venerdì 4 aprile 2014

Intervista esclusiva a Paolo Bellino "Rotafixa", 3 aprile 2014

Nel quartiere Monti, la serata prende piede, tra stradine affollate, negozi fighetti, botteghe artigiane che rifioriscono e ristorantini. Alle sette meno un quarto, alcuni turisti già aspettano impazientemente che dalle cucine arrivi l'ok per sedersi. Nel negozio “Il biciclettaro” le attività fervono. Si perde tempo per capire come lavora al meglio un cambio interno Sturmey Archer, ma ci si prende cura anche della pulizia di un telaio, oltre che della meccanica.
Il percorso in fissa da Montesacro è filato liscio. Aspetto Paolo Bellino “Rotafixa” nel suo ambiente naturale, il suo barrio a cui è molto affezionato. Sta varcando il traguardo dei 50 anni: doveva festeggiare con un giro per il mondo, ma ora si frappongono ostacoli di natura burocratica. O sociologica, non saprei.
Generoso, insopportabile, caparbio, sfrenato, creativo, molesto, attivista del pedale, costruttore di telai, pittore, esperto di mobilità: sono molte le cose da chiedergli, anche che cosa ne è di Salvaiciclisti, la campagna a cui abbiamo partecipato entrambi (lui più di me).
Stamattina [3 aprile] m'è venuto in mente che, approssimandosi il mezzo secolo di Rotafixa, si approssimava anche il momento della sua partenza per il giro del mondo, secondo quanto dichiarato a più riprese sui suoi blog. Invece no, contrordine. L'ho chiamato e mi ha comunicato che ci sono problemi. Non basta aver perso tempo e soldi dietro ai visti, non basta essersi vaccinati, aver costruito una bici specifica. No, dietro l'angolo c'è l'ulteriore ostacolo. Il mio registratore a cassette Sony TCM-S64V viene estratto prontamente dallo zaino. Siamo vintage e adoperiamo strumenti consoni. Dopo un attimo di suspence per le batterie scariche, quelle ricaricabili di riserva alla fine mettono in movimento il motore. Siamo seduti sui gradini di un negozio alla moda. Possiamo iniziare.

Luca Conti (D): Sapevo che dovevi partire in questi giorni per il giro del mondo, che cosa è successo nel frattempo?
Paolo Bellino (R): Io partirò, solo che pensavo di partire adesso, ad aprile. La mia azienda – io lavoro in un'agenzia di stampa – non mi ha concesso l'aspettativa che mi spetta di diritto, per motivi ignoti, sostanzialmente. Posso anche capire quali sono i motivi, siamo stati in vertenza, devono licenziare venti persone, io anzi... [testo censurato dal Comitato Centrale del Rotazioni Lab].

D: Ma che cazzo dici? Questo lo tagliamo.

R: Non mi interessa più osservare quest'Italia che sta affondando nella melma.

D: Tornando al viaggio, tu devi partire, questa cosa l'hai decisa, hai fatto anche un itinerario di massima per questo giro intorno al mondo, tu vai in giro per il mondo, direi, non è “il giro del mondo”, perché il giro del mondo è troppo impegnativo, te ne vai per il mondo. Attualmente, quindi, è tutto fermo.

R: Guarda, io partirò da Roma  e tornerò a Roma, non importa granché il percorso, tanto tutto il pianeta ha le sue specifiche, è bello, per cui se io vado a Est o a Ovest non è che mi cambia tanto. Ho cambiato diverse volte il percorso. La prima volta volevo andare verso Est, secondo un percorso che mi risuonava abbastanza, per Israele, poi passare il ponte di Allenby, e andare in Giordania, poi scendere in Kuwait, Arabia Saudita, eccetera. Però poneva dei grossi problemi di tipo antropico, politico, geopolitico. Ho pensato quindi di andare a Ovest, partendo ad aprile: Spagna, poi prendo l'aereo per Cuba, poi prendo una nave per il Costa Rica. Giamaica, forse anche.

D: Questo era l'ultimo itinerario previsto?

R: Il penultimo. Poi quando l'azienda per la quale lavoro mi ha fermato l'aspettativa, ho proposto un altro periodo, che sarebbe giugno. Giugno sarebbe un po' troppo caldo per alcuni posti che voglio attraversare verso Ovest.

D: I Paesi tropicali in America...

