martedì 24 dicembre 2013

Esploratori psicogeografici

Esploratori psicogeografici
articolo di Stefano Simoncini «Il Sole 24 Ore», supplemento Domenica, 15 dicembre 2013, p. 27

Tra le pratiche più diffuse di riappropriazione territoriale, che cercano di contrastare gli aspetti critici e omologanti della globalizzazione, vi è l'esplorazione urbana nelle sue varie declinazioni. La riappropriazione avviene con il mapping, tra cartografia critica e mappe di comunità, ma anche mediante attraversamenti immersivi, che possono essere a scopo d'indagine, d'intervento o di pura violazione dei limiti fisici e legali dell'ambiente urbano.
A questo fenomeno crescente appartiene anche Sacro GRA, riferendomi con questo titolo non soltanto al film di Gianfranco Rosi che ha vinto il Leone d'Oro a Venezia, bensì all'intero progetto ideato dal "paesaggista" Nicolò Bassetti, il quale ha ora pubblicato insieme a Sapo Matteucci l'omonimo libro nato prima del film, ma pubblicato solo ora. Il seguito del progetto prevede: una nuova versione del sito www.sacrogra.it; una mostra al Macro di Roma in cui saranno esposte le fotografie di scena di Massimo Vitali, i 200 minuti di girato non confluiti nel film, la selva di appunti, registrazioni e video delle esplorazioni di Bassetti; un'immancabile app per smartphone. Il progetto si configura perccome un transmedia storytelling che spalma in una comunicazione "multipiattaforma" i contenuti di questa impresa collettiva, unepopea durata tre anni che ha coinvolto in riflessioni e spedizioni reiterate a piedi, in moto, in minivan, in camper , una pluralità di soggetti, da Roberto Rinalduzzi, operatore e aiuto regia di Rosi, a Davide Riondino, a Renato Nicolini, oltre che, ovviamente gli stessi Bassetti, Matteucci e Rosi. Per mettere ordine a questa materia occorre interrogarsi sul merito e sul metodo. Perché Bassetti ha scelto quell'oggetto, quelle modalità d'indagine e quelle forme comunicative?
Il Grande Raccordo Anulare (l’enorme circonvallazione che circonda Roma a una distanza media di 27 km dal centro), anzi le "terre di raccordo", come si dice nel libro, è ben scelto, perché esso è nientemeno che la forma della periferia romana, il luogo dove si vivono gli effetti più feroci della globalizzazione, ma dove si può anche invertire, dal punto di vista esistenziale, il rapporto tra centro e periferia, se è vero che la città storica si spoglia sempre più di vita e identità. Dal libro emerge con forza questo paradigma, con una differenza sostanziale rispetto al film. Sacro GRA, libro, opera per accumulo ed è più ancorato ai luoghi, che sono descritti con la casualità del percorso che procede in senso orario con i registri del reportage narrativo, del saggio, della guida insolita. Ma dentro c'è Roma e dentro c'è il GRA, perché l'incontro con la varia umanità che vediamo nel film è sempre messa a contesto e a sistema, anche se non accede quasi mai alle cause di ciò che vede.
Un'operazione in tutto analoga a quella del progetto Sacro GRA è stata realizzata 10 anni prima dallo scrittore "situazionista" inglese Iain Sinclair, con il suo London Orbital, titolo sia di un libro che di un docufllm, usciti entrambi nello 2002 e realizzati a partire da un viaggio a piedi che l'autore ha compiuto sull'autostrada M25 che circonda ad anello Londra più o meno alla stessa distanza del GRA dal centro di Roma. Per quanto London Orbital s'ispiri maggiormente alle visioni allucinate e futuribili di Godard e Ballard, non è soltanto il contenuto e la narrazione "crossmediale" che legano Bassetti-Rosi a Sinclair, ma anche li metodo della "psicogeografia", disceso dal situazionismo di Guy Debord. Soprattutto Bassetti, infatti, ne adotta i principi di fondo: esplorazione a piedi, abbandono alla "deriva" e allo spaesamento per recuperare freschezza emotiva, rifiuto dei percorsi forzati, interpretazione del rapporto tra luoghi e soggettività, predilezione per gli spazi "residuali", quelli che Gilles Clement definisce "terzo paesaggio", ibrido tra paesaggio naturale e paesaggio interamente antropizzato.
L'approccio situazionista riconduce decisamente Sacro GRA nell’alveo delle teorie e pratiche dell’esplorazione urbana, la quale si è articolata nel tempo principalmente su due livelli: l'attraversamento a scopo d'indagine e l’attraversamento come pratica di riappropriazione simbolica. A quest'ultimo possono essere riferite azioni, spesso illegali, ormai profondamente radicate nelle culture urbane, come il parkour, l'esplorazione notturna di sotterranei, metropolitane, catacombe, edifici abbandonati, tratte ferroviarie, spesso associata a tagging e street art. Si comincia a parlare, a proposito di queste pratiche, di space-hacking, o Urbex.
Quanto all'esplorazione come indagine, essa ha seguito il solco situazionista legato fin dalle origini all'urbanistica, spostando l'attenzione dal progetto al processo, alla interpretazione delle relazioni sempre mutevoli tra soggetti e luoghi, società e contesti urbani. In questo ambito hanno avuto grande importanza a Roma le pratiche del
gruppo di artisti-urbanisti «Stalker», che lavora dalla meta degli anni 90 su questi temi e con questi metodi: attraversamenti, derive creative, decostruzione delle identità e dei luoghi intesi come intrecci di relazioni complesse. Ma con una specificità importante discesa dalle teorizzazioni di Lorenzo Romito e Francesco Careri. L'interesse è rivolto ai luoghi residuali intesi come luoghi "attuali" e della "trasformazione", cioè luoghi dove si può dare il cambiamento e la "mutazione" in altre forme di convivenza, meno squilibrate e più sostenibili.
Questi luoghi gli stalker hanno voluto abitarli oltre che attraversarli, in varie occasioni. E ciò è accaduto anche con il giro di GRA a piedi che nella primavera del 2009 anche loro hanno compiuto. Durante questo “girotondo”, hanno scoperto uno “spazio attuale”, l’occupazione abitativa di un'ex fabbrica sulla Prenestina, e si sono fermati lì a sviluppare le loro azioni. In particolare Giorgio de Finis ha animato l’occupazione di Space Metropoliz, dove convivono occupanti immigrati e precari, creando un museo che de Finis ha chiamato MAAM, Museo dell'Altro e dell’Altrove di Metropoliz_citta meticcia: grandi street artist e artisti (tra cui Sten & Lex, Hogre, Attardi, Echaurren, eccetera) hanno riempito di bellezza, segni e senso mura e case dell'occupazione. Per fare in modo che l’inversione tra centro e periferia sia sempre più praticata e possibile…
Non si tratta infine di decidere un primato tra chi ha scoperto per primo il GRA, neanche fosse l'America, o di scegliere tra Macro e Maam, o tra metodi che prediligono la narrazione mainstream e crossmediale piuttosto che la pratica sociale votata alla “ricerca-azione”. Tutto può convivere se viene fatto con intelligenza e passione, e soprattutto con lo scopo di favorire la sperimentazione di nuovi metodi di conoscenza, collaborazione e convivenza.

