martedì 11 novembre 2014

Protesta in bici contro lo sfruttamento dei giovani

«Stage che sfruttano i giovani» La protesta con le biciclette

Una sessantina di giovani di «Padova Città Aperta- Laboratorio per lo Sciopero Sociale» hanno manifestato ieri in città contro il Progetto Garanzia Giovani del governo Renzi. 

«Volevamo chiedere che ci consegnassero la vergognosa lista delle aziende convenzionate per stage e tirocini»

Fonte e articolo: Il Mattino di Padova, 8 novembre 2014

domenica 9 novembre 2014

Micro? Nano? La bici più piccola del mondo

Da un po' di tempo mi interrogo sulla massima miniaturizzazione possibile su veicoli a due ruote mossi da pedali. Ho trovato un caso limite, anche se nelle mie riflessioni una sella degna di questo nome ci dovrebbe essere. Potete guardare il video della micro bici da Guinness qua.




Un modello da corsa.

Un' interessante galleria di nano bike si trova qui

Utilità pratica di una nano bike: permette di passare sotto le mega bike.

Un po' più pedalabile la piccola pieghevole a-bike


Una menzione particolare merita la nipponica Araya Micro Hurry del 1977. Realizzata con componenti di alta gamma e un telaio in acciaio al cromo molibdeno, era disponibile con ruote da 12", 14" e 16". Era concepita come micro bike da commuting, senza la necessità di doverla piegare. Ovviamente, era troppo piccola per sopravvivere alle successive evoluzioni tecnico-meccaniche. Per questo, rimane un unicum nella storia del pedale, fino a prova contraria.

La Araya Micro Hurry del 1977, con ruote da 12"

L'Araya in azione
Con 39800 yen te la portavi a casa
Ne fu realizzata anche una versione da corsa con il cambio, come potete vedere nell'immagine sotostante. Un'esperienza significativa, quella della Araya Micro Hurry, con investimenti notevoli in termini pubblicitari.



Nel giugno del 2014 è stata presentata la Bike Intermodal, una pieghevole a motore leggerissima, neanche 7.5 Kg. Un sito (here) parla di finanziamenti della UE per un milione e mezzo di euro, mi pare un po' troppo, spero sia un errore. Ecco la bici, in cui per ridurre le dimensioni sono decisivi i cavi:

Piegata fa davvero impressione.



La ruota anteriore è da 16", menre la posteriore è da 12". Una soluzione che media tra le dimensioni contenute al massimo e la necessità di affrontare meglio le strade con buche e avvallamenti.

sabato 8 novembre 2014

Una pista ciclabile in California all'inizio del Novecento

Cargo bike modulare


Il collettivo danese N55 ha realizzato due cargo bike, una a due ruote con capacità di carico di 90 Kg, l'altra a tre ruote, per carichi fino a 150 Kg. Il prezzo di vendita è circa la metà dei cargo attualmente in commercio. Il design è aperto e modulare, quindi è facile da customizzare.
More info su Low tech magazine.

No mezzi motorizzati sui sentieri

Lettera aperta CAI
 
 
MEZZI MOTORIZZATI SUI SENTIERI: CONFRONTO SI, DEROGHE NO

Lettera aperta di Umberto Martini,
Presidente generale del Club alpino italiano,
ai Soci Cai e agli amanti della montagna.

Milano, 30 ottobre 2014


L'incontro con Paolo Sesti, Presidente della Federazione motociclistica italiana, ha suscitato un dibattito molto vivo e interessante all'interno del Cai. Dopo aver seguito il percorso di riflessione interna del Comitato centrale di indirizzo e controllo, della Conferenza dei Presidenti regionali Cai e del Comitato direttivo centrale voglio portare a più ampia conoscenza le nostre posizioni.

L'incontro con il presidente della FMI è stata un'occasione per far conoscere le ragioni e i valori del Cai a chi parte da posizioni e interessi a noi contrapposti, e certamente anche per ascoltare quelle dei motociclisti. Qualcuno, partendo dal comunicato stampa che rendeva noto l'incontro, ha sostenuto sulla stampa che da esso sia derivato un accordo: ciò è pura fantasia, non c'è né ci sarà alcuna concessione o deroga sulla nostra posizione circa la frequentazione motorizzata contro la legge sui sentieri e mulattiere di montagna. Allo stesso modo non si è mai affermato che gli interessi di escursionisti e motociclisti siano equivalenti, anzi ribadisco che sono inconciliabili.