R: E però comincia a essere decente per alcuni Paesi che voglio vedere comunque verso Est. Quindi ho ricambiato nuovamente itinerario nella mia testa, e lo farò, perché sono abituato a questo. Quando mi metto in testa una cosa, poi la realizzo.

D: Per i visti non ci sono problemi di scadenza?

R: Si possono fare di tre mesi, paghi un po' di più ma si possono fare. Per esempio, ho fatto un visto per la Russia che inizia da giugno e dura 90 giorni, quindi sono abbastanza a mio agio, anche perché l'itinerario che adesso ho scelto è andare verso il confine Est dell'Italia, poi andare in Slovenia, in Ungheria e poi a Mosca. Da Mosca prendere il treno, la Transiberiana.

D: Fino a Vladivostok?

R: No, non vado a Vladivostok. Mi fermo a Irkutsk. Non mi ricordo come...

D: In Mongolia?

R: No. è la città più grossa intorno al Lago Baikal. Lì scendo dal treno e vado in Mongolia, e poi a Pechino, poi penso o in Vietnam o in Corea.

D: Poi si vedrà.

R: Poi si vedrà. Questa è la cosa bella del Wandering, dell'andare in giro senza particolari esigenze e anche cambiando idea. Comunque voglio andare in Mongolia e penso che passerò da Ulan-Bator e poi da Pechino. Sarebbe bello anche passare in Corea del Nord, ma è un problemone.

D: Per i visti, soprattutto.

R: I visti, e poi passare dalla Nord Corea alla Sud Corea è quasi impossibile.

D: Cambiando discorso, tu adesso parti. Tutto quello che è stato fatto con Salvaiciclisti, questa lotta per la mobilità. Come vedi adesso la situazione? Siamo in una fase di stallo? Domani c'è il congresso della Fiab. Sembra tutto un po' fermo. Dal tuo punto di vista che cosa si potrebbe fare, che cosa si sta facendo adesso?

R: Guarda, io voglio un po' lasciare l'attivismo in Italia, perché, come dici tu, c'è uno stallo. È come se fossimo stati trascinati nuovamente dentro la melma. Io della Fiab non ho nessuna considerazione, perché sono vent'anni che è lì, e nulla è cambiato. Noi di Salvaiciclisti abbiamo fatto parecchio per far esplodere nella mente di tutti la ciclabilità urbana. Tutti hanno detto “bravi”, però nulla è accaduto. Io sono abbastanza convinto che ci sia bisogno di recuperare una strategia, cosa che le associazioni italiane non hanno affatto. E questo comunque, al momento, non mi riguarda più. Non mi interessa convincere gli altri ad andare in bicicletta, cosa che ho fatto per parecchio. Quello che ho pensato è: se volete cambiare vita, ora avete gli strumenti per farlo; e se non volete cambiare vita, fatti vostri. In realtà, sono anche fatti di tutti.

D: Sul fronte del viaggio, sarebbe interessante parlare della bicicletta che ti sei costruito da solo e dell'equipaggiamento. Che equipaggiamento, che bagaglio ti porti appresso?

R: Ho costruito una bicicletta che sostanzialmente è una specie di Rampichino Cinelli. È stata questa la prima mountain bike di questo Paese. Cinelli che ha sempre delle ottime intenzioni, a volte è avanti, altre volte segue. Ha fatto negli anni Ottanta una bici che si chiama Rampichino. A me non interessava di fare un rampichino, però secondo le mie esigenze ho fatto una bici, un telaio da 26, la forcella è da 28, però gli attacchi dei v-brake sono da 26, ma la forcella è da 28 e ha anche un foro per un'eventuale 28, se dovessi sfasciare la ruota anteriore. Tutto quello che ho fatto su questa bici è finalizzato al viaggi. Questa bici la chiamo 'utensile', altro nome non sono riuscito a trovarlo, perché è veramente un utensile, come se girassi una pinza. Questa bicicletta è un utensile ed è una bici in acciaio in congiunzione con quote abbastanza comode e un carro posteriore infinito, sono 450 mm, per non sbattere con i talloni contro le borse cariche. È comodissima, l'ho pensata comoda ed è uscita fuori veramente comoda, ci ho girato parecchie volte in questi ultimi mesi, ho fatto anche dei viaggetti di prova, ed è una bici in cui l'unica stanchezza che provi è quando sei stanco tu, non perché lei te la dà. È perfetta per me, come misure e come impostazione, ed è molto robusta, molto rigida dietro e una guidabilità estrema, quasi una poltrona, anche se non è una recumbent.