La cartolina di Natale: Air Purify Bike

Personalmente non ce la faccio più con questa roba. Questa è la bici che purifica l'aria inquinata, realizzata in Thailandia. Si chiama Air Purify Bike. C'è anche l'electric mortor...

Una guida per chi guida

Tempo fa sono entrato in contatto con l'Associazione Motociclisti Incolumi. Calma, calma, già intravedo lunghe discussioni sulla differenza tra moto e bici. Non c'è problema. Non faccio fatica ad ammettere decine di spiacevoli incontri sulle strade con mezzi a motore a due ruote, in particolare i cosiddetti scooteroni, mezzi che personalmente odio e abolirei del tutto, specialmente sopra una certa cilindrata. (In particolare ricordo chiaramente una mancata collisione ad alta velocità e due urti a bassa velocità, per fortuna senza danni.)
Detto ciò mi hanno davvero interessato i discorsi sulla sicurezza stradale fatti fatti al telefono con Marco Guidarini, motociclista e traumatologo, da cui il soprannome Dottor Jeckyll con cui è conosciuto tra i bikers. Di Guidarini sto ora leggendo l'edizione ampliata del libro Una guida per chi guida (peccato che Marco non si chiami Guido, a questo punto). L'editore è la stessa AMI e uesta edizione del libro è uscita nel 2013. Guidarini parla spesso anche dei ciclisti. Dal punto di vista di un motociclista chi va su due ruote è un utente debole. Anche chi va in un'utilitaria è debole rispetto a una betoniera, ma l'utenza debole è indubbiamente quella che si sposta a piedi, pedalando e su due ruote con motori poco potenti..
In questo libro, ci sono diverse cose interessanti anche per il ciclista. Esse riguardano l'attenzione nella guida, l'equipaggiamento, la sicurezza attiva e passiva. Guidarini insiste molto sull'educazione del motociclista. Ancora di più, noi ciclisti dovremmo insistere su quella di chi pedala. Troppe volte vediamo gente procedere sul lato sinistro della strada o vestita di nero senza luci di notte, quando magari il Comune ha spento le luci per risparmiare. Si sale in bici senza preparazione. Impariamo tutto sulla strada pedalando. Posso dire che è una buona scuola, ma ci vuole tempo, si corrono vari rischi (più di quanti non se ne corrano normalmente) e si limita fortemente il numero di ciclisti quotidiani.  Una bella fetta del mio Manuale di resistenza del ciclista urbano, edito da Ediciclo è dedicata proprio alla guida su strada in bicicletta. Nel testo di Guidarini ho trovato varie idee e alcune considerazioni che sfatano luoghi comuni. Il primo è la causa di lesioni. Il vero pericolo sono i pali, gli alberi, i black-spots, le rotatore mal progettate. Ma il problema ancora più profondo, insiste Guidarini, con gran copia di esempi, è soprattutto politico. È una questione di attenzione e di investimenti: in questo il dramma della mancanza di sicurezza stradale in Italia vale per ciclisti e motociclisti. Ma, in fondo, vale per tutti. Anche se qualcuno è più viulnerabile di altri.

lunedì 23 dicembre 2013

Ron Arad, Cinquecento



La bici di bambù

Con una bici di bambù da Lusaka a Londra; è uscito ieri un articolo sul Sole-24 ore. Sta qui. Da leggere e meditare. L'autore, Matteo Sametti, ha scritto anche un libro, La biciclettadi bambù.ovviamente con Ediciclo, il miglior editore di libri sulla bici a disposizione.

                                                Le bici di bambù / si vedono in giro sempre più


ma farci un viaggio in Africa non è cosa da poco. legete il libro di Matteo, o almeno l'articolo.

Comunicato Legambiente

Legambiente: “Targhe alterne, blocchi estemporanei del traffico e danze della pioggia non  fermano l’inquinamento atmosferico”

“Roma, Napoli, Milano, Bari, le città emiliano romagnole e altri centri
urbani sono per l’ennesima volta alle prese con l’emergenza smog. E per
l’ennesima volta dimostrano di non essere capaci o di non voler
affrontare l’allarme sanitario provocato dall’inquinamento da traffico”.
E’ duro il commento di Legambiente alle misure tampone a cui stanno
facendo ricorso in questi giorni le città italiane per fronteggiare il
superamento dei limiti di legge dell’inquinamento atmosferico.
“Misure come quella delle targhe alterne sono assolutamente inutili –
sottolinea Legambiente – e non  serve a niente nemmeno bloccare i vecchi
diesel o i veicoli più inquinanti o, peggio, sperare che sia la pioggia
a portarsi via le polveri sottili come accaduto a Milano. Con amarezza
bisogna purtroppo sottolineare come i sindaci siano assolutamente
refrattari a mettere in campo quegli interventi, non estemporanei,
davvero in grado di abbattere le concentrazioni di smog che può calare
solo se si riduce in maniera decisa la quantità di traffico motorizzato
in circolazione nelle aree urbane”.
L’inutilità di questi provvedimenti è confermata dai dati, allarmanti,
che emergono dal rapporto appena presentato da Euromobility sulla
congestione delle città del nostro Paese ed è evidenziata con chiarezza
dai monitoraggi effettuati da Legambiente che, su 95 città prese in
esame lo scorso anno, ha rilevato in ben 51 casi il superamento dei
limiti di legge.

giovedì 19 dicembre 2013

Fori Imperiali completamente pedonalizzata da Natale all'Epifania

Via dei Fori Imperiali sarà pedonale da Natale all'Epifania. Una zona temporaneamente liberata dal traffico veicolare che soffoca la città. Il sindaco Ignazio Marino ha dichiarato: "Dal 25 dicembre al 6 gennaio via dei Fori sarà completamente pedonalizzata. Vogliamo offrire questo spettacolo meraviglioso rappresentato dalla nostra area archeologica ai romani ed ai turisti - ha aggiunto il primo cittadino - l'area sarà presidiata dal Corpo forestale a cavallo".

Raccolta differenziata a San Francisco, un modello per chi vuole fare qualcosa


Fonte: Internet ( caseclima ; daebyday )

Come fare la raccolta differenziata (quasi) perfetta: il caso San Francisco

La raccolta differenziata perfetta, o quasi, esiste: il caso della città di San Francisco è da imitare e studiare...

Gaia Tomasi
La città di San Francisco è all'avanguardia nella raccolta differenziata, al punto da essere arrivata a sfiorare l'80% di rifiuti differenziati. Questi livelli di raccolta differenziata sono altissimi, soprattutto se pensiamo che San Francisco ha 7 milioni di abitanti e può essere più complicato organizzare la raccolta dei rifiuti.
Il progetto "zero waste" consiste nella sensibilizzazione dei cittadini alla raccolta differenziata associata a iniziative forse semplici ma davvero ingegnose.
Prima di tutto a San Francisco i cittadini hanno solo tre bidoni della spazzatura e differenziano i non riciclabili, i rifiuti organici e tutto ciò che può essere recuperato (carta, plastica, metalli).

