lunedì 18 febbraio 2013

Derivati del petrolio giù

Fonte: Istat

Produzione industriale

A dicembre 2012 l'indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,4% rispetto a novembre. Nel trimestre ottobre-dicembre l'indice ha registrato una flessione del 2,2% rispetto al trimestre precedente.
Corretto per gli effetti di calendario, a dicembre l'indice è diminuito del 6,6% in termini tendenziali (i giorni lavorativi sono stati 19 contro i 20 di dicembre 2011). Nella media dell'intero anno 2012 l'indice segna una diminuzione del 6,7% rispetto all'anno precedente.
Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a dicembre 2012, variazioni tendenziali negative in tutti i raggruppamenti principali di industrie. Le diminuzioni più marcate riguardano i beni intermedi (-9,4%) e i beni di consumo (-7,7%), mentre flessioni più contenute si rilevano per l'energia (-3,7%) e per i beni strumentali (-2,5%).
Nel confronto tendenziale si rilevano flessioni in tutti i settori dell'industria. Le diminuzioni più ampie riguardano la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-16,8%), l'industria del legno, della carta e stampa (-11,4%), l'attività estrattiva (-10,8%) e la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-10,7%).

Spleen alla Bufalotta

Una domenica di freddo tagliente e salite lievi con la fissa sulla Bufalotta, andando fuori, il parco, lo schifo dell'abbandono in parte alla strada. Mobili, calcinacci, eternit, plastica, merda, cocci di vetro. Poi Settebagni, il ritorno rapido sulla Salaria. Pezzi di vetro e sacche di brecciolino pericolosissimo, niente corsia d'emergenza, sulla Salaria, ti passano molto vicino le auto rabbiose, che scalano il destino, un vuoto esistenziale in questa domenica romana pre-elettorale: mai strappato tanti manifesti come in questo periodo.  Plotoni di prostituite minorenni denutrite, lo specchio dell'Italia che affonda nella palude dell'insipienza.

BOIOCOTTA AMAZON!

Fonte: La Repubblica

Germania, i disperati di Amazon
Lo scandalo dei lavoratori a tempo
Fa scalpore un'inchiesta della Ard, la prima rete tv pubblica tedesca, sulle condizioni di lavoro di molti dipendenti nelle sedi locali della più grande anzienda di commercio online del mondo. Sono sorvegliati da spietati vigilantes spesso appartenenti o vicini all'ultradestra neonazista di ANDREA TARQUINI
 
BERLINO - Sono a migliaia, vengono dalla Spagna o da altri paesi dell'Europa mediterranea colpiti dalla crisi, oppure da Romania, Ungheria, altri Stati dell'Unione europea dove la povertà di massa spinge a emigrare, e il basso costo del lavoro scatena gli appetiti di produzione low cost delle multinazionali. E i big blogal players li sfruttano come bestie, come forzati, roba da ricordare gli schiavi nelle prigioni di cotone, il lavoro infantile in Pakistan o le fabbriche-lager in Cina. Amazon, il più grosso commerciante online del mondo, è sotto accusa: ha costruito un vero e proprio Arcipelago GuLag del lavoro forzato con miseri contratti a termine per gli schiavi e i forzati del turbocapitalismo globale, neoliberista e senza scrupoli. O una riedizione dell'Organizzazione Todt, quella con cui SS e Gestapo reclutavano forzati in tutta l'Europa occupata, o dell'omologa e ancor più spietata autorità del lavoro giapponese nella Cina in mano al Tenno. Il GuLag di Amazon non è però in Siberia, ma in Germania, sede ottimale per gli ottimi trasporti infrastrutture e servizi di spedizione. Gli schiavi e i forzati del 21mo secolo, spinti da miseria e fame, vengono in Germania (e forse anche altrove, ma la posizione geografica centrale della Bundesrepublik è ovviamente ideale per le spedizioni di Amazon ovunque). Sono pagati malissimo, nove euro al lordo dei contributi, e lavorano soprattutto nel turno di notte. Alloggiano in sette per camerata in vecchi alberghi sciistici decaduti o chiusi fuori stagione, sono sorvegliati da spietati vigilantes spesso appartenenti o vicini all'ultradestra neonazista.