D: È a ruota fissa? [leggera ironia]

R: No, ha 27 rapporti. Ne ha 27, perché ho sbagliato a fare la spaziatura posteriore di 130, quando il mozzo era 135, quindi l'ultimo rapporto non entra. Quindi ho bloccato il deragliatore posteriore, altrimenti gratterebbe sul telaio. È stato un mio errore, ma va bene, capita.

D: Quindi tre corone...

R: Tre corone, 48, 36 e 28.

D: E pacco pignoni da 10.

R: L'ultimo è da 32, quindi rapporto inferiore a 1:1. E devo dire che è molto comodo quando sei con un forte carico.

D: E magari con il vento.

R: Ho bloccato l'ultimo pignone, perché urtava la catena.

D: Invece il bagaglio?

R: Ho un materassino autogonfiabile di cui non voglio fare il nome, perché è pubblicità. Il mio sacco a pelo in piuma d'oca, molto bello.

D: Per il freddo, perché se è caldo uno lo apre. É un -15 °C?

R: -20 °C. Infatti vado in Mongolia e nelle propaggini inferiori della Siberia, per cui...

D: Meglio abbondare.

R: Infatti il giubbotto di pile che hai visto stasera...

[Qui è necessario fare un'osservazione. Paolo indossava un giubbetto terrificante, tipo pelo di pecora grezzo, di colore verde. Mi consola solo il fatto che è stato ottenuto dal riciclo di bottiglie di plastica e non facendo lo scalpo a poveri ovini].

È leggerissimo e caldissimo, e si compatta pure bene. Una tenda da 1,100 Kg che serve solo a me e non ad altri, cioè è da una persona, uno c'entra pure stretto, pesa poco e ha anche questa particolarità, che ha una copertura che diventa un poncho, per cui se la pioggia battesse tanto, mi farei questo poncho, ovviamente bestemmierei a rotta di collo.

D: Ovvio.

R: Però capita. Tanto la bestemmia non fa mai male, ti serve a sfogarti. Ho fatto un fornelletto con dei pezzi di recupero. Ho delle medicine con me. Ho fatto una sola vaccinazione, quella per l'epatite A. Poi ho due pantaloni –  un pantaloncino e un pantalone lungo – due magliette, una camicia da me rifatta con le maniche lunghe, un giubbotto che ho da tanto tempo, per bicicletta, che è antivento. Un paio di pantaloni in goretex e un'altra giacca in goretex, che ho da tanti anni, è da montagna.

D: Attrezzi?

R: Sì, questo è un problema abbbastanza...

[Gli occhi dell'intervistatore s'illuminano, come a dire: “Infatti, è un problema serissimo”].

R: Per me, io sono un fanatico della meccanica...

[Si empatizza con il problema]

R: Cioè, io porterei con me il centraruote.

D: Certo. [risatina di complicità]. Come centraruote puoi usare la bici.

R: Esattamente. Siccome, finalmente ho una bicicletta con i pattini dei freni, posso usare quelli come riferimento.

D: Il problema sono le chiavi, smagliacatena...

R: Quelle ce le ho, lo smagliacatena ce l'ho. Poi ho un pezzo di catena...

D: Ricambi?

R: Solamente i raggi.

D: Camere d'aria? Due, tre, quattro?

R: Due. Poi tip top, colla, basta e avanza.

D: Copertone di riserva?

R: Copertone. Una nota ditta tedesca che fa...

D: Che tutti foraggiamo...

[risate]

R: Speriamo che tenga l'antiforatura. La bici l'ho fatta da 26 per questo. In qualsiasi posto del mondo.

D: Si dice sempre questa cosa, che il 26 pollici è universale.

R: È universale. Nei posti più sfigati trovi il 26, il 28 magari no. Però se trovassi il 28, metterei quello.

D: Potrebbe entrarci per entrambe le ruote?

R: E certo, basta che leghi la camera d'aria, oppure neanche la leghi, la inzeppi dentro e la gonfi. Però avere il 26 puoi mettere il 28, se avevi il 28 non puoi mettere il 26. Ho fatto la bici così per questo motivo qua.

D: La prossima intervista alla vigilia della partenza.

R: Ecco, una cosa. Io vorrei partire di nascosto.

D: Io pensavo a un evento, invece, con una bella biciclettata, con i fazzoletti, i panini ... [ironico]

R: No, è una cosa che mi ripugna.