Semplicità e ordinanze per ridurre la presenza in città di rifiuti non riciclabili

La semplicità del sistema è un fattore vincente della raccolta differenziata a San Francisco, insieme all'obbligo per le aziende di produrre e acquistare solo prodotti il cui packaging può essere recuperato tramite raccolta differenziata.
Facciamo un esempio: un nuovo prodotto non ha un packaging che può essere recuperato, non è di plastica riciclabile o di carta. Ecco che scatta l'ordinanza del sindaco della città che vieta la commercializzazione in città di quel prodotto, fino al cambiamento della confezione.
E' un sistema basato sulla semplicità quindi quello di San Francisco per la raccolta differenziata, che andrebbe analizzato, messo a confronto con la situazione italiana e applicato anche qui da noi.
Infatti uno dei problemi della raccolta dei rifiuti in Italia è l'eccesso di packaging dei prodotti, che sarebbe un po' meno dannoso se i contenitori fossero riciclabili: non sempre è così.
Se lo stesos sistema di San Francisco fosse applicato anche qui da noi, i cittadini potrebbero segnalare la presenza di materiali non riciclabili sugli scaffali dei supermercati e aumentare vertiginosamente la percentuale di materiali recuperati.


*
La strategia di San Francisco per “Rifiuti Zero” al 2020
La città promuove il riciclaggio e il compostaggio, con forme di raccolta differenziata domiciliarizzata


“Zero Waste”, dall'inglese zero rifiuti o zero sprechi, a seconda del contesto. E' questo l'ambizioso traguardo che si è posto San Francisco.
Tra le città americane con la più alta densità di popolazione, con i suoi 800.000 abitanti la città californiana ha intrapreso da ormai quasi 25 anni questa strada: l'obiettivo, fissato al 2020, è quello di arrivare a una percentuale del 100% di rifiuti fuori dalle discariche. Per riuscirvi, tutti i comuni della Bay Area sono stati coinvolti in una serie di attività di riciclaggio.

IL PESO DELL'INFORMAZIONE DEI CITTADINI. Il sindaco Ed Lee è impegnato in prima fila in questa battaglia. Attualmente, la principale società di di gestione dei rifiuti, "Recology", riesce a deviare quasi l'80% dei rifiuti dalle discariche e dagli inceneritori per destinarli al processo di riciclaggio o trasformarli in compost. Affinché la comunità sia coinvolta, spiega la giunta di Lee, bisogna riuscire a informare e motivare i cittadini stessi, rendendoli partecipi degli obiettivi della loro città. L'idea è quella di rendere le pratiche di smaltimento intelligente dei rifiuti delle abitudini quotidiane e spontanee.
DAL 1989. Certo, poi, occorre tutto un sistema di norme a cui attenersi. A partire dal 1989, San Francisco ha formulato una serie di ordinanze, introducendo requisiti più rigorosi per la gestione dei rifiuti. Come prima mossa, alle contee della Bay Area è stato richiesto di deviare il 25% dei propri rifiuti fuori dalle discariche entro il 1995. Questa percentuale è stata poi aumentata al 50% entro il 2000. Un passo alla volta, spiega il sindaco della città, verso un grande traguardo.
UNA LEGGE OBBLIGA A RICICLARE. Parallelamente al sistema di norme, infatti, sono state introdotte diverse misure minori, ma altrettanto importanti nella strategia complessiva. Nel 2002 è stato ad esempio fatto l'obbligo per i ristoranti e i negozi di alimentari di utilizzare recipienti take away riciclabili o compostabili e per i cittadini di eseguire la raccolta differenziata, in forma domiciliarizzata. “Abbiamo messo in atto campagne di informazione e tutti, imprese e cittadini, pagano in base al volume di rifiuti che producono”, spiega Jack Macy, responsabile del programma “Zero Waste”. “La raccolta viene sostenuta esclusivamente con questa imposta. Abbiamo infine emanato una legge che obbliga a riciclare, per convincere anche alcuni soggetti più restii”.
REVISORI ITINERANTI. Infine, l'amministrazione ha messo in piedi una squadra di revisori, incaricati di verificare i contenuti dei rifiuti dei residenti per garantire uno smistamento corretto e spiegare agli abitanti della città come distinguere tra rifiuti, materiali riciclabili e compostabili.
Comunicato Greenpeace

GREENPEACE, IL PARLAMENTO RUSSO APPROVA UFFICIALMENTE L’AMNISTIA PER GLI ARCTIC30

Roma 18.12.2013. Il Parlamento russo ha formalizzato quest’oggi il provvedimento di amnistia che conclude il procedimento legale aperto contro gli Arctic30.

I 26 attivisti non russi saranno liberi di tornare a casa dalle loro famiglie non appena sarà loro riconosciuto il visto di uscita da parte delle autorità russe.

“Sembra che io possa finalmente tornare a casa”, afferma Cristian D’Alessandro, unico italiano tra gli Arctic30. “Sono ancora abbastanza amareggiato - continua - perché non dovrebbe essere così: c'è una corte internazionale che ha ordinato il nostro immediato rilascio. Abbiamo passato più di due mesi in carcere per niente, stanno ancora cercando prove che non troveranno mai perché, secondo i nostri principi di pacifismo e non violenza, non c'è niente che possa essere ricondotto ad accuse di vandalismo o pirateria. Sono passati tre mesi da quando tutto questo è iniziato, quindi sì, voglio tornare a casa!”, conclude D’Alessandro.
Comunicato Naga

Lampedusa: non ci stupiamo!
Il commento del Naga

 “Il video comparso ieri sul Centro di Lampedusa non ci stupisce. Sappiamo che chi è rinchiuso nel centro subisce violenze e trattamenti disumani anche peggiori del trattamento antiscabbia nudi. Il video conferma ciò che già sapevamo”. Commenta Italo Siena fondatore del Naga e del Centro Naga-Har per richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura.

Che cosa pensiamo che succeda in un Centro dove vengono rinchiuse invece che accolte persone che affrontano viaggi interminabili e pericolosi per fuggire da violenze, guerre, miseria o semplicemente per trovare una vita migliore? In un luogo dove non possono entrare liberamente né giornalisti né avvocati? Dove, ogni giorno, viene calpestato il diritto alla libertà di movimento e all’accesso alle cure?”  Ciò che succede nel Centro di Lampedusa tutti i giorni e ciò che abbiamo anche visto è il metodo di gestione dell’immigrazione nel nostro Paese basato sull’idea che diritti e dignità non spettano a tutti in egual misura, ma possono non essere rispettati in nome della sua diversa nazionalità. Ma la negazione dei diritti dei cittadini stranieri significa una compromissione dei diritti di tutti e ciò che abbiamo visto ne è un'inevitabile conseguenza.” Prosegue il Dott. Siena.