Non sono gruppi dell'ultrasinistra, né Anonymous o i no global, ad aver denunciato lo scandalo: la scoperta dei disperati di Amazon la dobbiamo a una squadra di investigative reporters della Ard, la prima rete tv pubblica tedesca che, sorta nel dopoguerra con l'aiuto di 'istruttori' britannici e americani, ha l'abitudine di puntare tutto sulle inchieste scomode, da cane da guardia di democrazia e diritti umani. Almeno cinquemila persone, ha detto la Ard nel suo reportage appena andato in onda in mezza serata, prime time, sono impiegate da Amazon nei suoi centri di smistamento e spedizione, specie in Assia, lo Stato centrale dove sorge la metropoli finanziaria Francoforte. A casa erano insegnanti, o neolaureati, ma la disoccupazione di massa nell'Europa del sud e nei Balcani rende inutile ogni qualifica. Sono ingaggiati da Amazon con email vaghe che promettono una buona paga e un contratto sicuro con il gigante stesso.

I disperati di Amazon arrivano a spese proprie in Germania e sono accolti dai vigilantes e da persone di agenzie di collocamento private senza scrupoli. La tratta dei disperati avviene soprattutto prima di Natale, quando volano ovviamente le ordinazioni ad Amazon in tutto il mondo. Da Amazon i disperati apprendono che la paga è minore, l'orario di lavoro più lungo del previsto. E quasi sempre nello stressante turno di notte. Vengono alloggiati, racconta ancora la tv pubblica tedesca, in camerate dove appunto dormono in gruppo, chi su brande chi su vecchi divani sfondati. Alloggi e toilettes sporchi e pericolanti, cibo di pessima qualità, e devono anche pagarselo da soli con parte del misero guadagno. E spesso i vigilantes sadici si divertono a minacciarli e impaurirli per dissuaderli da ogni protesta.In ogni momento i vigilantes hanno diritto di entrare per perquisirli e accusarli di furto al minimo sospetto. Vengono portati al centro smistamento, distante spesso decine e decine di chilometri dai dormitori-lager, con autobus stracolmi su cui spesso devono viaggiare anche in piedi. Se a causa del traffico o del maltempo l'autobus arriva tardi, il ritardo viene loro decurtato dalla misera paga. Alcuni di loro, riconosciuti perché si sono fatti intervistare, hanno ricevuto subito la lettera di licenziamento.

Lo scandalo ha fatto grande impressione in Germania, al punto che alcune case editrici tedesche stanno pensando di mettere in discussione i loro contratti con l'azienda di Jeff Bezos: la patria del capitalismo sociale, del welfare e della cogestione padroni/sindacati si scopre anche territorio del più bieco sfruttamento da capitalismo selvaggio, roba da terzo mondo. E' un colpo all'immagine di Amazon, ma anche all'attendibilità dei controlli delle autorità tedesche. L'ufficio di collocamento federale ha aperto in corsa. Il sindacato del terziario, la forte centrale Ver.Di, è entrata in azione, e sta obbligando Amazon a far eleggere rappresentanze sindacali nei suoi depositi. Partecipazione prevista al voto attorno al 60 per cento, nonostante azienda e vigilantes minaccino di rappresaglie i lavoratori che andranno alle elezioni sindacali. Almeno si è cominciato a votare nel centro logistico Amazon di Graben vicino ad Augsburg (Augusta), poi in quelli di Bad Hersfeld e Lipsia. E il sindacato prepara elezioni nel centro di Rheinberg. A Werne, Pforzheim e Coblenza ancora non si è mosso niente. L'arcipelago GuLag del turbocapitalismo sfrenato globale comincia a vacillare, grazie al coraggio dei media. "I vigilantes hanno minacciato anche noi, ma abbiamo continuato, con riprese e interviste di nascosto", narrano i colleghi del team della Ard. Quando i media pubblici sono veramente al servizio dell'informazione e non dei potenti, contro orrori, crimini e soprusi si può almeno combattere. Ma certo tra i milioni di persone che hanno ordinato da Amazon regali per Natale, chi sa quanti o quanto pochi avranno crisi di coscienza.
(16 febbraio 2013)

Sospetto sui padroni del vapore

Fonte: ADUC

Secondo l'Autorita' per l'Energia (AEEG) 199 operatori (105 attivi nel settore elettrico e 94 in quello petrolifero) mostrano “una variazione positiva del margine di contribuzione semestrale riconducibile, almeno in parte, alla dinamica dei prezzi”: il sospetto che, a seguito dell'introduzione nel giugno 2008 dell'addizionale Ires per le imprese energetiche, gli operatori abbiano provato ad ammortizzare gli effetti della nuova imposta aumentando il differenziale tra i prezzi d'acquisto e quelli di vendita. Infrangendo il cosiddetto "divieto di traslazione", su cui l'Autorità è chiamata a vigilare.
L'attenzione dell'AEEG si è concentrata su coloro che «presentano una variazione positiva del margine di contribuzione anche a livello annuale e su quelli, pur considerando le componenti economiche di periodo legate all'efficienza interna, mostrano una variazione residuale del margine sia a livello semestrale che annuale”.
Comunicato Carteinregola

