lunedì 26 ottobre 2015
mercoledì 21 ottobre 2015
Usa, a lezione di bici: così la scuola insegna la salute (La Repubblica, 21 ottobre 2015, p. 23)
In 80 scuole primarie di Washington si insegna anche ciclismo.
martedì 20 ottobre 2015
Cittadini che riparano le buche da soli
A Torre Maura, a Roma, i cittadini comprano il catrame e tappano le buche. Vigili urbani e Ama danno una mano. L'articolo è qui.
domenica 18 ottobre 2015
sabato 17 ottobre 2015
Comunicato CAI
Trasmettere la consapevolezza del rischio
e l’autoresponsabilità nella frequentazione
dell’ambiente montano
e l’autoresponsabilità nella frequentazione
dell’ambiente montano
Si è parlato del ruolo del Club alpino italiano oggi alla Tavola
rotonda
“Mountain Freedom vs Risk: a Discussion without Peak”,
organizzata a Bressanone nell’ambito dell’International Mountain Summit
“Mountain Freedom vs Risk: a Discussion without Peak”,
organizzata a Bressanone nell’ambito dell’International Mountain Summit
Bressanone (BZ), 16 ottobre 2015
Il Club alpino italiano deve continuare a ricoprire il proprio ruolo nel veicolare la consapevolezza dei rischi e la autoresponsabilità nei confronti degli alpinisti, dei frequentatori dell’ambiente montano, senza che si ricorra a eccessive leggi e divieti. E deve sensibilizzare anche chi pratica le nuove attività nelle Terre alte generate dai rapidi cambiamenti della società odierna e pervase da un crescente spirito commerciale. Tutto questo senza intaccare la libertà fondamentale di ognuno di andare in montagna.
Questo il messaggio uscito, per quanto riguarda il Sodalizio, dalla Tavola rotonda “Mountain Freedom vs Risk: a Discussion without Peak” di questo pomeriggio a Bressanone, organizzata nell’ambito dell’International Mountain Summit e moderata dal Presidente della Commissione centrale medica del CAI Luigi Festi.
Il Vicepresidente generale del CAI Erminio Quartiani ha ricordato l’inutilità di una regolamentazione della frequentazione della montagna da parte della politica attraverso leggi e divieti. “La frequentazione non va regolamentata, bensì accompagnata, cosa che il CAI fa tutti i giorni con i corsi e l’attività delle Sezioni sul territorio. Lavoriamo per accompagnare le persone in montagna con coscienza e responsabilità. Questo non per allontanarle ma per trasmettere loro la consapevolezza necessaria per frequentare le Terre alte”.
I rappresentanti del CAI intervenuti hanno sottolineato la necessità del CAI di continuare a essere il motore della trasmissione della cultura della montagna, aprendosi costantemente alla società e ai suoi cambiamenti. Fondamentale in primis il coraggio della rinuncia, la montagna non va affrontata a tutti i costi, se i rischi sono eccessivamente alti.
E’ stato ricordato come la frequentazione consapevole dell’ambiente montano rientri nella mission del CAI. Una dimensione culturale ed etica che può trasferirsi anche in altri ambiti della società: le persone consapevoli del rischio e del limite dell’andar per monti probabilmente hanno un atteggiamento responsabile negli altri ambiti del vivere sociale.
Per quanto riguarda il Club alpino italiano a Bressanone sono intervenuti, oltre a Quartiani e Festi, il Past President Annibale Salsa, il Consigliere centrale e Presidente dell'Unione bergamasca Sezioni e Sottosezioni CAI Paolo Valoti, il Consigliere centrale e Presidente del Trento Film Festival Roberto De Martin e il Direttore di Montagne360 Luca Calzolari.
mercoledì 14 ottobre 2015
Logistic performance index: riguarda anche le ciclabili
La parola chiave è Logistic performance index, un parametro per misurare l'efficienza della logistica in un dato Paese. Il Centro studi di Confcommercio, in una ricerca presentata al Forum internazionale Conftrasporto, ha calcolato che se l'Italia avesse un indice Lpi pari a quello della Germania, nello scorso anno, avrebbe avuto 42 miliardi di euro in più sul Pil (+2,8% del totale). Una carenza che si è tradotta, in termini di mancata crescita, in una "tassa occulta" di 700 euro per ogni italiano.