D: Basta.

[l'intervistatore ci ripensa]

D:Allora, tu sei noto per il tuo carattere bellicoso, ti si potrebbe chiamare “bellicosino”. In un viaggio devi stare molto attento, perché ti trovi in realtà estranee. Hai pensato anche a questo, a un po' di diplomazia nel tuo modo di rapportarti con gli altri?

R: Io sono molto diplomatico, secondo me.

[risate dell'intervistatore]

R: È così.

D: Va bene.

R: Io sono convinto di essere diplomatico. Il punto è questo. In un Paese con l'elettroencefalogramma piatto come l'Italia, un po' di elettroshock ci vuole.

D: Però all'estero...

R: Non è solo all'estero. Anche i rapporti con la polizia, per esempio. Con la polizia ho sempre scherzato [il Comitato Centrale del Rotazioni Lab ha tagliato qui un pezzo insignificante]. A volte m'hanno menato, ma botte relative, sono anche stato arrestato due volte. E però sono ancora qua.

D: Quando hai detto questa cosa del viaggio, io ho avuto un'immagine. Paolo, conoscendolo, secondo me arriva al porto di Bari, si mette in mezzo a una rissa, lo picchiano e torna a Roma.

 R: A parte che ho cinquant'anni e le risse sono un ricordo del passato.

[Risate]

D: Tu, tra i pastori mongoli come ti comporterai? 

R: Tutte le volte che ho viaggiato in bicicletta...Ho viaggiato in bicicletta anche entrando e uscendo dai territori palestinesi, per entrare in Israele. Una volta anche in Irlanda del Nord, a Belfast. Non è che vado a rompere i coglioni agli altri. Se mi rompi i coglioni, io reagisco malissimo. Una volta, per esempio, mi hanno arrestato a Cipro, a Nicosia. Abbiamo fatto un giretto dentro la buffer zone, è stata una cosa strepitosa, che mi ricordo ancora adesso. E poi la polizia della parte greca di Cipro mi ha trattenuto in caserma per un po'. Non è che mi sono preoccupato tanto, non ho mai avuto guai in vita mia, guai seri non ce li ho mai avuti.

giovedì 3 aprile 2014

Archi, Spring (2014)

Archi, la sedia Sping (2014)


Spring. Dettaglio dell'ammortizzatore

Una sedia ammortizzata, con pezzi di due sedie (la base e l'attacco dello schienale), di imballaggio (lo schienale), di altalena (il sedile) e di camion (la molla). La sedia Spring è stata concepita da Archi prima del Salone del Mobile di Milano (8-13 aprile 2014) che, notoriamente, costituisce un momento di satutrazione di prodotti per l'arredamento. Azzardiamo un'ipotesi: la deriva utilitaristica nella produzione di Archi sarà probabilmente condannata dal critico Bragantini, suo massinmo conoscitore, anche per aver vissuto al suo fianco per vari anni.

Quanto ci costa smaltire gli imballaggi

Dal sito del Conai
 
Il Contributo Ambientale CONAI, stabilito per ciascuna tipologia di materiale di imballaggio, rappresenta la forma di finanziamento attraverso la quale CONAI ripartisce tra produttori e utilizzatori il costo per i maggiori oneri della raccolta differenziata, per il riciclaggio e per il recupero dei rifiuti di imballaggi. Tali costi, sulla base di quanto previsto dal Dlgs 152/06, vengono ripartiti “in proporzione alla quantità totale, al peso e alla tipologia del materiale di imballaggio immessi sul mercato nazionale”.
Entità del Contributo Ambientale per materiale:

Acciaio      26,00 euro/ton
Alluminio   45,00 euro/ton 
 

Carta         4,00 euro/ton
Legno        8,00 Euro/ton 
Plastica     140,00 euro/ton           
Vetro        17,82 Euro/ton

mercoledì 2 aprile 2014

Cresce la sfiducia: i consumatori non fanno più causa

Comunicato Unione Nazionale Consumatori

GIUSTIZIA: CONSUMATORI IN FUGA DAI TRIBUNALI
In una bella infografica, i dati resi noti dall'Unione Nazionale Consumatori nel report "Reclami e contenzioso”: la classifica delle segnalazioni che giungono agli sportelli dell’associazione, gli strumenti di tutela preferiti dai consumatori e le soglia di impunità.