Roma, 16 febbraio2013

Plance per affissioni elettorali, adesso basta! Esposto alla Procura e diffida al  Comune da parte di Cittadinanzattiva e IICA. Costruiamo insieme mappa delle affisioni pericolose su www.lazio.cittadinanzattiva.it/segnalazioni.html

Roma - tutti lo possono vedere - è devastata da migliaia di plance elettorali collocate su spartitraffico larghi 50 cm, in zone vincolate, sui marciapiedi, sulle aiuole, intorno a ville storiche, sul perimetro del Circo Massimo, fino a poche decine di metri dal Colosseo dopo aver circondato Colle Oppio. Cartelloni che si staccano e volano via costituendo pericolo per i pedoni, impianti interi di 35 m che crollano, plance che ostacolano i passanti, rappresentano pericolo per disabili, impediscono la salita e discesa degli utenti dai mezzi pubblici, chiudono alla vista centinaia di metri di marciapiedi impedendo il controllo di quello che accade dietro di essi e esponendo i passanti a potenziali pericoli per la propria sicurezza. Infine, decine di migliaia di buchi su marciapiedi di tutta la città - oltre cinquantamila - che dovranno essere riparati a spese dei cittadini perchè l'amministrazione ha deciso di utilizzare impianti che devono essere installati bucando il terreno per collocare 1750 plance (come se non bastassero già 1400 plance, il Comune ha prodotto una nuova delibera di Giunta che le aumenta di un altro 25%, cioè altre migliaia di buchi).  Il risultato, umiliante per Roma e i romani, è sotto gli occhi di tutti. Stiamo anche valutando il ricorso alla Corte dei Conti affinchè paghi chi ha fatto scelte sbagliate, è il principio della responsabilità, senza scaricare sui cittadini i propri errori.
Cittadinanzattiva e IICA (Istituto Internazionale per il Consumo e l'Ambiente) hanno deciso - dopo che la richiesta di chiarimenti in merito all'autorizzazione e alla legittimità di tale devastante intervento rivolta al Comune e alle Soprintendenze non ha avuto alcuna risposta - di rivolgersi alla magistratura con la presentazione di un esposto, e di chiedere con una diffida penale al Comune di rimuovere entro cinque  giorni una serie di impianti di evidente pericolosità e ostacolo, ma ce ne sono molti altri che andrebbero tolti in tutta la città. 
E' ora di finirla di considerare Roma un luogo che non merita rispetto e scelte diverse e meno traumatiche - ben disponibili - e i cittadini come persone senza alcuna capacità critica e che possono accettare tutto e comunque: stiamo ricevendo decine di segnalazioni rispetto a questo tema e andremo avanti agendo in tutte le sedi opportune per l'identificazione delle responsabilità di quanto sta accadendo e che rischia di ripetersi tra tre mesi in occasione delle elezioni comunali, cosa che siamo determinati ad impedire.  Roma di merita di meglio.
Ci appelliamo a tutti per costruire insieme la mappa dei cartelloni pericolosi attraverso il sito di Cittadinanzattiva Lazio www.lazio.cittadinanzattiva.it/segnalazioni.html. Grazie alla collaborazione con la piattaforma “Aidyourcity” sarà possibile non solo contribuire alla mappa, ma anche fare una efficace azione di attivazione degli uffici comunali, che saranno sollecitati automaticamente a dare risposte chiare e pubbliche su quanto evidenziato dai cittadini.

venerdì 15 febbraio 2013

Ancora sulle origini della bici-bolide

Innumerevoli soluzioni tecniche vennero messe a punto all’inizio del Novecento nel settore dei velocipedi, sia a livello sperimentale che con intenti più strettamente industriali. Oggi questo dato di fatto è inversamente proporzionale alla conoscenza storica che, nei patiti delle bici da corsa in carbonio d'alta gamma, si sa, non risulta elevatissima, come non lo è fra gli acquirenti di bici di Decathlon o fra i seguaci delle mountain bike “supertecnologiche”.
La creazione del velocipede accese la fantasia di meccanici e costruttori in un succedersi impressionante di ritrovati. Torno a scrivere della bici bolide perché con queste soluzioni si continuano a battere record di velocità e trazione umana (su mezzi reclinati). La storia cominciò nel poi funesto Vélodrome d'Hiver con un rapporto 56x14, una ruota posteriore da 700 mm e un’anteriore da 24 pollici. Lo scheletro leggero, in legno, era ricoperto di tela e celluloide. Oggi si farebbe in fibra e plastica. L'accoppiata tela-legno era impiegata anche negli aeerei: difficile immaginare all'epoca qualcosa di più leggero. Ma la macchina completa, soprannominata l’Oeuf de Berthet, pesava la bellezza di 17 Kg. Lecito immaginare grossi problemi in presenza di vento contrario.