Ribadisco che il Cai ha sempre condotto e continuerà a condurre le proprie battaglie contro la frequentazione indiscriminata dei sentieri di montagna con i mezzi motorizzati. La realizzazione dei sentieri, come dei rifugi, è sin dall'inizio della nostra storia uno degli elementi centrali della missione del Cai. La frequentazione e la tutela delle Terre alte è per me, e per il Cai, condizionata ai principi espressi nel nuovo Bi-Decalogo, che sono prima di tutto un codice di autoregolamentazione che i nostri Soci si sono dati. Ricordo anche le Tavole di Courmayeur e la Charta di Verona.

Il Cai è fortemente impegnato per ottenere la revisione del codice della strada. Gli interessi in gioco sono numerosi e molte sono le lobby che faranno pressione. Tra queste vi sono quelle legate al mondo dei motori, che hanno alle spalle non solo molti motociclisti, fuoristradisti e quaddisti, ma anche grandi interessi industriali e non solo. A questo proposito pongo una questione, e cioè, in vista dell'obiettivo di ottenere la modifica del codice della strada, considerati gli esiti delle recenti battaglie perse, non dobbiamo, ora più di prima, mettere in campo tutte le possibili strategie per la creazione di quell'ampio consenso che ci consentirà di essere ancor più incisivi per la difesa e la tutela dell'ambiente alpino? Credo di sì. Penso che a fianco delle giuste e dure azioni di contrasto come quelle della Lombardia e dell'Emilia-Romagna, che ho sostenuto, sostengo e sosterrò, abbiamo il dovere di continuare a spiegare e far conoscere in tutte le possibili occasioni di dialogo e confronto, anche a motociclisti e utilizzatori di mezzi motorizzati, i principi del nostro Bi-decalogo. Primo fra tutti che la montagna è un ecosistema fragile, da tutelare e che dobbiamo restituire alle future generazioni.

Insieme alle altre Associazioni ambientaliste abbiamo elaborato un documento indirizzato al Presidente del consiglio che verrà diffuso nei prossimi giorni. Nel documento, oltre a dedicare un paragrafo specifico alle Terre alte, chiediamo di modificare il Codice della strada per rendere esplicito il divieto di circolazione ai mezzi motorizzati, fuoristrada e motoslitte su sentieri e mulattiere. Chiediamo l'istituzione di un Catasto nazionale dei sentieri e delle mulattiere e che venga ridefinita la mappa di sentieri e mulattiere, anche riclassificando carrarecce, carrozzabili e strade a fondo naturale. Inoltre chiediamo di introdurre il divieto assoluto dell’uso di natanti a motore nei laghi alpini ed appenninici superiori ai 1000 metri d’altezza.

Il Cai non ha timore né di confrontarsi in un tavolo né di intraprendere azioni di lotta. Il Cai a cui penso è quello che gestisce il confronto per non subirlo. Credo, infine, che insieme alle azioni di rete con le altre Associazioni ambientaliste, confrontarsi con chi ha interessi contrapposti al nostro, senza mai derogare dai principi del Bi-decalogo, significhi mettere in atto una coraggiosa azione di sensibilizzazione e di educazione ambientale rivolta al più ampio pubblico possibile con l'obiettivo di rendere ancora più forte la nostra politica ambientale.

Umberto Martini
Presidente generale Club alpino italiano
Comunicato Greenpeace, 5 novembre 2014

GREENPEACE: APPROVAZIONE SBLOCCA ITALIA, “POLITICA DI RENZI È VECCHIA DI UN SECOLO”

ROMA, 05.11.14 – Greenpeace esprime profondo dissenso rispetto alla strategia energetica che il decreto Sblocca Italia - appena approvato in via definitiva in Senato - prevede per il Paese.

«La politica energetica di Renzi è quanto di più vecchio e miope potesse toccare in sorte all’Italia», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. «Puntare oggi sulle misere riserve fossili di cui disponiamo, in spregio all’ambiente e alla bellezza dei nostri territori e dei nostri mari, vuole dire consolidare la nostra dipendenza dalle energie più inquinanti, non generare occupazione e danneggiare altri comparti strategici come turismo, pesca e agricoltura».