In quest’ennesima vicenda dolorosa e raccapricciante legata all’immigrazione vediamo però un aspetto positivo: il video è stato girato da un cittadino straniero stesso. Come dimostrano anche le proteste all’interno dei Centri di Identificazione ed Espulsione l'unica soluzione efficace all'intollerabile gestione dell’immigrazione in Italia verrà con il contributo indispensabile dei diretti interessati e delle loro testimonianze.” conclude Italo Siena.

martedì 17 dicembre 2013

Un altro ciclista morto a Milano

Comunicato Fiab Ciclobby

E' successo ancora. Un altro ciclista morto sulle strade milanesi.

Questa volta in pieno centro, a poche decine di metri dal Duomo.

Secondo le prime ricostruzioni, Ahmed, 31 anni, procedeva in corso Europa e a un certo punto, per evitare lo sportello distrattamente aperto da chi aveva parcheggiato dove non poteva, forse persino in seconda fila, ha sterzato improvvisamente ed è stato travolto in pieno da un furgone che giungeva alle sue spalle, uccidendolo sul colpo. Anche il furgone, a quanto pare, si è fermato alcune decine di metri dopo: il che lascerebbe supporre una velocità notevole del mezzo.

L'ennesimo incidente mortale impone a tutti una seria riflessione sulle questioni attinenti il controllo e la regolazione del traffico cittadino. La situazione è seria e grave.

La valutazione delle responsabilità penali compete alla magistratura e le indagini faranno il loro corso. Ma c’è una responsabilità politica che diventa ormai difficile negare per la scarsa attenzione con cui questi temi sono stati sino ad ora trattati.

Occorre dare un segnale forte, fermo, chiaro e civile: non è possibile morire in questo modo!

Fiab Ciclobby aderisce al presidio indetto per domani mattina alle ore 8,30 in corso Europa, all’altezza del civico numero 11 (ang. Via Cavallotti), invitando chi può a partecipare con una fascia rossa al braccio.



lunedì 16 dicembre 2013

L'anello mancante: il tram Saxa Rubra-Laurentina


Comunicato Adoc

TRASPORTI ROMA: ADOC, PER RISOLVERE CAOS MOBILITA’ SUGGERIAMO AL SINDACO MARINO DI FARE UN TOUR SUI MEZZI PUBBLICI, SOPRATTUTTO IN PERIFERIA

Roma, 16 dicembre 2013 -  Il caos quotidiano del trasporto pubblico locale è il primo e più grave problema da risolvere nella Capitale. Un problema complesso che prima di essere risolto su carta deve essere compreso “dal vivo”. Per questo l’Adoc suggerisce al Sindaco Marino di fare un “tour” di tutti i mezzi pubblici romani, in particolare nelle periferie, per comprendere al meglio le problematiche.
“Invitiamo il Sindaco di Roma Marino a sperimentare direttamente, in qualità di primo cittadino, i quotidiani disagi che ogni romano affronta sui mezzi pubblici, alla stregua di quanto fatto anche da altri sindaci delle più importanti Capitali europee – dichiara Lamberto Santini, Presidente dell’Adoc – crediamo che solo attraverso un’esperienza “dal vivo” e in prima persona, in particolare nelle zone più periferiche della città e negli orari cruciali, è possibile comprendere appieno i disagi, le difficoltà e le criticità del Tpl capitolino. Siamo coscienti che la situazione del trasporto pubblico romano è molto complessa, ma prima di pensare di risolvere i problemi su carta devono essere capiti in modo diretto. Come Adoc crediamo sia necessaria una maggiore e più sostenibile mobilità del trasporto pubblico, più sicurezza per le strade, vie consolari percorribili in tempi “umani” e, soprattutto, un Centro Storico a misura d’uomo pedonalizzato e finalmente libero dalle auto. E’ necessario restituire ai cittadini il Centro Storico, dove oggi regna il caos, pedonalizzandolo e rivalutandolo. Camminare al centro, soprattutto in prossimità del Pantheon e di Montecitorio è un’impresa al limite dell’impossibile. Una viabilità pedonale praticamente azzerata che danneggia sia i pedoni, in particolare disabili e mamme con bambini al seguito, che le attività commerciali limitrofe. Questa è l’unica vera pedonalizzazione che i cittadini vogliono, che renderebbe il Centro di nuovo godibile e fruibile, rivitalizzandolo anche a favore di turismo e commercio. Roma sta velocemente diventando invivibile per i suoi cittadini, un efficiente trasporto pubblico incide sulla qualità della vita dei cittadini, ma nella Capitale la situazione è drammatica. E’ necessario un deciso e immediato cambio di rotta, che porti a risolvere concretamente, non solo con azioni promozionali, i numerosi problemi.”


Blocco del traffico a Roma

Pedalando, ci si intossica di meno. 10-100-1000 blocchi del traffico a Roma.
In Europa 400 mila morti premature a causa dello smog nel 2010.

Riforma dei delitti ambientali necessaria

Comunicato Legambiente

I DELITTI AMBIENTALI NEL CODICE PENALE: UNA RIFORMA DI CIVILTÀ

 MURONI (LEGAMBIENTE): “UN’INADEGUATA LEGISLAZIONE AMBIENTALE HA PERMESSO LA DEVASTAZIONE DEL TERRITORIO. URGENTE AGGIORNARE LE NORME PER SCONGIURARE NUOVI ECOCIDI”

I TANTI DISASTRI AMBIENTALI, A PARTIRE DA QUELLO DELLA TERRA DEI
FUOCHI, CON TUTTE LE CONSEGUENZE SANITARIE E AMBIENTALI, FORSE SI
SAREBBERO POTUTI EVITARE. Dopo vent'anni di attesa speriamo che questa
legislatura sia quella giusta per dotare il nostro paese di una adeguata
tutela penale dell'ambiente, necessaria premessa per affrontare in
maniera più efficace le diverse forme di criminalità ambientale ed
ecomafiosa, causa principale di disastri ambientali e sanitari che
sfregiano l'Italia, da un capo all'altro dello stivale.

L'occasione concreta è l'approvazione in Parlamento, in tempi rapidi,
di un testo coordinato che sintetizzi i due disegni di legge già
presentati nelle competenti commissioni, a firma rispettivamente dei
deputati Ermete Realacci e Salvatore Micillo. Passo necessario per
realizzare ciò che Legambiente definisce, senza eccesso di enfasi, una
riforma di civiltà. Pensata e voluta nell'interesse di tutti e che,
adesso, per concretizzarsi ha bisogno del massimo sforzo da parte delle
forze politiche. UNA RIFORMA NECESSARIA, QUINDI, E NON PIÙ
PROCRASTINABILE.


Di questo si è parlato oggi a Roma nel corso di un convegno organizzato
da Legambiente e coordinato dal giornalista FABRIZIO FEO, cui hanno
partecipato il direttore generale di Legambiente ROSSELLA MURONI, il
procuratore della Direzione nazionale antimafia FRANCO ROBERTI, il
presidente nazionale di Legambiente VITTORIO COGLIATI DEZZA, il
direttore generale di Libera ENRICO FONTANA, il presidente della
commissione Ambiente della Camera dei deputati ERMETE REALACCI, la
presidente della commissione Giustizia della Camera dei deputati
DONATELLA FERRANTI, LOREDANA DE PETRIS della commissione Affari
costituzionali del Senato della Repubblica, SALVATORE MICILLO della
commissione Giustizia della Camera dei deputati e FABIO GRANATA di Green
Italia.



