sabato 11 febbraio 2017

Rob Gonsalves

Rob Gonsalves, Autumn Cycling
Gonsalves, artista canadese di origini portoghesi, 55 anni, ama giocare con la prospettiva come Escher.

PARTE LA RACCOLTA DI FIRME DEI CITTADINI EUROPEI PER DIRE STOP AL GLIFOSATO

La Coalizione #StopGlifosato appoggia l’iniziativa europea


Roma, 8 febbraio 2017 - Parte oggi in tutta Europa la raccolta firme per chiedere alla Commissione Europea il divieto totale dell'uso del glifosato, diserbante dannoso per l’ambiente e probabile cancerogeno per l’uomo. A promuoverla, un vasto raggruppamento, di cui fanno parte numerose associazioni europee. In Italia, l’iniziativa è sostenuta anche dalla Coalizione #StopGlifosato, che raccoglie 45 associazioni che da più di un anno si stanno impegnando nella difesa della salute e dell’ambiente.

La raccolta di firme italiana è stata lanciata stamattina a Roma, dove un gruppo di attivisti si è dato appuntamento al Colosseo con striscione e cartelli per un altro modello di agricoltura e ha offerto mele “glyphosatefree” ai cittadini che si sono fermati al banchetto per firmare. Analoghe iniziative si sono tenute a Berlino, Madrid, Bruxelles, Parigi.

“Sosteniamo la nuova iniziativa della rete europea: è necessaria la massima mobilitazione dell’opinione pubblica per continuare a tenere alta l’attenzione sui rischi del glifosato”, afferma la portavoce della Coalizione #StopGlifosato Maria Grazia Mammuccini. “Grazie al lavoro svolto in Italia per tutto lo scorso anno dalla Coalizione e soprattutto grazie alla mobilitazione di decine di migliaia di cittadini, il nostro governo ha tenuto il punto contro la proroga di 15 anni per l’uso del glifosato. Il periodo di esame dell’erbicida di un anno e mezzo richiesto dalla Commissione Ue scade alla fine di dicembre: ora è necessario lavorare su tutti i tavoli possibili per il bando definitivo. La raccolta di firme europea è un importante strumento per ottenerlo”.

Il glifosato è l'erbicida più largamente usato al mondo, contro il quale si è già sollevata una diffusa opposizione dell’opinione pubblica. Diversi studi ne dimostrano i rischi per l'ambiente e per la salute umana, al punto da essere stato classificato dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) come potenziale cancerogeno per l'uomo. Sebbene in alcuni Paesi, tra cui l'Italia, ne sia stato vietato l'uso nelle aree urbane, rimane ampiamente utilizzato in agricoltura, con conseguenti residui nel nostro cibo e nelle falde acquifere.

I promotori dell'Iniziativa denunciano anche la mancanza di trasparenza nelle procedure europee per l'approvazione dei pesticidi, che, attualmente, sono basate anche su studi privati finanziati dalle aziende produttrici, il cui contenuto rimane riservato. Per questo il testo dell'ICE include la richiesta di riformare le procedure di approvazione dei pesticidi e di fissare obiettivi di riduzione vincolanti a livello di UE per l'uso dei pesticidi. La coalizione europea di ONG, associazioni, reti e realtà sociali deve raggiungere almeno 1.000.000 di firme in un anno per fermare l'uso del glifosato in tutta Europa, ma la scadenza per il successo politico della campagna deve essere l'estate 2017, affinché l'iter sia completato prima che la Commissione UE si esprima sulla proroga attualmente in vigore per l'uso del glifosato.

La battaglia per vietare il glifosato va inoltre letta in un quadro più ampio, che punta ad un nuovo modello di agricoltura per un futuro libero dai pesticidi. In questa ottica i promotori italiani intendono valorizzare le connessioni con altri due percorsi che interessano il livello europeo: quello di un'altra ICE, attualmente in corso, che chiede all'UE norme specifiche per la tutela del suolo, bene essenziale alla vita come l'acqua e come l'aria, e quello per la consultazione sulla riforma della Politica Agricola Comunitaria (PAC). Temi che sembrano lontani dalla vita dei cittadini, ma che condizionano il cibo che ritroviamo nel nostro piatto, l'acqua che beviamo.

I cittadini europei possono firmare l'ICE Stopglifosato su www.stopglyphosate.org, dove troveranno informazioni e formulari in tutte le lingue europee, basati su un innovativo software open-source per la raccolta firme online (openECI).

Per essere sempre informato sulle attività della Campagna StopGlifosato seguici su Facebook, (hashtag #StopGlifosato)

Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: ACP-ASSOCIAZIONE CULTURALE PEDIATRI - AIAB -  ANABIO- APINSIEME – ASSIS - ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA - ASSO-CONSUM – ASUD – AVAAZ - CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali - CONSORZIO DELLA QUARANTINA - COSPE ONLUS - DONNE IN CAMPO CIA LOMBARDIA - EQUIVITA - FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO – FEDERBIO - FEDERAZIONE PRO NATURA - FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA - FIRAB - GREEN BIZ - GREEN ITALIA - GREENME – GREENPEACE - IBFAN- ITALIA - IL FATTO ALIMENTARE- IL TEST - ISDE Medici per l’Ambiente - ISTITUTO RAMAZZINI - ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – LIFEGATE - LIPU-BIRDLIFE ITALIA - MDC-MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO - NAVDANYA INTERNATIONAL - NUPA-NUTRIZIONISTI PER L’AMBIENTE - PAN ITALIA – Pesticide Action Network - REES-MARCHE - SLOW FOOD ITALIA - TERRA NUOVA - TOURING CLUB ITALIANO - UNAAPI-UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI APICOLTORI ITALIANI – UPBIO - VAS-VERDI AMBIENTE E SOCIETA’ - WWF ITALIA - WWOOF-ITALIA

venerdì 3 febbraio 2017

Dust to dust: Caber

Mettili da parte, forse poi un giorno qualcuno potrà indossarli. I vecchi scarponi da sci Caber by Spalding modello Impact 250, cod. 70304, taglia 3 1/2, sono lì, nella loro scatola originale.