Roma, 27 marzo 2014 “E' la telefonia, la regina incontrastata della classifica dei reclami che arrivano ogni giorno alla nostra associazione". E' quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), rendendo noto il Report “Reclami e contenzioso” relativo all'ultimo anno (in allegato il Report completo).
"Il 27 per cento dei 10.700 reclami raccolti nel 2013 -spiega Dona (segui @massidona su Twitter)- riguarda proprio i problemi con gli operatori telefonici (costi non dovuti, portabilità, attivazione servizi indesiderati, scarsa trasparenza contrattuale, inefficienza dei call center), seguiti dai disservizi relativi all'energia (bollette gonfiate, fatture di conguaglio, offerte non in linea con i consumi); il 13 per cento delle lamentele riguarda, poi, l'e-commerce (in particolare problemi per ritardi nella consegna, danni ai prodotti, inefficienze nel sistema dei pagamenti on-line), il 12 per cento, viaggi e vacanze (soprattutto per il 'fai da te’ turistico) e il 9 per cento i prodotti in generale, con punte per il mancato rispetto della garanzia post-vendita. Si registra, infine, un 25 per cento di denunce che riguardano i servizi di poste, banche, assicurazioni, trasporti".
"Un altro dato interessante, frutto probabilmente del clima di sfiducia di questi anni -prosegue il Segretario generale-  è la riluttanza dei consumatori a difendersi: la soglia di impunità, infatti, è arrivata a 700 euro (in ascesa rispetto agli anni scorsi) per cui sono sempre più numerosi i cittadini, che non possono permettersi di rivolgersi al giudice e così rinunciano di fatto ad ogni tutela. Eppure il processo tradizionale non è l'unica soluzione come sanno bene -prosegue l'avvocato Dona- tutti quei consumatori che si rivolgono alla nostra associazione e risolvono i loro problemi grazie ad interventi stragiudiziali: grazie alla diffida inviata da UNC per conto dell’utente (55 per cento); grazie ad una procedura di conciliazione (36 per cento) o denunciando il caso ad un'Autorità di controllo o alle Istituzioni preposte (7 per cento). Soltanto il 3 per cento procede con un processo civile o con una class action, a riprova che ancora tanto va fatto per rendere questo ultimo strumento davvero utile per la difesa dei consumatori".
Ricordiamo che i consumatori che avessero problemi relativi a telefonia, energia, e-commerce, vacanze rovinate e prodotti difettosi possono contattarci mandando un'email a info@consumatori.it; i nostri esperti sono a disposizione degli iscritti all'associazione.

Plasticarian, il movimento cresce

Non possiamo non dirci plasticarians.

Una moltitudine silenziosa comincia a intaccare il primato artificiale della plastica nel mondo. I plasticarians pensano che una vita senza polimeri sia possibile.
Il continente di immondizia che galleggia nell'oceano è un monito per tutti. Si chiama la Grande chiazza di immondizia del Pacifico, in inglese Pacific Trash Vortex. Pare che le compagnie low cost ancora non ci arrivino. Ma il mondo intero è pieno di plastica, la grande isola del Pacifico è solo effetto delle correnti.Ieri al mare ho raccolto un sacco di tappi di plastica sulla spiaggia. Erano migliaia.


L'urban dictionary è chiaro:

The hippie douchbag who is trying not to use plastic in his/her daily life.
Adam - "What's wrong with your teeth?"
Joe - "I can't brush them because I can't find any tooth brushes or tooth paste suitable for me :("
Adam - "Why not?"
Joe - "I'm a raging plasticarian". 
Interessante testimonianza sull'argomento qua.

E per la nostra amata bicicletta? La plastica si può bandire completamente, la gomma sintetica penso di no.

La californiana Beth Terry boicotta la plastica da ormai sei anni e ha scritto un libro sul tema, Plastic free.

Il film di Werner Boote promette di far smettere a tutti di bere dalle bottiglie di plastica. Qualcuno ricorderà con nostalgia il sapore dell'acqua nella plastica dopo un'accurata insolazione estiva?

"Ah, bei tempi, quando c'era il petrolio e si tracannavano infusi di acqua calda alla plastica..."



C'è chi comincia fare outing.
Come ha detto saggiamente Thomas Smith, studente di dottorato a Mancheser: "A bit of plastic you had for a second lasts longer than your lifetime".

Se ti interessa l'argomento potresti leggere anche l'esperimento condotto da una famiglia austriaca che ha bandito completamente la plastica. Si trova qua.