“La riforma di civiltà che invochiamo da tempo - HA DICHIARATO IL
DIRETTORE GENERALE DI LEGAMBIENTE ROSSELLA MURONI - parte proprio
dall'inserimento nel Codice penale, con l'aggiunta di uno specifico
Titolo, dei delitti contro l'ambiente, ponendo rimedio alla situazione
attuale di disordine normativo con norme sparse in diversi testi unici,
codici, decreti legislativi etc. Un intero Titolo, quindi, che possa
disciplinare con pene efficaci, proporzionate e dissuasive - come ci
chiede l'Europa - alcune fattispecie specifiche".



Tra queste Legambiente individua L’INQUINAMENTO E IL DISASTRO
AMBIENTALE, I DELITTI AMBIENTALI IN FORMA ORGANIZZATA, LA FRODE
AMBIENTALE, L’IMPEDIMENTO AL CONTROLLO, IL RAVVEDIMENTO OPEROSO; COSÌ
COME LE PENE ACCESSORIE, COME LA CONFISCA E L’OBBLIGO DI BONIFICA E DI
RIPRISTINO DELLO STATO DEI LUOGHI. Una siffatta riforma verrebbe
incontro alle richieste di tutti coloro che a vario titolo si occupano
di tutela ambientale.


IL NOSTRO PAESE NON È PIÙ IN CONDIZIONE DI ATTENDERE. FINO A OGGI È
STATA CONSENTITA LA SISTEMATICA DEVASTAZIONE DEL TERRITORIO E DEGLI
ECOSISTEMI, GRAZIE A UNA LEGISLAZIONE PENALE AMBIENTALE SOSTANZIALMENTE
CONTRAVVENZIONALE, SENZA ALCUNA CAPACITÀ DETERRENTE E CON LA GARANZIA DI
IMMUNITÀ PER I RESPONSABILI.

AD ESEMPIO, È STATO POSSIBILE CREARE LE CONDIZIONI PERCHÉ NEGLI ULTIMI
TRENT’ANNI SI REALIZZASSE IN CAMPANIA, NELLA COSIDDETTA TERRA DEI
FUOCHI, CIÒ CHE GLI INQUIRENTI NON HANNO ESITATO A DEFINIRE UNA
CHERNOBYL TUTTA ITALIANA. MA POTREMMO ANCHE RICORDARE GLI INCALCOLABILI
DANNI AMBIENTALI CONSUMATI A TARANTO, A CAUSA DEI PROCESSI PRODUTTIVI
DALL’ILVA, NELLA VALLE DEL SACCO, NELLA VALLE BORMIDA, A PORTO MARGHERA,
E IN DECINE E DECINE DI AREE INDUSTRIALI LUNGO LA PENISOLA.



A fronte di questa sistematica e crescente aggressione al nostro
territorio, che ha visto saldarsi alleanze scellerate tra criminalità
organizza e non, pezzi di mondo economico e delle professioni,
funzionari pubblici e politici, la nostra legislazione penale è rimasta
al palo, confinata nel solco delle fattispecie contravvenzionali e non
delittuose, con tutti i suoi limiti: nessuna pena reclusiva prevista, ma
solo l'arresto in flagranza; la previsione di una ammenda, spesso poco
più di una manciata di euro, a carico di veri e propri criminali; tempi
di prescrizione bassissimi che spesso impediscono ai processi di
arrivare fino in fondo; impossibilità di usare adeguati strumenti
investigativi (intercettazioni telefoniche e ambientali); impossibilità
di chiedere rogatorie internazionali, frenando di fatto molte indagini,
visto che lo scenario della criminalità ambientale è sempre più
transnazionale. Così, ancora oggi, se nel caso di un piccolo furto si
rischia il processo per direttissima, nel caso di reati ambientali la
clemenza del legislatore continua ad essere massima.

Ogni anno nel nostro paese vengono accertati oltre 30mila reati contro
l'ambiente, quasi 4 ogni ora. Si tratta però solo della punta di un
iceberg, una minima parte rispetto a ciò che accade realmente:
discariche abusive, cave illegali, inquinamento dell'aria e scarichi
fuorilegge nei corsi d'acqua, traffici di beni culturali e truffe
agroalimentari, incendi del patrimonio boschivo, solo per citare i casi
più ricorrenti. Come già detto, si tratta quasi sempre di reati che
vengono sanzionati in maniera assolutamente inefficace e con tempi di
prescrizione estremamente brevi, vanificando in questo modo il lungo e
faticoso lavoro degli inquirenti.

L'introduzione dei delitti contro l'ambiente nel Codice penale sarebbe
anche il modo per allineare l'Italia agli standard europei, rispettando
lo spirito della Direttiva comunitaria 99 del 2008, recepita solo
formalmente nel nostro paese (fatta eccezione per la previsione della
responsabilità amministrativa delle persone giuridiche), che ha chiesto
a ciascun paese membro di dotarsi di sanzioni adeguate, proporzionate e
dissuasive nel campo della tutela penale dell'ambiente. Fino a quando
non saranno soddisfatte queste tre condizioni, infatti, l'Italia, che
può "vantare" un fenomeno come quello dell'ecomafia senza pari nel resto
d'Europa, non potrà dire di avere avviato una reale ed efficace azione
di contrasto a questa forma di criminalità.

Esposizione a particelle fini sempre nefasta

Fonte: Aduc

Un'esposizione prolungata alle particelle fini che sono nell'aria (PM) avrebbe “importanti effetti nefasti sulla salute”, anche se le concentrazioni non vanno oltre i limiti stabiliti dalle norme europee. E' il risultato di uno studio finanziato dall'Ue e pubblicato oggi 9 dicembre sulla rivista medica britannica “The Lancet”; studio che si basa su ventidue indagini in tredici Paesi su oltre 360.000 persone che sono state mediamente monitorate durante quattordici anni.
La direttiva europea sull'aria del 2008 ha imposto agli Stati membri un plafond medio annuale di 25 microgrammi per ogni metro cubo di particelle nell'aria, mentre l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS) indica come valore limite 10 microgrammi per ogni metro cubo.
“E' significativa l'associazione tra l'esposizione prolungata ai PM 2,5 e le morti premature, anche dopo aver epurato i dati da fattori quali il tabagismo, il livello socio-economico, l'attivita' fisica, il livello di educazione, e l'indice della massa corporale”, scrive The Lancet.
Le PM 2,5 sono le microparticelle piu' fini, con un diametro inferiore a 2,5 micron -cioe' la dimensione di un batterio. Sono quelle che generano i maggiori problemi per la salute, perche' la loro dimensione gli consente di penetrare piu' facilmente e profondamente nei polmoni.
Da questo ne deriva che una piccola variazione dell'inquinamento attraverso i PM 2,5 rappresenta nettamente un maggiore rischio per la salute di coloro che vi sono esposti. “Lo studio valuta che per ogni aumento, ogni anno, di 5 microgrammi in ogni metro cubo della concentrazione di PM 2,5, il rischio di morte per causa naturale cresce del 7%”, spiega The Lancet.
I decessi per “causa naturale” escludono le morti per incidenti e i suicidi, per i quali l'inquinamento non ne puo' esser causa. Questa differenza di 5 microgrammi per metro cubo e' quella che esiste tra una zona urbana molto frequentata dalle autovetture e un luogo lontano dal traffico, precisa l'autore principale di questo studio, l'olandese Rob Beelen.
L'inquinamento dell'aria esterna e' stata classificata in ottobre, dal Centro internazionale di ricerca sul cancro (CIRC), come un fattore cancerogeno certo per l'uomo, un'esposizione alle particelle puo' provocare asma, allergie, malattie respiratorie o cardiovascolari. Un recente studio fa sapere che anche una leggera esposizione aumenta il rischio che i bimbi siano sottopeso alla nascita.
Comunicato Pendolari Roma-Nettuno