Circa 40 anni di scrupolosa attività conservativa in un armadio di Roma per tramandare ai posteri i Caber by Spalding. La scatola fa qualche resistenza, è vvio, cerca di accrescere la suspence per il disvelamento della oggettiva bellezza dei Caber. Sollevando il coperchio sembra di sentire il suono degli sci e degli scarponi Caber by Spalding sulla neve.


Ecco gli scarponi dopo tanti anni. La plastica rossa si è completamente sbriciolata. Sono rimaste intere solo le imbottiture blu e le solette.
Plastic dust to plastic dust...

mercoledì 25 gennaio 2017

venerdì 20 gennaio 2017

Comunicato Greenpeace

A​ partire dal 1990, l’Indonesia ​ha perso 31​ milioni di ettari di foresta pluviale, una superficie paragonabile all’estensione della Germania.

OLIO DI PALMA, GREENPEACE CHIEDE A BANCA HSBC DI NON FINANZIARE LA DISTRUZIONE DELLE FORESTE INDONESIANE  

JAKARTA (INDONESIA), 17.01.17 - HSBC, la più grande banca europea, presta centinaia di milioni di dollari a sei tra le più distruttive società indonesiane del settore dell’olio di palma. Secondo quanto scoperto da Greenpeace nel report “Dirty bankers”, negli ultimi cinque anni HSBC ha infatti partecipato a consorzi bancari che hanno prestato circa 16,3 miliardi di dollari, cui vanno aggiunti 2 miliardi di dollari in obbligazioni, a sei società indonesiane - Bumitama, Goodhope, IOI, Noble, POSCO Daewoo e Gruppo Salim/Indofood - che producono olio di palma distruggendo vaste aree di foresta pluviale indonesiana, habitat degli oranghi.

Queste società sarebbero inoltre responsabili di espropriazione delle terre ai danni delle popolazioni locali, di violazione dei diritti dei lavoratori e dello sfruttamento del lavoro minorile. Non solo. La distruzione delle torbiere da parte dell’industria dell’olio di palma e del settore della carta è ormai riconosciuta come la causa principale degli incendi che ogni anno colpiscono le foreste dell’Indonesia. Uno studio dell’Università di Harvard e della Columbia stima che, a causa della crisi ambientale e sanitaria verificatasi nel 2015 per colpa di questi incendi massivi, in tutto il Sud-Est asiatico ci siano state circa 100 mila morti premature.  

«HSBC sostiene di essere una banca rispettabile, con politiche responsabili sulla deforestazione. Allora perché finanzia chi devasta le foreste?», chiede Martina Borghi, della campagna Foreste di Greenpeace Italia. «In Indonesia la distruzione delle foreste pluviali provoca devastanti incendi che mettono a rischio la salute di milioni di persone nel Sud-Est asiatico e minacciano il clima di tutto il Pianeta. HSBC non dovrebbe destinare miliardi a società che soffiano letteralmente sul fuoco», conclude Borghi.

Secondo Greenpeace, le banche che offrono prestiti o altri servizi finanziari a società o gruppi che operano nel settore dell’olio di palma dovrebbero rendere noti i dettagli dei servizi finanziari forniti e sottoscrivere la politica dell’organizzazione ambientalista contro deforestazione, drenaggio delle torbiere e sfruttamento dei lavoratori e le comunità locali (“No Deforestation, No Peat, No Exploitation Policy”).

Inoltre queste banche dovrebbero rifiutare finanziamenti o altri servizi finanziari a nuovi potenziali clienti che non sono conformi alla politica di Greenpeace a tutela delle foreste e interagire con i clienti per garantire la conformità con questa politica entro un determinato periodo di tempo, rifiutando inoltre di finanziare o rinnovare altri servizi fino alla sottoscrizione della policy di Greenpeace sulla protezione delle foreste. 

Un’analisi effettuata dall’organizzazione ambientalista sui dati diffusi dal Ministero dell'Ambiente e delle Foreste indonesiano rivela come, a partire dal 1990, l’Indonesia abbia perso

A fare le spese della distruzione di questo ecosistema sono anche gli oranghi del Borneo che, lo scorso anno, sono passati all’interno della “Lista Rossa” dell’International Union for Conservation of Nature da specie “in pericolo” a specie “in pericolo critico”, a causa della conversione delle foreste in piantagioni.


Leggi il report “Dirty Bankers” (in inglese) 

venerdì 13 gennaio 2017

"Attraverso la figurazione, molto spesso si riesce ad andare al di là della propria 'conoscenza cosciente', per approdare a una sorta di figurazione dell'inconscio: alcuni mie disegni provengono dall'inconscio, e si affacciano sul foglio di carta attraverso elementi figurativi che ovviamente derivano da uno stato di coscienza, non razionalizzato".

Gillo Dorfles

mercoledì 4 gennaio 2017

Fonte: Quotidiano del Popolo, Pechino
Il ritorno a Pechino dopo le feste su mezzi a motore privati e un'autostrada a 35 corsie intasata. Ore e ore di attesa (a motori accesi) per aver trascorso tre giorni di festa fuori città. Com'è noto, l'allargamento delle strade fa aumentare il traffico.