Il concetto base, qualora non lo aveste capito, è: siccome si estrae il petrolio soprattutto per bruciarlo, un'enorme quantità di plastica si rende disponibile e bisogna usarla in tutti i modi e ovunque. E i costi sono bassi.


Prima di arrivare alla patologia, cioè alla totale eliminazione della plastica, si può eliminare l'80-90% dei nostri consumi di questo materiale senza troppi patemi. Poi ci sono i casi irrisolvibili, ma prima di arrivare a questo ce ne corre. E non sarà questa argomentazione in mano ai soliti rompicoglioni - gli stessi che per la bici usata tutti i giorni "ma come fai? Il tuo sudore non uccide nessuno? I sette colli, mo cugino", ecc. - a far desistere da una radicale dieta da questo flagello (vista anche l'educazione media italiana in tema di rifiuti).  

Il grosso problema della plastica è che una bella fetta di quella che viene raccolta correttamente nella differenziata finisce nell'inceneritore e un'altra consistente fetta di quella totale messa in commercio viene "dispersa" nell'ambiente. 

martedì 1 aprile 2014

Rossignoli: biciclette ritrovate

La mostra Biciclette Ritrovate

Quasi una storia della bicicletta

Biciclette Ritrovate è l'appuntamento che Rossignoli dedica ogni anno alle amate due ruote durante la settimana del Salone del Mobile.

Quest'anno si terrà il 9 e 10 aprile, tutto il giorno fino a mezzanotte, come sempre a Milano in corso Garibaldi 71.


Il pezzo forte, ovviamente, sono le bici: dalle prime draisine (l'antenata) ai bicicli dell'Ottocento con le ruotone, i Michaud, le bici dei lavori (pompiere, lattaio, arrotino, postino, panettiere...), le bici dei soldati, le bici dei campioni Coppi, Bartali, Mercx e Baldini, le bici per bambini, le bici da pista, le bici da corsa più belle ed eleganti.

Accanto alle biciclette trovano spazio fotografie storiche, filmati, quadri, cimeli, attrezzi e pannelli sulla storia della bicicletta. E soprattutto appuntamenti con le istituzioni, giornalisti, autori di libri, personaggi dello sport e dello spettacolo, professori, attori e personalità del mondo della bicicletta e della mobilità sostenibile.

Presenteremo, tra l'altro, il libro Tutti primi sul traguardo del mio cuore (Mondadori) con l'autore Fabio Genovesi, e Giovanni Cuniolo "Manina" con l'autore Claudio Gregori.
Grazie all'editore Marcos y Marcos saranno letti ad alta voce brani presi dalla ricca letteratura dedicata al mondo della bici, un'occasione per promuovere il Giro d'Italia in 80 librerie in partenza il 2 maggio da Aosta, in sella a biciclette Rossignoli.

Di seguito alcune foto pubblicate sul sito Repubblica.it e scattate da Danilo Beghi.
Crediti: Photo Danilo Beghi - www.db5.it

Chiamala se vuoi mobilità

"Così Alemanno pretese l'incasso della tangente da 200mila euro"

Il "sistema" fu aggiornato dal primo cittadino quando scoprì che il suo "tesoriere" rispondeva anche ad altri "padroni"
[...] [...]
 
Articolo completo:

OGM: ¡No pasarán!

VERSO EXPO 2015:
NUTRIRE IL PIANETA SENZA OGM

38 associazioni si mobilitano contro la deregulation transgenica


Incontro pubblico
Mercoledì  2 Aprile ore 10,30

Agorà di Expo Milano 2015
CASTELLO SFORZESCO, CORTILE DELLE ARMI (P.zza Castello), MILANO

In Italia è allarme OGM, a un anno da Expo 2015, l’appuntamento che farà del nostro Paese la capitale mondiale dell’alimentazione. Consumatori, ricercatori, agricoltori, in rappresentanza di milioni di cittadini si mobilitano in attesa di una sentenza che può cambiare - oltre al cibo e all'ambiente - anche la nostra economia.
Il prossimo 9 aprile il Tar si pronuncerà sul ricorso presentato da un agricoltore friulano contro il decreto interministeriale che proibisce la semina di mais MON810. Se il ricorso fosse accolto, si rischierebbe di aprire la strada a semine incontrollate di colture geneticamente modificate. Tutto il comparto agricolo ne risulterebbe gravemente compromesso: un colpo durissimo per le nostre coltivazioni, il nostro “made in Italy”, le produzioni biologiche, le esportazioni e per la libertà di scelta dei cittadini.