Domenica 15 dicembre entra in vigore il nuovo orario dei treni regionali.
Per noi della Roma-Nettuno quest'anno non sarà un cambio indolore, dopo quasi 20 anni di abitudini, adattamenti, orari di lavoro tagliati sui dettami di FS.
Il 23 ottobre la Regione ci ha ricevuti per presentarci i nuovi orari, annunciando che vi sono delle buone novità: sulla nostra linea avremo finalmente quasi tutti i treni (35) conformati ad 8 carrozze doppio piano, per viaggiare un po' meno compressi. 
Guardo il foglio con gli orari e mi accorgo che sono state tolte due corse giornaliere in fascia calda. E che tutti i treni dalle 9 in poi sono spostati in avanti di 35', sia all'andata che al ritorno. Chiedo se questo orario è blindato o può essere suscettibile di aggiustamenti. Sembrerebbe blindato, dunque che senso ha convocare separatamente ogni comitato? Non si poteva convocare tutti in una sola seduta e consegnare gli orari a tutti? Forse qualche ritocco si può e va contrattato, penso. Richiedo subito che ci inviino i tabulati completi dei nuovi orari della FL8 (Roma-Nettuno) e anche della FL7 (Roma-Formia-Napoli), che noi usiamo per avvicinarci a casa quando i nostri ci lasciano a terra.
Il 7 novembre, dopo insistenti richieste, arrivano finalmente i nuovi orari.
Sottoponiamo ad analisi l'orario, lo inviamo ai pendolari della linea, raccogliamo le loro perplessità, e il 18 novembre inviamo la sintesi alla Regione e Trenitalia chiedendo loro di riceverci. Passano i giorni e nessun riscontro dalla Regione. Il 3 dicembre invio una lettera a Regione, Trenitalia e all'assessore ai trasporti di Aprilia, esigendo un riscontro, enumerando gli incredibili disservizi degli ultimi giorni e stigmatizzando che il pendolarismo non può tradursi in una forma di malattia cronica sociale. Il giorno dopo mi arriva la convocazione per il 9 dicembre. Quattro funzionari dell'assessorato ai trasporti, uno di Trenitalia ed io, con un carico di disillusione. 
La sintesi di questo palleggiamento:
1) L'orario della FL8 il 15 dicembre andrà in onda tal quale lo avete prospettato al comitato il 23 ottobre scorso, senza recepire alcuna richiesta presentata? Monitoreremo la linea e se necessario verranno apportati aggiustamenti in corso d'esercizio (ndr: non prima del nuovo orario estivo. Ci si potrebbe già fermare qui per capire il tenore dell'incontro).
2) Le segnalazioni relative alle criticità degli orari dei treni 12184 (anticipare partenza), 12192 (sovraffollamento per eliminazione cadenza semioraria e oraria con un buco di 75'), 12211 (questo treno dovrà raccogliere i pendolari di tre treni, gli attuali 17:07, 17:25, 17:49), e altre come sono state considerate? Saranno oggetto di monitoraggio in corso d'esercizio.
3) Rispetto al problema dello slittamento in avanti di 35' di tutti i treni, non sarebbe possibile anticipare le partenze del Nettuno prima del minuto 30? Non è possibile per evitare interferenze con l'IC per Napoli del minuto '26 e con i regionali della FL7 dei minuti 06, 36 e 56. Dunque il Nettuno deve essere piazzato sufficientemente distante da questi treni per non creare tappi sulla linea (condivisa fino a Campoleone) in caso di disservizi (ndr: evidentemente ne hanno previsti davvero tanti!).
4) Sarebbe possibile prevedere rinforzi in corrispondenza della fascia oraria delle 17 e delle 20 da Roma e delle 8:30 da Nettuno? Trenitalia informa che sono in corso trattative con Cotral. Ma dal momento che un bus già carico non sarà sufficiente a contenere un treno di gente, il comitato chiede shuttle a Campoleone in corrispondenza dei treni FL7 delle 17:06, 19:56, 21.06. Anche a seguito della riduzione di 2 corse giornaliere. La Regione deve verificare.
5)  Per il ristoro dei disservizi subìti dai pendolari, previsto da carta dei servizi e mai riconosciuto, il comitato propone che i pendolari possano farne, ogni volta che si verifichi un disservizio, richiesta diretta di risarcimento del titolo di viaggio a Trenitalia, prevedendo ciò nella revisione del contratto, così come già accade in Toscana. Con la rivisitazione del contratto.
6) Nel computo delle penalità, la soglia del ritardo a partire dalla quale iniziare a computare le penalità, secondo il comitato dovrà essere abbassato dagli attuali 7' a 5', in analogia con la soglia stabilita per il calcolo dell'indice di puntualità. Il comitato chiede di inserire questa rettifica nel Contratto di servizio.
7) Per il raddoppio della linea il comitato chiede di riportare nel contratto di servizio il riferimento al raddoppio dell'intera linea, laddove compare il raddoppio di 6 km. Diversamente, non ha alcun senso, se non spostare l'imbuto e i disservizi da Campoleone ad Aprilia.
8) La regione fornirà al comitato il tabulato dei ritardi mensili e gli indici di puntualità del servizio, mai ricevuti negli anni precedenti. 
9) Il comitato sottolinea l'irrisolta questione della cronica assenza di comunicazioni nelle stazioni, display non funzionanti, annunci fasulli o assenti. Verificheranno.
10) Il comitato richiede che il tempo di percorrenza della tratta sia fissato a 71' per tutte le corse (il nuovo orario prevede per le nostre corse 15 durate diverse, che vanno dai 60' ai 90'). Verificheranno.
11) Il comitato richiede che ci sia maggiore perequazione tra l'uso dei binari di Termini destinati all'AV e quelli per il TPL: essendo il rapporto dei rispettivi utenti di 1:10, destinare all'AV solo i primi 4 binari anzichè i primi 12, liberando così gli slot ai regionali e agli IC, e aumentando la loro frequenza. La regione dice che è competenza di RFI. Perchè dovrebbe essere RFI a decidere come usare i binari pubblici regionali, condizionandone la fruibilità, e non la Regione?
12) Il comitato fa presente che, in merito al cronico sovraffollamento, ci sono tre sentenze di Cassazione sulla sicurezza del viaggiatore, quale creditore passivo, e del lavoratore in servizio.Trenitalia pertanto, siglando un contratto con la regione, deve già disporre dei mezzi per espletare il servizio, nonché rispettare le disposizioni del DPR 753/80, adeguando il servizio alla domanda al fine di garantire la sicurezza e l'ordine pubblico (artt. 6 e 12). La regione dal canto suo deve verificarne l'attuazione ed esigere un servizio coerente con le scelte e gli impegni presi in merito alla mobilità sostenibile (come da mozione approvata sull'impegno a trovare risorse economiche presso il MIT a favore del trasporto ferroviario regionale). Sarà nostra cura chiedere conto alla regione ogni volta vengano meno queste condizioni.
13) Il problema dell'evasione o degli atti vandalici in treno non si risolve se non si reintegrano i controllori a bordo, secondo il comitato. Trenitalia invece sta prendendo accordi col ministero della difesa. Secondo la Regione la presenza di forze dell’ordine e forze armate sui treni è relativo esclusivamente alla corretta attuazione dell’istituto della  “Libera circolazione” di cui al comma 18 art. 45 L.R. 16/2003 (novellato con il comma 139 dell’art. 2 L.R. 9/2010), finalizzato all'aumento della sicurezza reale e percepita dai viaggiatori a bordo dei mezzi pubblici. 
Pensiamo che potevano essere più espliciti. E che comunque non ci fa sentire più sicuri stare accalcati in presenza dell'esercito. Né ciò risolverà l'evasione o il vandalismo, che si svolge in orari in cui non viaggiano i militari. Soprattutto pensiamo che come cittadini siamo stati molto ascoltati.
Rosalba Rizzuto
Comitato Pendolari FR8a Carrozza
Comitato Italiano Utenti Ferrovie Regionali - Lazio

