martedì 5 giugno 2018

Leggete Jacek Hugo-Bader!


Del giornalista, viaggiatore e scrittore polacco in italiano sono stati tradotti Febbre bianca e I diari della Kolyma, due réportage dalla Russia profonda, due libri che ho trovato straordinari e che vi consiglio di leggere anche a fianco dei grandi narratori russi dell'Ottocento, anche per calarsi nell'ambiente. Sentirete freddo.

venerdì 25 maggio 2018

R. Campos Mota, O pneu furou, 1990

R. Campos Mota, O pneu furou, 1990
L'opera è esposta al MACAM,  Museo d'Arte Contemporanea all'Aperto di Maglione (TO), singolare museo nato nel 1985 per iniziativa del regista e scrittore Maurizio Corgnati (1917- 1992) di promuovere e diffondere la sua passione per l’arte contemporanea.

sabato 23 dicembre 2017

Comunicato La Stazione delle biciclette



Quest'anno abbiamo deciso di esplorare i vari modi di fare cicloturismo e così la nostra rassegnaviaggiando si impara giunge al suo secondo appuntamento.
Incontriamo un turista anomalo e per alcuni versi eccezionale: Omar di Felice.
Voi direte: " che c'entra l'ultra cycling con il cicloturismo?" Difficile rispondervi, ma se venite a conoscere Omar vedrete che più di una cosa accomuna un piccolo uomo che riesce a pedalare per 8-9 giorni di fila fermandosi un'ora al giorno con il più pacato dei cicloturisti.

Vi aspettiamo giovedì  11 Gennaio 2018 dalle 19.30 alla Stazione delle Biciclette, Via Ettore Ponti 21 Milano.

 A seguire come sempre un piccolo rinfresco (magari visto il clima sarà caldo) per continuare le chiacchiere in maniera informale.

Cogliamo anche l'occasione per ricordarvi che siamo aperti fino al 23 dicembre e poi riapriremo l'8 gennaio. Pedalate, divertitevi e se serve scriveteci, cercheremo di rispondervi quanto prima. Buon natale e buon anno a tutti

Infine se siete nelle canne coi regali di Natale, abbiamo fatto un elenco per ispirarvi, manca pochissimo ma potete farcela

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altri appuntamenti

Rockville 11: 6 gennaio 2018, Villarocca di Pessina Cremonese, l'appuntamento classico immancabile col ciclocross singlespeed

Ghisallo della befana: 6 gennaio 2018: magari non avete la bici da crosse avete voglia di una scampagnata brianzola in tranquillità, partenza da Milano o in giro per la brianza



ultime dai nostri social:

Telai su misura decorati a mano: per autosvolta abbiamo realizzato alcuni telai decorati a mano, tutto fatto rigorosamente in casa.
 
Kalkoff durban compact: pensiamo che le e-bike siano una buona souzione per la mobilità urbana, la Durban compact spacca in questo settore.
 
Tern Vectron: una e-bike pieghevole che vi dimenticherete di piegare tanto è piacevole da guidare
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velovisioni:

I tubolari si usano sempre meno, ma in stagione di ciclocross torna utile un piccolo mechanical tipsull'incollaggio
 
L'anno finisce e bisogna fare il riassunto, per ricordare chi, più sfortunato di noi , ha sentito la terra tremare vi segnaliamo, da bike Italia, un itinerario in terra Abbruzzese
 
I fotografi ai Mondiali ciclocross single speed a Verona non si contavano, una bella carrellata la trovate qui

mercoledì 13 dicembre 2017

In Italia muore un ciclista ogni 32 ore, ma non prendiamolo per i fondelli

Leggo con raccapriccio l'agenzia Agi di stamattina alle 7.25 che riprende acriticamente uno studio di Facile.it, portale che offre servizi vari e il cui core business sono le assicurazioni per l'automobile. L'argomento è la morte dei ciclisti sulle strade italiane, un tema purtroppo di triste attualità da diversi anni. Il titolo è "In Italia muore un ciclista ogni 32 ore. Ecco le 5 imprudenze (+1)". Il modo di trattare una faccenda tanto tragica è a dir poco grottesco, anche perché gli incidenti sono in aumento del 9,6% in un anno. Colpa degli automobilisti 'arroganti' e delle strade insicure. Ma spesso il pericolo viene dalla troppa sicurezza di chi sta sulle due ruote, con gravi conseguenze esistenziali, sanitarie ed economiche. Fra questo ultimo aspetto rientrano gli indennizzi che le assicurazioni devono corrispondere alle famiglie di ciclisti ammazzati. Se, come dice il comunicato dell'Agi, i numeri parlano chiaro, ossia che ogni 32 ore sulle strade italiane muore un ciclista, non altrettanto può dirsi delle osservazioni e dei consigli propalati dal sito Facile.it e riportati dall'Agenzia giornalistica Italia. 
Analizzo il comunicato per svelarne l'infondatezza logica e statistica, riprendendone alcuni passaggi.  

"...Ma non sempre prestando attenzione alle regole del codice della strada e, anche per questo [in quale statistica Istat si trova questo dato non lo sappiamo, n.d.r.] gli incidenti mortali che coinvolgono ciclisti sono aumentati secondo l’Istat del 9,6% in un anno".