Secondo Greenpeace, con questo provvedimento il Governo italiano mostra una doppiezza sconcertante: mentre in Europa e nei summit Onu si impegna a parole a contrastare i cambiamenti climatici, nei fatti si rivela succube dei petrolieri che si preparano a deturpare le nostre coste e i nostri mari con le loro trivelle. Neppure gli ennesimi disastri climatici che si sono abbattuti su metà del territorio italiano nelle scorse settimane – da Genova a Parma, sino alla Maremma – e che anche oggi colpiscono molti territori sono serviti come monito, per ricordare che la strada delle energie fossili è sbagliata.

Visto il voto di oggi, resta inoltre inascoltato l’allarme lanciato dall’IPCC (International Panel on Climate Change), il braccio scientifico delle Nazioni Unite sul clima, che solo pochi giorni fa ha ricordato come sia urgente cambiare subito i nostri sistemi energetici, se si vuole evitare il peggio.

Il decreto Sblocca Italia attribuisce un carattere “strategico” alle concessioni di ricerca e sfruttamento di idrocarburi, semplificando gli iter autorizzativi, togliendo potere alle Regioni e prolungando i tempi delle concessioni. Una deregulation selvaggia per chi vorrà bucare suolo e fondali in cerca di pochi barili di petrolio.

Nel frattempo – forse Renzi non lo sa? - le energie rinnovabili non sono più una fonte marginale: oggi in Italia soddisfano circa il 40 per cento dei consumi di elettricità. Una politica orientata a un loro forte sviluppo arriverebbe, al 2030, a impiegare 100 mila unità: ovvero, una base occupazionale tripla rispetto a quanto oggi occupa la FIAT Auto in Italia. Ancor più si potrebbe fare con lo sviluppo dell’efficienza energetica. Il decreto Sblocca Italia invece difende gli interessi delle lobby fossili mentre, con burocrazia e nuove tasse, chiude la strada al futuro e blocca le rinnovabili.

«Questo decreto appare antistorico a chiunque abbia una conoscenza pur superficiale del mondo dell’energia: va in direzione opposta ai mercati e alla ricerca, punta dritto al passato e riavvolge il nastro della storia industriale italiana al ‘900», aggiunge Boraschi. «Ma, anche se non vi fossero tutte queste pecche, risulterebbe comunque indecente per il carattere autoritario che lo ispira. Renzi tira dritto per la sua strada e non ascolta nessuno, se non le lobby fossili. Ma presto, crediamo, dovrà ascoltare comunque, volente o meno, la protesta che sta montando in tutto il Paese», conclude.

Ugo La Pietra, Fabbriche dismesse (2012)


Il 26 novembre si inaugura alla Triennale di Milano la mostra Ugo La Pietra, prima monografica dedicata all'architetto, artista, musicista e cineasta.

venerdì 7 novembre 2014


Nel nuovo romanzo di Paolo Aresi, la "civiltà della bicicletta" - il periodo tra la fine della Prima guerra mondiale e l'inizio degli anni Cinquanta. In quegli anni è ambientato il romanzo «La vita a pedali», in uscita per Bolis Edizioni. Racconta l’infanzia e la giovinezza di Felice Gimondi ed è allo stesso tempo una raccolta di racconti, ciascuno ha come protagonista una diversa bicicletta.




(Noto che il periodo della "civiltà della bicicletta" potrebbe essere anche un po' più lungo, volendo, dai primi anni del Novecento all'avvio della motorizzazione di massa). 

Un uomo stringe la bici del figlio davanti a un edificio danneggiato di Aleppo dopo un bombardamento (aprile 2014, fonte: Al Jazeera


La scemenza hipster

Nella Ddr sempre in fila davanti agli scaffali vuoti

Mancava tutto, erano le commesse dei negozi ad avere il potere
Brigitte scuote la testa dai capelli bianchissimi, sbotta: «Ma che vergogna». Cinque euro per uno dei simboli più tristi della Germania comunista è troppo anche per lei che ne ha viste tante. Cresciuta dietro il muro, è amareggiata perché ha scoperto che il combinato disposto della nostalgia Ddr e della scemenza hipster può essere appeso a una stampella del mercatino di Arkonaplatz. Un orrendo sacchetto della spesa di nylon rosa a fiorellini. «Ne avevamo sempre uno nella borsetta», sospira.

Fonte e articolo completo: La Stampa