giovedì 12 dicembre 2013

Comunicato Greenpeace

GREENPEACE: UNA RICERCA SVELA SOSTANZE CHIMICHE PERICOLOSE NELL’ABBIGLIAMENTO OUTDOOR

ROMA, 12.12.13 – Sostanze chimiche nell’abbigliamento sportivo dei marchi più popolari come The North Face, Patagonia, Adidas e l’italiana Salewa.

Per conto di Greenpeace, due laboratori indipendenti hanno testato 17 capi d’abbigliamento outdoor alla ricerca di perfluorinati e perfluorocarburi (PFCs). Queste sostanze chimiche pericolose sono stati trovati in tutti i campioni.

“Le aziende di abbigliamento outdoor usano, molto spesso, le immagini di una natura selvaggia e incontaminata nella loro pubblicità, eppure i loro prodotti contengono sostanze pericolose che contaminano persino la neve in alta montagna. Non è un problema solo dei Paesi dove si trovano le industrie tessili. Il nostro studio dimostra sostanze come i PFC, altamente volatili, evaporando, viaggiano anche nell’aria che respiriamo oltre che nell’acqua, quando facciamo il bucato” spiega Chiara Campione, Project Leader di “The Fashion duel” di Greenpeace Italia.

I PFC sono stati trovati anche nelle membrane impermeabili (come il Gore-Tex®). Si tratta di composti altamente persistenti nell’ambiente, che possono danneggiare il sistema immunitario e la fertilità, fino a portare anche a malattie della tiroide.

I laboratori indipendenti hanno testato non solo le emissioni dei capi d’abbigliamento, ma anche dei tessuti usati per rendere impermeabili i prodotti. Tra i risultati più significativi la contaminazione da perfluorottano sulfonato (PFOS) ritrovato in un guanto venduto da
Mammut: il valore eccede il limite di legge di un microgrammo per metro quadro di ben nove volte.

Le giacche di Schöffel, Jack Wolfskin e Mammut contenevano, inoltre, allarmanti concentrazioni di acido perfluorottanico (PFOA). Livelli elevati di altri PFC come i fluorotelomeri (FTOHs) sono stati trovati in quasi tutte le giacche: concentrazioni più elevate in quelle di Adidas, Jack Wolfskin, The North Face e l’italiana Salewa. Un altro motivo di preoccupazione è il ritrovamento di altre sostanze pericolose come gli ftalati, che sono interferenti endocrini, e i nonilfenoli.

Eppure le alternative esistono e sono già disponibili globalmente:
giacche con membrane senza PFC o ancora finiture e rivestimenti in poliestere e poliuretano. Queste giacche sono impermeabili e traspiranti.

“A volte compriamo una giacca ultratecnica, adatta per un’arrampicata in alta montagna, quando ci serve solo per una passeggiata al parco.
Cerchiamo di scegliere oculatamente, anche in occasione delle compere natalizie. Una giacca priva di sostanze tossiche è comunque sempre una scelta saggia” commenta Campione.

Greenpeace chiede all’industria dell’abbigliamento outdoor di fissare precise scadenze per l’eliminazione dei PFC e di sviluppare ulteriormente la sostituzione di tali sostanze con formule più sostenibili. Tutti i PFC devono essere oggetto di attenzione nel quadro della regolamentazione chimica europea. Dall’inizio della campagna Detox di Greenpeace, nel 2011, sono già 18 le aziende leader dell’abbigliamento che si sono impegnate a eliminare le sostanze pericolose entro il 2020.

Scarica l'abstract (in inglese) del rapporto “Outdoor clothing”:
http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Outdoor-clothing/

martedì 10 dicembre 2013

Hit parade: le dieci peggiori linee ferroviarie locali

Comunicato Legambiente

Treni
Ecco le 10 linee ferroviarie peggiori d’Italia per i pendolari

Legambiente: “Basta tagli e soliti vecchi treni, Governo e Regioni s’impegnino per migliorare
 il trasposto pubblico su ferro”