Record del Chilometro in un minuto e 2 secondi

I tedeschi Göericke et Brennabor si ispirano al prototipo francese per realizzare carenature, più aerodinamiche, con una straordinaria somiglianza con la forma dei dirigibili. La prima gara tra questo genere di biciclette ebbe luogo a Berlino nel 1914.


L'UCI vietò questo tipo di veicolo, come più tardi vieterà anche le reclinate. Paradosso della storia. Sul doping si finisce per chiudere un occhio e la reclinata è proibita. L’articolo 31 del Regolamento UCI del 1914 (inizio della Prima Guerra Mondiale): "Les machines de tous types sont légales, équipées ou non de composants tels que changement de vitesse, roues libres, etc., à condition qu'elles fonctionnent seulement par la force de l'homme, qu'elles ne requièrent pas d'appendice ou dispositif pour réduire la résistance de l'air et qu'elles n'excèdent pas les dimensions de 2 mètres en longueur et 75 centimètres en largeur. Ceci s'applique aux machines à un seul cycliste qui occupent une seule file".
Marcel Berthet, nel 1919 torna in azione con una nuova versione della bici bolide. Suoi prototipi di succedono fino agli anni trenta del Novecento.



All’età di 45 anni, Marcel Berthet torna a gareggiare con il suo rivale di sempre, Oscar Egg.
Il 9 settembre 1933 supera il record dell’ora con 52 km.





giovedì 14 febbraio 2013

ECO-TELEGRAMMA ALLA POLITICA

Ai candidati premier, ai leader di partito
Crisi ambientale si aggrava assieme a quella economica - stop - Politica si occupa solo di alleanze - stop - Prossima settimana di campagna elettorale è ultima occasione per dire quello che farete per ambiente e green economy - stop - Ed ecco su quali priorità - stop

Firmato
Le associazioni per il consumo responsabile (Last Minute Market e SlowFood)
Le associazioni ambientaliste (Club Alpino Italiano, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF Italia)
Le associazioni contro le mafie (Gruppo Abele e Libera)
Associazioni e imprenditori per la green economy (Aper, Alce Nero, Eataly)

Alla presentazione dell’eco-telegramma saranno presenti tra gli altri:
Andrea Segrè, presidente di Last Minute Market; Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente; Roberto Burdese, presidente Slow Food Italia; Pippo Onufrio, direttore Greenpeace Italia; Enrico Fontana, Ufficio di presidenza Libera; Paolo Lugiato, vicepresidente APER; Stefano Lenzi, responsabile Relazioni istituzionali WWF Italia; Valeria Grilli Carandini, presidente FAI Lazio; Nicola Farinetti, Eataly.


mercoledì 13 febbraio 2013

Bici Storiche dalla Mostra Biciclette Ritrovate di Rossignoli 2012





La prima non ha il plateau e catena ,ma un sistema a leve propulsive su cui sono ancorate le pedivelle

Poi una bici pieghevole da Bersagliere della Prima Guerra Mondiale con sospensioni ,e gomme piene


Un  bell'esemplare da trasporto :



 Una bici da viaggio di quelle che durano una vita , con tanto di faro all'acetilene ed emblema smaltato
 del CTI ovvero Consociazione Turistica Italiana ,nome assunto dal Touring Club Italiano
dopo la proibizione da parte del Fascismo dell'uso di termini ''stranieri''  .
Alla fine una foto curiosa ,e' una cassettina di ricambi e attrezzi per le riparazioni del TCCI  ,Touring Club Ciclistico Italiano .
Si trovavano nei punti stradali strategici ,in modo da permettere ai Soci del Club di ovviare ad eventuali guai meccanici  

Seguiranno altre immagini tratte dalle guide del TCCI  .