L'articolo passa a esaminare le 5 imprudenze più comuni del ciclista. Facile.it ha realizzato un sondaggio lo scorso novembre, interpellando un campione di quasi mille italiani maggiorenni. Vediamo le cinque leggerezze più comuni che causano la morte di un ciclista ogni 32 ore. 

"1. Biciclette sprovviste di faretti e catarifrangenti (87%)": il dato è sospetto, è vero che le bici da corsa spesso non montano questi apparati obbligatori, ma tutte le altre all'acquisto montano sicuramente i catarifrangenti, obbligatori per legge. È ovvio che i fari siano fondamentali se si gira di notte, il dato dell'87% a me appare esagerato, ma diamolo pure per buono. 
"2. Mancato utilizzo del casco (71%)": che il casco non serva a niente in un incidente per strada lo sanno tutti. Studi scientifici confermano che serve a proteggere per cadute a meno di 25 Km/h (se si cade da soli, ovviamente).  È il ritornello preferito per addossare al ciclista una parte della responsabilità. Quindi la domanda è malposta. Si sa che molti non utilizzano il caso, ma il fatto che non lo facciano non è un indicatore di rischio per il ciclista. Ci sono ben altri pericoli per strada, assicurati anche dal portale Facile.it. Pensiamo agli ecomostri chiamati Suv e ad altre schifezze.

"3. Assenza dello specchietto retrovisore, presente solo su 3 bici ogni 10". Questa cosa fa ridere a crepapelle. Per dare addosso al ciclista, si va a cercare un accessorio poco utilizzato sulle bici, secondo me a ragione, perché non serve a niente guardare dietro in uno specchietto, quando i pericoli arrivano da ogni lato e ci può voltare a guardare con un minimo di pratica. 

"4. Zig zag fra i pedoni sul marciapiede". Qui altre risate (amare). Cioè secondo loro zigzagare fra i pedoni sul marciapiede sarebbe causa di morte per il ciclista. Veramente stupidi.

"5. Passeggiate senza giubbotto catarifrangente". Da quando lo hanno inventato, questo è un cavallo di battaglia, come accade per il casco. Una volta addirittura hanno proposto il giubbetto catarifrangente anche per i pedoni.  Da Codice della strada, nelle strade extraurbane il giubbetto è obbligatorio quando è buio. Punto

Dove veramente le mie esperienze stradali pluriennali di ciclista in città hanno un sobbalzo è quando arrivo al sesto pericolo, che secondo Agi-Facile.it è "la troppa sicurezza di sé". Non ho mai avuto alcuna forma di sicurezza in mezzo alla strada, MAI, quindi capisco che questo testo è stato redatto e rimaneggiato da persone che non vanno in bici e non ci sono mai andate. Le ultime statistiche sono esilaranti. Elenco a caso:“Il 9% degli intervistati porta con sé anche passeggeri maggiorenni". ma dove li mette? "Il 4% si lascia trainare da un amico in auto tenendosi alla portiera”. Dati altamente improbabili, anche un bambino ciclista se ne accorgerebbe. Le statistiche sulle morti dei ciclisti sono troppo drammatiche per sopportare questo tipo di giornalismo, e anche i sondaggi di Facile.it fatti in questo modo.

martedì 12 dicembre 2017

Le ruote piroettanti

Le ruote en route, ovvero la ruota piroettante, in inglese caster, pivoting wheel - immortalata anche dal mitico Man Ray in uno dei suoi quadri, belli quanto le fotografie, ma forse meno noti - hanno tutto sommato un funzionamento semplice. 

Man Ray, Shakespeare Equations



A patto che non si intenda far fare loro cose strane: le ruote piroettanti girano liberamente e si orientano secondo la direzione del moto. Il segreto sta nell'inclinazione della forcella, più o meno accentuata, fonte di profonde riflessioni e mediazioni tra stabilità di direzione e agevolezza nel cambiarla..








Carrelli del supermercato, skate a due ruote (waveboard o caster board, dotate di ruote piroettanti tirate da molle), sedie da ufficio: la ruota piroettante ama le superfici lisce, essendo di piccolo diametro. 

        



I cataloghi delle aziende sono pieni delle più disparate tipologie di ruota girevole, con attacchi di tutti i tipi, con presenza di blocchi che ne impediscono la rotazione. Ve ne sono anche di grandi e di gonfiabili per carrelli industriali.


                                 



Il nostro amico ha costruito un carrello con ruote piroettanti gonfiabili da 10", una bella iniziativa, certamente, anche se non so come farà a gonfiare le ruote. Scorrendo i cataloghi ho visto che si arriva a diametri di 12" e anche 14", più difficile trovarle ruote più grandi, ossia del diametro delle biciclette più usate, 16" e 20" sostanzialmente. Non credo sia un caso perché una ruota che cambia direzione facilmente in base alla forza impressa dall'utente, anche con carichi notevoli, richiede diametri piccoli, mentre una bici (tralasciando le buche e altre considerazioni) per risultare stabile deve essere dotata di ruote sufficientemente grandi. Quando grandi? Direi grandi almeno 16". È vero, esistono minibike con ruote da 10", da 12" ecc., ma lo scarto che si avverte a partire dal 16" è significativo in termini di comfort, agilità: parlo in base a esperienze personali, condotte su varie superfici. Vi rimando a un post (qua) che ho scritto sulle ruote piccole. Buone rotazioni a tutti!