Il rapporto, realizzato dal centro studi di Confcommercio in collaborazione con Isfort, parte dal fatto che l'inefficienza della logistica e del sistema dei trasporti è originata da tre tesi: l'inadeguatezza
infrastrutturale, la scarsa accessibilità materiale e digitale e la mancanza di un'efficace politica della logistica.
Tutto ciò riguarda anche la carenza di percorsi dedicati alla bicicletta nel nostro Paese. Se si potesse andare in bici al lavoro o effettuare un efficace bici+treno, lo farei, eccettuando gli eroismi quotidiani.
Nelle classifiche sulla competitività delle infrastrutture di trasporto, l'Italia, rispetto agli altri paesi europei, si posiziona al 15esimo posto nelle ferrovie, al 17esimo nel trasporto su strada, al 19esimo posto nel sistema portuale e addirittura al 21esimo posto in quello aeroportuale. Nella classifica per la mobilità ciclistica l'Italia è collocata molto più in basso. La burocrazia nel sistema della logistica ha un impatto rilevante: se in Italia i giorni medi necessari per le operazioni di export/import di merci nei porti sono 18,5, questi scendono a 9,5 in Spagna, 8,5 in Belgio, 8,1 in Germania e 6,5 in Olanda. In particolare, un peso preponderante riguarda la documentazione necessaria che nel nostro paese si porta via 10,5 giorni. Tutto ciò ha riflessi diretti sull'inefficienza logistica: difatti dal 2002 al 2013 il porto di Genova è cresciuto del 3,1% e quello di La Spezia del 54,7%, i loro diretti concorrenti spagnoli hanno mostrato incrementi del 137,6% per Valencia e del 51,2% per Barcellona.
martedì 13 ottobre 2015
Paola Gianotti
Si chiama Paola Gianotti e ha già fatto il giro del mondo. Da 12 a 14 ore al giorno per 144 giorni. Un totale di 30 mila chilometri in sella. 34 anni, una laurea in Economia, rimasta senza lavoro, ha deciso di non restare ferma. Pare che sia la prima italiana ad aver compiuto l'impresa. Ora esce il suo libro Sognando l'infinito, editrice Piemme. Ma lei continua a pedalare e dopo la Red Bull Trans Siberian Extreme da Mosca a Vladivostok, 9200 Km, si prepara a una nuova impresa.
venerdì 2 ottobre 2015
The artist formerly known as Archi, Omaggio a Roman Opalka (2015)
| The artist formerly known as Archi, Omaggio a Roman Opalka (2015), particolare |
Non stupisce questo omaggio a Roman Opalka. L'artista un tempo noto come Archi ha dipinto la serie dei numeri primi, a imitazione dei numeri del pittore franco-polacco, con le sue opere intitolate 1965 / 1 – ∞ e dedicate sostanzialmente allo scorrere del tempo.
TAFKAA parte dall'eccezionale 2, unico numero pari della sequenza dei primi e si arriva fin dove si arriva, cioè alla fine del quadro, una tavola di legno, come usava in un tempo remoto. Non delle dimensioni delle tele di Opalka, quei 196 x 135 cm, le stesse della porta dello studio di Varsavia di Opalka.
TAFKAA parte dall'eccezionale 2, unico numero pari della sequenza dei primi e si arriva fin dove si arriva, cioè alla fine del quadro, una tavola di legno, come usava in un tempo remoto. Non delle dimensioni delle tele di Opalka, quei 196 x 135 cm, le stesse della porta dello studio di Varsavia di Opalka.
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