La Task Force per un’Italia libera da OGM, composta da 38 associazioni, organizza il 2 aprile a Milano l’incontro “Verso Expo 2015: Nutrire il pianeta senza OGM”, per ribadire le ragioni del no all'agricoltura transgenica, in preparazione della giornata di informazione del prossimo 5 aprile. Tra gli interventi, la testimonianza di un agricoltore statunitense che spiega come le coltivazioni OGM rappresentino una via a senso unico.
Intervengono:
Stefano Masini, coordinatore della Task Force  per un’Italia libera da OGM
Manuela Giovannetti, Università degli Studi di Pisa, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali: "OGM, I rischi per l’ambiente e la biodiversità agraria"
Simone Vieri, La Sapienza, Università di Roma, Facoltà di Economia, Dipartimento di Management: "Gli attuali sistemi produttivi agricoli possono nutrire il Pianeta? L'impatto degli OGM sulle principali criticità dei sistemi agroindustriali"
Wes Shoemyer, Agricoltore del Missouri: “Dall’agricoltura OGM non si torna più indietro”

In chiusura conversazione con
Giulia Maria Mozzoni Crespi,
Presidente Onorario FAI- Fondo Ambiente Italiano

Modera:
Antonio Cianciullo, giornalista di Repubblica
Durante l’incontro sono previsti contributi di enti, istituzioni e associazioni aderenti alla Task Force per un’Italia libera da OGM.

La Task Force per un’Italia libera da OGM è composta da:
Acli • Adoc • Adiconsum • Adusbef • Aiab • Amica • Associazione per l’Agricoltura Biodinamica •  Assoconsum • As. Se. Me. • Campagna Amica • Cia • Città del Vino • Cna Alimentare • Codacons • Coldiretti • Crocevia • Fai • Federconsumatori • Federparchi • Firab • Focsiv • Fondazione Univerde • Greenaccord • Greenpeace • Isde Lega Pesca • Legacoop Agroalimentare • Legambiente • Lipu • Movimento dei consumatori • Movimento difesa del cittadino • Slow Food Italia • Uecoop Una.api • Unci • Upbio •  Vas • Wwf


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Cambiamento climatico nell'area mediterranea

Comunicato Università di Milano "Bicocca"

