle altre misure, positive, che possano favorire la mobilità non motorizzata.
Comunicato Adoc

MOBILITA’: ADOC, A ROMA TRIPLICATI TEMPI DI ATTESA AUTOBUS E TRAM, E’ CAOS TRASPORTI

Disagi quotidiani in entrata e uscita dalla Capitale, serve urgentemente nuovo piano di viabilità su ferro e strada

Roma, 6 novembre 2013 – E’ caos mobilità a Roma, le corse di bus e tram hanno diradato la frequenza, triplicando i tempi di attesa e costringendo i cittadini a usare la macchina causando il congestionamento della viabilità. Per Adoc il problema del trasporto pubblico è il primo da affrontare e risolvere.
“Un efficiente trasporto pubblico incide sulla qualità della vita dei cittadini, ma nella Capitale la situazione è drammatica – dichiara Lamberto Santini, Presidente dell’Adoc – le linee di autobus e tramviarie, quest’ultime immuni dal condizionamento del traffico, hanno diradato la frequenza fino a triplicare i tempi di attesa, con il risultato che utilizzarle è diventato proibitivo, per cui i cittadini sono costretti a utilizzare il proprio mezzo privato. La conseguenza è un aumento del traffico e dell’inquinamento, i cittadini sono in ostaggio dei disservizi causati dalle aziende pubbliche. Nonostante l’aumento del costo di biglietti e abbonamenti dello scorso anno, nulla è cambiato dal punto di vista qualitativo, anzi il servizio è peggiorato. La Capitale continua ad essere una città invivibile per i suoi cittadini, stanchi del degrado urbano, del caos mobilità, della scarsa sicurezza stradale. E’ necessario un deciso e immediato cambio di rotta, puntando su una maggiore e più sostenibile mobilità del trasporto pubblico, più sicurezza per le strade, un Centro Storico a misura d’uomo pedonalizzato e finalmente libero dalle auto e le vie consolari percorribili in tempi umani. Oggi per entrare e per uscire da Roma attraversando le principali vie come la Salaria o la Laurentina ci vuole almeno un’ora, nel migliore dei casi. E’ evidentemente una situazione non più sostenibile, che comporta perdita di tempo, di ore lavorative e di salute. E’ fondamentale pertanto un nuovo e migliore piano di viabilità sia su strada che su ferro, con l’ampliamento della rete metropolitana e ferroviaria in interconnessione con la rete nazionale e contestuale miglioramento in termini di efficienza e qualità delle attuali infrastrutture. Va inoltre potenziata la rete ciclabile, in particolare nelle zone più periferiche”




A 30 all'ora in città: legge di civiltà (magari così veloci nel traffico)

Comunicato ADP


Le statistiche ufficiali, gli *esperti* e gli *addetti ai lavori* ci informano che:
  • nelle strade della città si registra oltre il 60% degli incidenti stradali, delle persone morte e di quelle ferite;
  • la causa principale è la velocità. (50 km/h è, attualmente, quella massima consentita nei centri urbani);
  • il 15% circa degli abitanti non esce di casa: la *paura del traffico* è compresa tra i vari motivi;
  • la sicurezza stradale è insufficiente per gli utenti deboli: pedoni, ciclisti e utenti delle due ruote a motore;
  • il rischio di morte per un pedone (per impatto con un veicolo) è del 10% ad una velocità di 30 km/h, del 30% a 40 km/h ed addirittura dell'80% a 50 km/h*.

L’ADP-Associazione Diritti Pedoni di Roma e Lazio invita tutti a sostenere la raccolta delle firme a sostegno della proposta dei cittadini europei di ridurre a 30 km/h la velocità nelle città dei 27 Stati della UE.
La raccolta, registrata dalla   Commissione  europea il  13/11/2012  al  N. ECI(2012)000014 http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/ongoing/details/2012/000014/en è iniziata il 15 novembre del 2012 e termina il prossimo 12 nov. 2013.
Con questa proposta si vuole introdurre un limite di velocità regolare di 30 km/h in tutta l’UE per le aree urbane/residenziali. Le autorità locali possono introdurre altri limiti di velocità se sono in grado di mostrate come le esigenze ambientali e di sicurezza degli utenti più vulnerabili della strada siano soddisfatte.
Anche se mancano solo pochi giorni alla scadenza ognuno di noi può dare il suo piccolo, ed al tempo stesso grande contributo, firmando e facendo firmare la proposta.
ENTRO IL 12 novembre 2013
Firmate on line   http://www.30kmh.eu  (con l'accortezza di riempire le 7 celle della riga in modo chiaro e completo)
oppure
scaricate  il volantino e il modulo allegato, stampateli in numero sufficiente (tenete presente che ogni modulo contiene solo 4 firme), seguite i vostri parenti, amici, colleghi, mentre riempiono i campi del modulo per evitare omissioni e inesattezze, che possano causare l’annullamento del modulo stesso   e, infine, inviando i fogli  a Heike Aghte   heike.aghte@30kmh.eu