Viaggiare in bici d'inverno in Alaska: una lezione di 110 anni fa

Qualche tempo fa, Emanuele, il collaboratore blogger, mi ha spedito un link d'estremo interesse riguardante un viaggio in Alaska compiuto nell'inverno del 1903 da un ciclista il cui nome oggi purtroppo è caduto nell'oblio. Il viaggio, da Whitehorse a Dawson City, fu di circa 400 miglia (650 Km) è durò cinque giorni. Tempi e distanze impressionanti, se si considera il tipo di terreno e la stagione  Colpisce il tipo di bici, una  essenzialissima fixed gear senza freni, con ruote grosse. Un mezzo che non sfigurerebbe nelle moderne metropoli di oggi. Ma questo non  un mezzo da ciclismo ricreativo. L'equipaggiamento è essenzialissimo, nonostante il freddo.
La foto è presa dal libro Wheels On Ice di Terrence Cole. Il link inviatomi da Emanuele è il seguente: http://halfpastdone.com/2013/01/15/bikes-on-ice-1900/. Buona lettura.

### COMUNICATO STAMPA ###

Proiezione del film di Bill Emmott
Vittoria della mobilitazione on-line. Il film sarà proiettato.
32.000 persone hanno aderito alla petizione lanciata su Change.org

Roma, 12 febbraio 2013 - Sarà ‘l’Espresso’ a mostrare per la prima volta in Italia il documovie ‘Girlfriend in a coma‘ dell’ex direttore dell’Economist Bill Emmott e diAnnalisa Piras, la cui proiezione era stata impedita a Roma dal presidente del MAXXI, Giovanna Melandri“. Lo scrive il sito internet del settimanale. Contro questo rinvio era partita una settimana fa sulla piattaforma Change.org la petizione”Il film di Emmott non deve essere censurato” promossa dal direttore di Articolo21, Stefano Corradino.

“Hanno firmato in pochi giorni 32mila persone; e la proiezione di domani al Teatro Eliseo promossa dall'Espresso e la messa in onda su Sky è anche una vittoria delle 32mila donne e uomini che non volevano che il film fosse censurato, che volevano evitare l'ennesima brutta figura in Italia e all'estero”, afferma Corradino.

Il primo appuntamento promosso dal settimanale “l’Espresso” è per mercoledì 13 febbraio alle 21 al Teatro Eliseo di Roma (già tutto esaurito). Dopo la proiezione Bruno Manfellotto discuterà del film in un dibattito in sala insieme allo stesso Emmott e alla regista Annalisa Piras.

“La sera del 1 febbraio, alla notizia che il film di Bill Emmott e Annalisa Piras non sarebbe stato proiettato prima delle elezioni per la sua ‘valenza politica’ non mi sono domandato chi fosse il promotore del divieto. Mi indignava il fatto che un film, una riflessione in chiave cinematografica sul nostro Paese e sul suo triste declino potesse disturbare qualcuno. In questi ultimi venti anni, purtroppo, abbiamo assistito troppe volte a forme di censura, palesi o surrettizie ai danni della libertà di espressione. In tv, a teatro, nel cinema. Da destra (in gran parte) ma talvolta anche nel centro sinistra. Per questo ho deciso di lanciare attraverso l'ottima piattaforma Change.org la petizione (www.change.org/no-censura-emmott) per chiedere che chi aveva vietato la proiezione del film il 13 febbraio tornasse sui suoi passi”, conclude Corradino.

Recentemente la rete si era mobilitata anche per difendere Corrado Guzzanti. A seguito della  denuncia per vilipendio alla religione presentata dall’Associazione italiana telespettatori cattolici contro Corrado Guzzanti per il personaggio di Padre Pizzarro, Stefano Corradino aveva lanciato una petizione su Change.org. In pochi giorni 54.000 persone hanno aderito alla campagna, suscitando una grande eco mediatica che ha portato al ritiro della denuncia.

“Siamo fieri che la piattaforma Change.org sia uno strumento efficace che le persone possono usare per cambiare quelle situazioni che ritengono ingiuste. Le 32.000 persone che hanno firmato la petizione per chiedere che il film “Girlfriend in a coma” venisse proiettato dimostrano come una piattaforma tecnologica possa essere strumento per creare un’onda di  mobilitazione capace di determinare cambiamenti sociali”, dichiara Salvatore Barbera, Direttore delle campagne di Change.org in Italia.

Per accedere alla petizione e leggere i commenti lasciati dagli utenti: www.change.org/no-censura-emmott

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Change.org è una piattaforma aperta che permette a chiunque di lanciare, promuovere e vincere una campagna per realizzare il cambiamento che vuole vedere. Con oltre 25 milioni di attivisti in tutto il mondo, di cui circa 500.000 in Italia. Change.org è la piattaforma online per l’attivismo che cresce più velocemente al mondo. Dallo scorso luglio Change.org è anche in Italia con un sito tutto in italiano e un team di esperti in attivismo online.