sabato 25 aprile 2015

Ritrovamenti (bozza di lavoro)

“Raccogli sempre l'immondizia?”, mi chiede nel pieno della Critical Mass Intergalattica 2014 la ciclomeccanica bretone, con il suo accento inconfondibile che, dopo anni di lavoro gomito a gomito alla ciclofficina popolare Ex Lavanderia, con la sua attitudine open minded, ha contribuito a mutare la mia idea di una Francia eccessivamente parigina e, quindi, asfittica e un po' supponente. Beh, ‘immondizia’ forse è una definizione forte, parlerei piuttosto – per restare in tema di lingua francese - di objets trouvés, anche se così si corre il rischio opposto, ovvero quello di un’eccessiva glorificazione a priori. Non so cosa rispondere. Dico “sì”, per sintetizzare, anche se avrei bisogno di più tempo. Invece la massa riparte e non c'è tempo di spiegare. Resta un sì, con molti ma.

Negli ultimi anni, il panorama della cosiddetta “immondizia” è profondamente cambiato. Un peggioramento globale, direi. Tanto per cominciare, ora è molto difficile trovare una bici di discreta qualità davanti a un cassonetto, almeno a Roma. Cinque anni fa era molto più facile. Eppure, ancora si riescono a trovare cose interessanti. Purché si tengano gli occhi aperti e si arrivi prima della "concorrenza".

Una settantina di euro (questi non al cassonetto, ma per terra, anche se per me rientra tutto nella categoria 'ritrovamenti'), alcune viti giganti, dadi, rondelle perdute forse da camion, vari attrezzi, una dozzina di lampade, tre oblò di lavatrice, interessanti giocattoli, una trentina di libri e vari manoscritti, una lavagna, quattordici fra sedie e sgabelli (un paio del valore di circa 200 euro su ebay), oggetti di design (mobiletti, sedie), quattro paia di sci, vari mobili, elettrodomestici (aspirapolvere, fornelli, ecc., tutti funzionanti), tre radio, un lettore cd (tutto funzionante). Ventuno fra telai nudi e biciclette. Cinque monopattini. Una tuta cerata, galosce nuove. Persino alcuni tubi di rame, con tutto quello che succede attualmente nel settore del rame oggi: qualcuno, quella volta, aveva buttato gli avanzi di lavorazione di un impianto termico. Vicino ai cassonetti si sono sciolti anche enigmi che mi martellavano, come quando trovai un libro sul comandante Agostino Straulino.

Per riassumere: il ritrovamento è solo questione di tempismo. Certo in epoca di spring cleaning questi discorsi possono suonare un poco stonati.

Non riesco a ricordare tutti i miei ritrovamenti, ma non posso dimenticare il più bello di tutti. Si tratta del terribile boss Frank di Greccio, detto “The Divine”, un gatto microscopico sotto choc e scacciato a soffi e graffi da una gang di felini in cui era stato abbandonato da qualche “amico degli animali”.
Frank, al mio arrivo, stava vagando su una strada statale e quindi veniva salvato da morte sicura da un soggetto allergico ai gatti che non aveva alcuna intenzione di dotarsi di un animale da compagnia e che, però, su quella strada del Reatino, che scorreva accanto al luogo in cui il primo ambientalista italiano inventò il presepe, alla fine aveva preso il microanimale, se lo era messo sulle ginocchia in macchina e lo aveva portato a Roma. Il simpatico barista kosovaro, che a Greccio mi aveva regalato del latte per Frank, aveva consigliato di mollarlo lì, di lasciar perdere e io avevo pensato che in effetti il mio primo giorno di vacanza, che puntava per i successivi su luoghi mitologici dell'Italia Centrale, sarebbe stato anche l'ultimo se mi fossi incollato il gatto fino a Roma con la panda a gpl-ambulanza, diretto verso veterinari-dracula desiderosi di spillarmi fino all'ultimo euro per propormi katiuscie di vaccini inutili, in quella giornata di agosto deserta, a parte i turisti francesi e tedeschi e la suora stronzissima che, anche lei, aveva detto, molto più spocchiosamente del reduce della guerra del Kosovo, di lasciare il gattino disidratato e caccoloso (e moribondo) dov'era: “C'è gente che se ne occupa”, mi suggerì, ipocritamente, la custode del sacro luogo, quando avevo detto che il gatto era abbandonato, ma quando chiesi una scatola tornò rapidamente con un cartone che forse aveva contenuto vangeli non apocrifi, santini di propaganda o cartoline francescane, “purché questo strano individuo si tolga dai tabernacoli”, avrà pensato. Ma la dottoressa dell'unica clinica veterinaria aperta - neanche male - a Roma era stata precisa e mi aveva fatto risparmiare diversi soldi, mirando al sodo e salvando la vita a Frank: che rimane, a tutt’oggi, il mio più prezioso ritrovamento.

Frank di Greccio "The Divine", oggi
Ci sono vari problemi da affrontare, se si sceglie un approccio sereno alla "raccolta". Prima di tutto è opportuno accertare se si tratta di una patologia, denominata disposofobia (in inglese 'compulsive hoarding'),  che porta ad accumuli indiscriminati di oggetti. Sono emblematici diversi casi, come quello dei fratelli Collyer negli Stati Uniti, che diedero inizio a un interesse scientifico per questo tipo di patologia.  Il secondo e il terzo sono lo spazio e il tempo a nostra disposizione. Giova, quindi, interrogarci sul perché raccogliere. Se non si riesce a dare una risposta convincente, questa occupazione è inutile e controproducente. Se, invece, i materiali che raccogliamo servono a qualche progetto per esempio artistico, artigianale, per riparazioni, in una logica di riuso, risparmio, di perseguimento di un'estetica dell'oggetto consunto, rielaborato a sorpresa, oggetto trovato, ecc. allora questo genere di attività può essere interessante, Inevitabilmente, si devono porre dei limiti per quanto riguarda i materiali, le dimensioni- Questo perché lo spazio che avremo a disposizione sarà sempre, spietatamente, poco.  E poco sarà anche il tempo sia per raccogliere che per analizzare, smontare, rielaborare, ciò che abbiamo trovato.

Discorso da sviluppare. Spazi di lavoro, magazzino, finalità della raccolta.

Artisti

generi di oggetti

per studio. Il banchetto di legno portato in bici dalla Camilluccia 2 foto.




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