La Circumvesuviana, la Roma Nettuno, la Padova-Calalzo, la Potenza-Salerno, ma non solo. Legambiente ha elaborato una selezione delle tratte ferroviarie pendolari peggiori d’Italia, tra riduzioni delle corse, lentezza, disservizi e sovraffollamento: una triste classifica presentata oggi dall’associazione ambientalista nell’ambito della sua campagna Pendolaria, dedicata alla mobilità sostenibile e ai diritti di chi ogni giorno si sposta in treno.
La mobilitazione coinvolge tutte le Regioni italiane per chiedere più treni per i pendolari, nuove carrozze e servizi migliori. Perché la vita dei pendolari, purtroppo, non migliora e il futuro si fa sempre più incerto. Anche quest’anno, infatti, a fronte di tagli del servizio e aumenti del prezzo dei biglietti in diverse regioni, i disagi per i fruitori del trasporto pubblico su ferro sono su molte tratte aumentati, complici governo e amministrazioni regionali che non hanno investito in attenzione e risorse per i treni pendolari.
“Per quei tre milioni di cittadini che ogni giorno prendono il treno per andare a lavorare la situazione diventa ogni giorno più difficile - dichiara il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini -. Eppure di quella che è una vera e propria emergenza nazionale, la politica non sembra intenzionata a occuparsi. Negli ultimi anni il servizio in larga parte delle Regioni è andato peggiorando per la riduzione delle risorse e l’incertezza sul futuro, per cui i treni sono sempre più affollati, spesso in ritardo e con le solite vecchie carrozze. Per chi si muove in treno ogni giorno la situazione è spesso disperata, con le situazioni peggiori che si vivono in Campania, Veneto, Piemonte, Lazio.
E’ vergognoso - aggiunge Zanchini - che gli stanziamenti erogati dalle Regioni per questo servizio siano talmente risibili da non arrivare in media nemmeno allo 0,4% dei bilanci. La nostra mobilitazione a fianco dei pendolari punta a cambiare questo stato di cose, Governo e Regioni devono impegnarsi concretamente per migliorare il trasposto pubblico su ferro”.
Infatti - come evidenzierà in dettaglio il rapporto sulla situazione e gli scenari del trasporto ferroviario pendolare in Italia che Legambiente presenterà il 17 dicembre - rispetto al 2009 le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25% e le Regioni, a cui sono state trasferite nel 2001 le competenze sui treni pendolari, non hanno investito ne in termini di risorse ne di attenzioni. Fra il 2011 e il 2013 il taglio ai servizi ferroviari e' stati pari al 21% in Abruzzo e Liguria, al 19% in Campania. Mentre il record di aumento del costo dei biglietti dal 2011 ad oggi e' stato in Piemonte con + 47%, mente e' stato del 41% in Liguria, del 25% in Abruzzo e Umbria, a fronte di un servizio che non ha avuto alcune miglioramento.

La classifica delle linee peggiori d’Italia, fatta da Legambiente in base a situazioni oggettive e proteste da parte dei pendolari, accomuna molte linee in Italia e rispecchia quanto poco Regioni e governi abbiano fatto nel corso degli ultimi anni.

Circumvesuviana
Un’autentica vergogna italiana. Dal 2011 al 2013 le corse sono state ridotte del 40% a fronte di oltre 100mila utenti al giorno e nelle stazioni sono state chiuse 22 biglietterie. Problematica anche la sicurezza: il primo agosto scorso si verifica un incidente con automobili a un passaggio a livello, il 18 settembre deraglia un treno che viaggia a velocità troppo elevata.

Roma-Nettuno
Una tratta di 52 km di cui 20 a binario unico, carrozze sovraffollate, ritardi cronici e disservizi. Il treno che parte da Nettuno alle 8.30, monitorato da Legambiente tra il 17 ottobre e il 21 novembre, ha totalizzato 400 minuti di ritardo ed è stato soppresso 2 volte. E con il nuovo orario sono previsti perfino tagli al servizio.

13 linee ferroviarie pendolari tagliate a Torino
Un autentica beffa per i pendolari piemontesi che oltre ad avere subito i maggiori aumenti del costo dei biglietti hanno visto dal 2010 a oggi cancellare ben 13 linee: Santhià-Arona, Pinerolo-Torre Pellice, Cuneo-Saluzzo-Savigliano, Cuneo-Mondovì, Ceva-Ormea, Asti-Castagnole-Alba, Alessandria-Castagnole-Alba, Asti-Casale-Mortara, Asti-Chivasso, Novi-Tortona, Alessandria-Ovada e Vercelli-Casale Monferrato.

Padova-Belluno-Calalzo
Gli utenti lamentano un peggioramento della qualità del servizio, con ritardi e soppressioni a sorpresa e senza alternative sostitutive su gomma. La linea è di 155 km che vengono percorsi a circa 50 km/ h, ed è un esempio del disinteresse della Regione Veneto nei confronti dei pendolari. Disinteresse che ha portato a cancellare ben 8 treni “interregionali” giornalieri su un'altra linea di grande frequentazione, la Venezia e Milano, scomparsi dal nuovo orario che entrerà in vigore il 15 dicembre. La Regione invece di reperire le risorse per mantenere e migliorare il servizio ha deciso di tagliare su questa linea. E così sono scomparsi i treni interregionali e i pendolari saranno costretti a cambiare treno a Verona, perdendo tempo, o a prendere le Frecce, con prezzi ben più cari.

Arquata Scrivia-Genova Brignole
E’ la linea che collega Genova con il Piemonte, fino ad Arquata Scrivia (AL), 46 chilometri su 63 sono a binario unico. I problemi storici di lentezza dei collegamenti e vetustà dei treni, si sono aggravati con la cancellazione di un treno Intercity con l’ultimo cambio di orario.

Mantova-Cremona-Milano
Su questa linea che collega due capoluoghi di Provincia con Milano i 10mila pendolari che ogni giorno la percorrono lamentano treni lenti, sovraffollati, vecchi e sporchi. Su 151 km ben 91 sono a semplice binario e vi sono decine di passaggi a livello, per cui da Mantova per Milano  i tempi di percorrenza sono di 2 ore e 10 minuti, mentre da Cremona i tempi sono di un’ora e 10 minuti, esattamente come 40 anni fa. Il materiale rotabile è tra i più vecchi in circolazione e l’insufficienza del numero delle carrozze costringe spesso i passeggeri a viaggiare in auto. I collegamenti della bassa Lombardia con Milano e con Verona e Brescia dovrebbero essere potenziati proprio per offrire un alternativa a chi oggi è costretto a muoversi su strada.

Siracusa-Ragusa-Gela
E’ una linea non elettrificata e a binario unico, dove la media di velocità è di 55 km/h, che collega tre Province. I tempi di percorrenza dei treni sono simili e in alcune relazioni (Comiso-Ragusa, Pozzallo-Modica) addirittura superiori rispetto a quelli di 20 anni fa. Le biglietterie nelle stazioni sono del tutto scomparse, con l’eccezione di Siracusa, Modica e Gela. Otto i treni soppressi nell’ultimo anno. 

Campobasso-Isernia-Roma
Un unico binario tra Campobasso e Venafro è la ragione di tempi di percorrenza assai lenti che rendono gli spostamenti poco efficienti, oltre a treni in larga parte vecchi. Recentemente è stata chiusa Ia biglietteria a Isernia e a Campobasso. Dei tanti pendolari che si muovono tra Campobasso e Roma molti di quelli che vorrebbero farlo in treno sono costretti a prendere l’auto.

Bologna-Porretta Terme
Gli utenti - almeno 10.000 al giorno con punte di 20.000 - denunciano continue soppressioni, quotidiani ritardi, guasti sempre più frequenti e scelte sbagliate come quella di inserire treni a doppio piano in orari di scarso afflusso e non di pendolarismo mentre in orari di punta le composizioni dei convogli risultano insufficienti.

Potenza-Salerno
Anche quando i treni non subiscono soppressioni improvvise i ritardi sono all’ordine del giorno, con convogli che non raggiungono i 50 km/h di velocità di media e impiegano 2 ore e mezza per arrivare a destinazione, che si tratti di regionali o di Intercity. Dal prossimo cambio di orario verranno anche soppressi due treni di primo mattino diretti a Salerno.