Quinto rapporto IPCC: l’area mediterranea risentirà più di tutte del cambiamento climatico
E’ stato presentato oggi il secondo volume del quinto rapporto IPCC che traccia gli effetti del cambiamento climatico, in particolare in Europa e nell’area mediterranea. Abbiamo chiesto a Marco Grasso, docente di Politiche ambientali dell’Università di Milano-Bicocca, che segue gli effetti politici e sociali del cambiamento climatico, un commento sull’ultimo rapporto.
Milano, 31 marzo 2014 - «In Europa, la regione mediterranea è quella che risentirà più di tutte dei cambiamenti climatici a causa dei notevoli impatti attesi sul turismo, sull’agricoltura, sulle attività forestali, sulle infrastrutture, sull’energia». Marco Grasso, docente di Politiche ambientali dell’Università di Milano-Bicocca che segue gli effetti politici e sociali del cambiamento climatico, commenta a caldo  il secondo volume del quinto rapporto IPCC, presentato questa mattina alla stampa.
«I cambiamenti climatici – continua Grasso, commentando il rapporto “Climate Change 2014: Impacts, Adaptation, and Vulnerability - possono introdurre disparità economiche all'interno dell'Europa, favorendo regioni meno colpite dal cambiamento climatico e aggravando quelle più esposte, come quella mediterranea».
«Le future proiezioni climatiche – aggiunge Grasso che approfondirà il tema il prossimo 9 aprile in occasione della giornata Milano-Bicocca e i Cambiamenti Climatici: Ricerca, Formazione, Divulgazione (ore 9, Edificio U4, Aula 8, Piazza della Scienza) - prevedono un aumento delle temperature in tutte le regioni europee, un marcato aumento di precipitazioni nel Nord Europa e una diminuzione significativa nel Sud Europa, un aumento di estremi termici,  periodi di siccità alternati ad abbandonanti precipitazioni».
Secondo gli studiosi del Working Group II all’AR5 del Panel internazionale sui cambiamenti climatici, sono in aumento i rischi di inondazioni, di erosione costiera e di danni alle infrastrutture: «Il rischio già è presente con l'attuale livello di climate change (+0.61 °C rispetto al periodo preindustriale) e sta aumentando progressivamente. Le misure di adattamento in Europa possono ridurre il rischio entro limiti accettabili, ma queste azioni devono essere ancora implementate in molti Paesi europei, tra cui l'Italia».
Tra le criticità evidenziate, c’è anche una sempre maggior scarsità idrica, soprattutto nel Mediterraneo, dovuta all’ aumento della domanda di acqua per  l’irrigazione, l’uso domestico e industriale unito alla riduzione delle precipitazioni, alla scarsa capacità di reintegro delle risorse idrico e all’aumento dell'evaporazione.
«Inoltre, nel Sud Europa l'irrigazione sarà il fattore limitante della produzione agricola, con impatti negativi anche nelle zone di produzione del vino».
Già lo studio del 2012 Mediterranean agriculture under climate change: adaptive capacity, adaptation, and ethics‘, Regional Environmental Change di Marco Grasso e Giuseppe Feola (University of Reading) anticipava alcune delle problematiche dei cambiamenti climatici sui sistemi agricoli del paesi dell’area mediterranea.
La ricerca, infatti, evidenzia come gli impatti dei cambiamenti climatici del prossimo decennio saranno rilevanti per l’area mediterranea, determinato  una diminuzione della produzione agricola nell’area che include anche l’Italia meridionale.
Proprio per diffondere conoscenza e consapevolezza rispetto al cambiamento climatico, dagli effetti fisici a quelli socio-economici l’Università di Milano-Bicocca ha organizzato, dal 7 all’11 aprile, una settimana di incontri aperti al pubblico, il cui evento centrale è Milano-Bicocca e i cambiamenti climatici: ricerca, formazione, divulgazione. Tra le attività previste, mostre, dibattiti, “climate cafè” e anche un Dj Set-Video Climate Change.
Comunicato Legambiente-Greenpeace-Wwf Italia


PORTO TOLLE
AMBIENTALISTI APPREZZANO SENTENZA, ORA BASTA PARLARE DI CARBONE
CONDANNATI I VERTICI ENEL PER PORTO TOLLE

Oggi il tribunale di Rovigo ha condannato in primo grado di giudizio i vertici ENEL per il ‘grave inquinamento’ derivato dal funzionamento della centrale termoelettrica di Porto Tolle. La condanna prevede una pena di 3 anni di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni per gli ex ad Scaroni e Tatò. E' stato assolto, invece, "per mancanza di elemento soggettivo", l’attuale amministratore e direttore generale Fulvio Conti.
Greenpeace, Legambiente e WWF  esprimono soddisfazione per la sentenza che ha riconosciuto ciò che le tre associazioni hanno denunciato per anni, ossia che la centrale di Porto Tolle ha continuato a funzionare in mancanza delle autorizzazioni ambientali, causando gravi danni alla salute della popolazione residente e all’ambiente. Ora il nesso tra le emissioni di quella centrale e l'aumento di patologie nella popolazione locale appare provato, come pure l'impatto sul fragile ecosistema del Delta del Po che ospita l'impianto; ed Enel sarà chiamata a rifondere danni per 3,6 miliardi di euro.
 Le associazioni ambientaliste auspicano che la sentenza odierna rappresenti anche l'archiviazione definitiva  per i progetti di riconversione a carbone della Centrale di Porto Tolle. L'impianto, che sorge nel bel mezzo del Parco del Delta del Po, era già costato ad Enel la condanna in due processi precedenti. La volontà di trasformarlo per poterlo alimentare con la fonte energetica più inquinante e dannosa per il clima, il carbone appunto, è sbagliata: non risponde ad alcuna necessità energetica del Paese, non ha fondamento in termini di strategia industriale e consegnerebbe il Polesine a un modello di sviluppo già dimostratosi perdente e dannoso. 
Greenpeace, Legambiente e WWF chiedono ad Enel di fare chiarezza e di dire cosa intende fare. Poche settimane addietro la Commissione VIA del Ministero per l’Ambiente ha nuovamente bocciato la proposta di conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. Enel è pronta a rinunciare al progetto o tornerà a presentarlo e promuoverlo, dimostrando di non saper apprendere dai propri errori e neppure dalle sentenze?
Roma,  31 marzo 2014